Il vero significato del blues: l’emozione dell’improvvisazione

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Il blues, insieme al jazz (i due generi si sono sempre fortemente influenzati vicendevolmente ed è improprio, da un punto di vista storico, trattarli separatamente) ha segnato tutta la storia della seconda metà della musica del XX secolo. Il rock, il rockabilly, l’R&B, il metal, l’hip-hop: tutta la musica contemporanea affonda le sue radici in questo particolare genere musicale, la cui storia è ormai ben nota: le deportazioni schiavistiche coloniali, le piantagioni di cotone del Mississippi (le cotton belt) dove è nato, tra gli anni venti e trenta, il Delta blues.

Effettivamente già nel ritmo si percepisce una profonda rottura rispetto alla tradizione occidentale: lo shuffle sincopato, che sostituisce il latin (anche chiamato straight, ovvero “dritto”) rythm della musica europea (ritmo tipico, ad esempio della disco europea). Un ritmo incredibilmente, coinvolgente, ballabile: si tratta, più specificamente, di un tempo binario, nel quale si suonano note terzinate, che da l’impressione un ritmo “dondolante” – non a caso, questo ritmo è anche chiamato swing (dondolare in inglese).

Piccola nota: la differenza tra shuffle swing è ormai soltanto nel grado di accentuazione di questo effetto.

Il secondo ingrediente decisivo. Il blues era una forma di musica “povera”. I musicisti blues difficilmente avevano una adeguata preparazione musicale formale e non erano in grado di leggere spartiti. Divenne perciò fondamentale la capacità di improvvisare e il blues, la sua struttura musicale di fondo, ruota attorno a questa capacità: per renderla il più agevole possibile fu deciso un pattern fisso per la base di accordi – di solito in 12 battute, il famoso 12 bar blues. Le tonalità più utilizzate erano il Mi – che con la chitarra permette l’utilizzo di accordi “aperti”, ovvero senza complicate diteggiature che richiedono l’utilizzo del barre – o il Sol, il Fa e il Sib – le ultime due soprattutto per i sassofoni.

12bar

La notevole capacità di improvvisazione è evidente in questa esecuzione di uno dei più grandi chitarristi blues, Jimi Hendrix, che comincia il brano Here My Train A’ Comin in un modo, per poi fermarsi insoddisfatto (anche a causa della pressione della videocamera) e ricominciare da zero lo stesso pezzo in modo completamente diverso.

E l’improvvisazione – che sarà poi tramandata anche nel tempo ad altri generi come il rap – è l’essenza stessa del blues: in quel ritmo shuffle con 12 battute e sempre le stesse sequenze di accordi a fare da sfondo, ogni musicista deve esprimere se stesso, la propria originale individualità e le proprie emozioni nelle note che suona (che sia chitarra, sassofono, armonica, voce o pianoforte), il che non è facile. Non basta eseguire le note “giuste”. Il filosofo Ludwig Wittgenstein spesso, per spiegare il funzionamento del linguaggio, ricorreva ad analisi sulla musica. Noi faremo, a partire dalle sue analisi, l’esatto opposto: nel nostro modo di usare il linguaggio esistono combinazioni di elementi che sono “lecite” e combinazioni proibite. Queste regole definiscono la “grammatica”. Allo stesso modo, in musica, esistono elementi (note, scale, arpeggi, fraseggi – che corrispondono alle lettere, parole, proposizioni della grammatica) che possono essere combinati in diversi modi. Alcuni leciti, corretti secondo le regole armoniche. Altri non leciti. Ma sia la musica che la grammatica sono nella loro totalità dinamiche e non compartimenti stagni e fissi. Il blues stesso, che nell’improvvisazione cerca sempre nuovi modi per esprimere, poggia su note – le famose blue note – non contemplate dalle scale armoniche (soprattutto la diatonica occidentale) e che valsero al genere il giudizio di “musica stonata”.

Questa la straordinarietà del blues: l’incredibile diversità, sia da un punto di vista tecnico e stilistico, che dal punto dell’impressione emotiva. Il blues ha forse rappresentato il culmine delle potenzialità espressiva che il musicista ha potuto esprimere esclusivamente mediante il suo strumento. È una musica per il popolo, semplice e diretta, ma capace di far emergere al 100% l’interiorità di chi la suona. Non a caso, il titolo del genere deriva da una famosa espressione americana – “avere i diavoli blu” – che indica uno stato di malessere, depressione, tristezza. Espressione che si è trasformata in “liberarsi dal blu”. Questa è l’origine del blues: attraverso la musica, il ritmo, attraverso l’emozione diretta nel proprio strumento, il tentativo di liberarsi dalla tristezza, dalla dannazione (storica, riguardante la disgrazia nella quale la popolazione afroamericana aveva vissuto e tuttora viveva).

Il blues è facile da suonare, ma difficile da sentire.

Jimi Hendrix

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