Mindhunter 3: cosa potrebbe accadere nella terza stagione

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Mindhunter, la serie Netflix diretta da David Fincher, partiva già come uno di quei prodotti dal successo assicurato: analisi psicologica dei serial killer trattata in maniera scientifica, coi cenni storici di chi ha inventato l’intera disciplina (un dipartimento speciale dell’FBI negli anni ’70) e con gli eventi radicati nella vita reale: la serie è infatti ispirata alle pratiche teorizzate da John Douglas e Mark Olshaker, che in quegli anni idearono il concetto di profilazione di un serial killer per prevederne i comportamenti e capirne le devianze tipiche.

E se la prima stagione ha già toccato assassini noti alle cronache statunitensi come Ed Kemper, Montie Rissell, Jerry Brudos e Richard Speck, la seconda ha alzato l’asticella coinvolgendo il peso massimo Charles Manson (interpretato da Damon Harriman, lo stesso che lo impersonifica nell’ultimo film di Quentin Tarantino C’era Una Volta a Hollywood) e entrando dentro un’altra delle storie di cronaca più dolenti della storia americana, gli omicidi di bambini di Atlanta di fine anni ’70.

A seconda stagione terminata, si parla già ovviamente di terza stagione. Netflix si prende sempre qualche tempo prima di comunicare ufficialmente l’eventuale riconferma di una nuova stagione, e nel caso di Mindhunter non c’è stata ancora alcuna comunicazione ufficiale, ma visto il peso dei nomi coinvolti e la robustezza dell’idea tutti sono ottimisti. Parlare di possibile data d’uscita appare ovviamente prematuro, ma conoscendo l’amore per la precisione di David Fincher è probabile che non vedremo nulla prima del 2021.

Nel frattempo è interessante ragionare su come la trama possa continuare: la seconda stagione è entrata da vicino nelle vite private di Bill e Wendy, e in entrambi i casi abbiamo un finale aperto che dovrà necessariamente essere ripreso: Bill vede la propria famiglia trasferirsi senza di lui, senza alcun avvertimento, ed è naturale pensare che le vicende che riguardano il figlio piccolo che ha partecipato a un omicidio e il suo rapporto coniugale dovranno essere ancora approfondite. Anche per Wendy le cose potrebbero non esserci chiuse definitivamente: ha troncato in maniera netta la sua relazione con Kay, ma l’ultima scena rivela il suo stato d’animo attraverso il testo della canzone in sottofondo: “mi sento in colpa, anche se credo di aver fatto la cosa giusta.”

Sul versante serial killer, di personalità da scoprire nel percorso reale dei due agenti dell’FBI ce ne sono ancora molte. Finora le prime due stagioni hanno coperto solo gli anni ’70, mente i protagonisti reali hanno continuato l’attività di profiling fino al 1995: la terza stagione potrebbe dunque finalmente entrare negli anni ’80 e affrontare nomi di altri assassini eclatanti come Ted Bundy. Senza contare che due delle vicende già mostrate nella serie hanno già una continuazione naturale: quella dello strangolatore BTK, che costituisce gli incipit di ogni episodio, e la stessa vicenda dei bambini di Atlanta, che nella realtà ha avuto degli strascichi anche dopo l’arresto di Wayne Williams, con l’agente FBI che verrà zittito per aver ostentato eccessiva sicurezza sul coinvolgimento di Williams nelle morti dei bambini.

Insomma, di carne al fuoco possibile ce n’è tanta. Occorrerà aspettare ancora un po’ per notizie ufficiali da Netflix. Ma questo è qualcosa a cui il pubblico è ormai abituato.

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