Cos’è il debito pubblico e perché è così importante

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Questo articolo intende offrire un orientamento semplificato ad alcuni temi economici e finanziari che ricorrono spesso nel dibattito politico di un paese: cos’è il debito pubblico, cos’è il deficit, cosa fa una manovra finanziaria, cos’è la crisi del debito sovrano, come influisce l’Europa, cosa sono le procedure di infrazione e le clausole di salvataggio, cos’è il patto di stabilità e il fondo salva stati. Ognuno di questi temi è complesso abbastanza da meritare una trattazione dedicata, ma lo spirito di questo articolo è di aprire un punto d’accesso alle conoscenze generali in materia per chi si approccia a tali questioni per la prima volta.

Il debito pubblico è uno dei temi più caldi dell’ultimo periodo, a livello globale. Perché può essere difficile da capire per il normale cittadino e perché esistono pareri contrastanti anche tra i grandi economisti, tra chi considera fondamentale tenerlo basso e chi propone modalità alternative per abbassarlo. In questo articolo vogliamo dare le basi di conoscenza necessarie per capire in cosa consiste e quali sono i meccanismi base per gestirlo, indipendentemente dagli orientamenti politici e dalle proposte singole. Perché il debito pubblico è un concetto unico che esiste in ogni paese del mondo ed è così che funziona ovunque.

Cos’è il debito pubblico?

Il debito pubblico è la misura dell’indebitamento di uno Stato nei confronti di soggetti terzi, concretizzatosi al fine di finanziare le spese correnti. Non è molto diverso dall’idea di debito che ha un normale cittadino, ed è facile fare un parallelo con le dinamiche economiche familiari con cui abbiamo più confidenza: se questo mese la famiglia ha spese maggiori del previsto e non si riesce a coprirle, occorre chiedere un prestito a un membro della famiglia, a un parente o alla banca, con la promessa di restituirlo il mese prossimo.

Nel caso degli stati nazionali è molto simile: se per l’anno corrente, secondo la strategia economico-finanziaria del governo, è necessario che le spese siano maggiori delle entrate fiscali, occorrerà trovare i soldi altrove. Per lo stato, le spese sono ad esempio le azioni che si traducono in un migliore servizio pubblico, nella realizzazione di una grande opera o in un maggiore aiuto per le classi povere, mentre le entrate sono quelle provenienti dalle tasse. Quando le tasse previste per l’anno in corso non sono in grado di coprire le spese, occorrerà chiedere aiuto per ottenere i finanziamenti necessari alla finanziaria corrente.

Il modo in cui lo stato ottiene il credito necessario è attraverso l’emissione di titoli di stato. Il titolo di stato è a tutti gli effetti un debito che lo stato ha col titolare del titolo: chi acquista titoli di stato ha pagato con denaro proprio uno strumento finanziario che garantisce la restituzione completa dell’investimento più un interesse alla scadenza (che costituisce il ritorno di investimento del titolare). Lo stato sta dunque ottenendo denaro immediato, ma dovrà restituirlo alla scadenza concordata, con gli interessi concordati durante l’emissione. Nei casi gravi in cui lo stato non è in grado di ripagare i titoli di stato a scadenza, lo stato dichiara il fallimento: uno scenario gravissimo che rade al suolo l’economia di un paese, come accaduto di recente in diverse nazioni del Sud America.

L’andamento del debito pubblico italiano dall’Unità ad oggi – da Il Sole 24 Ore

Da questo punto di vista, non esiste un modo semplice per uno stato di avere più soldi a disposizione: ogni debito corrisponde a una spesa da dover affrontare prossimamente, perché quell’importo andrà pagato e con esso anche gli interessi, che costituiranno una spesa ulteriore che lo stato dovrà affrontare e coprire nella finanziaria di quell’anno.

I soggetti che acquistano i titoli di stato possono essere soggetti nazionali (in quel caso è davvero come chiedere un prestito a un membro della famiglia) o esteri (quindi esterni, come può essere una banca per una famiglia). Tra i due è preferibile avere creditori esteri, perché significa che la reputazione dello stato è alta a sufficienza da attirare investitori anche oltre i confini nazionali per l’acquisto dei titoli di stato: se c’è più gente disposta a concederti denaro, è probabile che riuscirai a tenere basso l’interesse che dovrai pagare a scadenza (quindi a emettere titoli di stato a tassi bassi).

Come aumenta il debito?

Il bilancio di uno stato è costituito dall’equilibro/squilibro di spesa e entrate. Quando un governo decide di aumentare le voci di spesa, per far fronte a situazioni eccezionali, per una grande opera che si ritiene un importante investimento per il futuro o per aumentare gli aiuti sociali alle classi povere, dovrà coprire quelle spese con maggiori entrate, dunque più tasse. Se non lo fa, “va in deficit”, ossia sta decidendo di avere un bilancio negativo tra entrate e uscite per quell’anno e coprirà le spese con l’emissione di nuovi titoli di stato, aumentando il proprio debito pubblico.

Essere in debito è una condizione normale di ogni stato, infatti in tutto il mondo le nazioni emettono titoli di stato. Nelle nazioni in salute, il debito pubblico è considerato un investimento per il futuro: si decide di chiedere un prestito per fare adesso qualcosa di importante, nella certezza che ciò non creerà problemi al momento della restituzione. Sempre nel parallelo delle dinamiche familiari, è molto simile a chi chiede un prestito in banca per acquistare un’auto o per aprire un esercizio commerciale: lo fa perché ritiene importante avere adesso quell’auto o quell’impresa, e perché si ha buona confidenza nel fatto che il debito possa essere ripagato senza troppe difficoltà con i guadagni dei mesi successivi.

Per lo stato è uguale, ed è per questo che il debito pubblico non è l’unico indicatore per capire lo stato di salute dei conti di un paese: se un paese ha un’economia prospera, una crescita costante e un PIL in forma, può permettersi un alto debito pubblico, perché le entrate statali degli anni successivi gli permetteranno di ripagarlo senza problemi. Se invece l’economia è stagnante e il PIL non cresce, avere un alto debito pubblico diventa pericoloso, perché il rischio di non riuscire a pagarlo si fa concreto. Esempi concreti dell’uno e dell’altro caso: il Giappone è sempre citato come nazione dal debito pubblico molto alto, ma gestibile per via dello stato di salute dell’economia interna, mentre la Grecia è stato uno dei casi recenti di stati vicini al fallimento perché incapaci di restituire i titoli di stato a scadenza.

Quali sono le conseguenze di un alto debito pubblico?

Un debito pubblico troppo alto in rapporto al proprio PIL crea un peso economico che ha un impatto a lungo termine sul futuro di un paese. Se l’economia di un paese non è florida, il costo della restituzione dei titoli di stato diventa ogni anno un oneroso problema da affrontare. Più l’economia è in difficoltà, più è difficile onorare il debito, e di contro più si protrae (o aumenta) il debito e più difficile è ripartire, perché il costo che lo stato deve affrontare ogni anno per ripagare i debiti in scadenza (il cosiddetto “costo del debito”) è una voce sempre più importante dell’economia del paese. È per questo che, in termini di valutazione di sostenibilità del debito, una nazione più in salute può godere di una flessibilità maggiore di un paese in difficoltà.

Inoltre, un rapporto debito/PIL troppo alto è un cattivo indicatore dello stato di salute di un paese: significa che il paese è considerato più a rischio, meno affidabile di altri, offrendo un’impressione negativa a chi potenzialmente acquisterà i prossimi titoli di stato. La conseguenza diretta è che quel paese, essendo considerato più a rischio di altri, alla prossima asta dei titoli di stato sarà costretto a offrire tassi più alti per attrarre investitori. Tassi più alti significa maggiori spese da dover sostenere a scadenza, perché gli interessi da aggiungere per ripagare il debito saranno maggiori.

Un debito pubblico troppo alto impedisce inoltre di indebitarsi ulteriormente, come suggerisce il buonsenso. Questo significa che ci sono pochi margini per manovre finanziarie coraggiose che puntino a cambiare le sorti del paese nel breve termine. E allo stesso tempo, significa che la stabilità del paese in caso di crisi economica è più a rischio che altrove: quando le crisi arrivano, il debito pubblico aumenta per tutti, ed è per questo che in tempi di prosperità i paesi puntano sempre ad abbassare il più possibile il debito, in modo da irrobustirsi prima della prossima crisi.

In parole semplici: più sei indebitato, più è difficile risollevarsi e meno gli altri sono disposti a concederti altri prestiti, col risultato che i tuoi conti interni sono portati a peggiorare ulteriormente. È questa la spirale del debito pubblico che si sta verificando in Italia e in altre economie in difficoltà negli ultimi anni.

Che ruolo ha l’Europa?

L’appartenenza alla comunità europea sottopone ogni stato membro al rispetto di determinati parametri considerati sostenibili per il debito pubblico di una nazione. Il famoso patto di stabilità stipulato nel 1997 dagli stati membri dell’unione europea invita ogni stato membro a rispettare i seguenti limiti ritenuti sani:

  • Un debito pubblico complessivo inferiore al 60% del PIL nazionale
  • Un aumento temporaneo del debito (deficit) consentito di non oltre il 3% per PIL nazionale

Ogni anno, tutti gli stati dell’Eurozona sottopongono il proprio documento di economia e finanza (il DEF) alla commissione europea, chiedendone l’approvazione. L’approvazione è semplice se si rientra dentro i parametri del patto di stabilità, mentre richiede un maggiore dialogo se si va oltre quei limiti.

Se un governo nazionale non rispetta le indicazioni economiche dell’Europa, si può andare incontro a una procedura di infrazione, ossia una serie di provedimenti economici e giuridici che graverebbero sul paese in questione. Le caratteristiche di una procedura di infrazione sono ben definite dall’ordinamento europeo e finora non è mai stato necessario metterle in pratica.

Uno strumento usato di recente in Italia per forzare l’approvazione di finanziarie in deficit è quello delle cosiddette clausole di salvaguardia: un’indicazione nel documento finanziario che garantisce lo scatto di misure d’emergenza (come l’aumento dell’iva) in caso non si riesca a recuperare il deficit entro pochi mesi.

Quando un paese è in crisi e rischia di non essere in grado di ripagare il debito, può chiedere aiuto all’Europa. Esiste infatti un fondo salva-stati dedicato ad evitare il fallimento di una nazione in seria difficoltà, un’eventualità che genererebbe grave instabilità in tutta l’Eurozona. Il fondo salva-stati può offrire enormi prestiti alla nazione in difficoltà. Sono però prestiti che in ogni caso andrebbero ripagati, e poi comportano l’adozione di precisi programmi economici di sostegno che il paese dovrà concordare con l’Europa. È ovviamente una procedura che gli stati preferiscono ragionevolmente evitare, perché sintomo di una grave emergenza in corso.

Tra le attività previste dall’Europa all’interno del salvataggio di uno stato membro c’è la ricapitalizzazione delle banche (in uno stato in difficoltà sono le banche, che concedono i prestiti a imprese e cittadini, le prime a rischiare il fallimento, e la ricapitalizzazione aiuta a rimettere i conti a posto) e l’acquisto di debito pubblico (l’Europa può essere dunque acquirente del debito, che andrebbe ripagato come con chiunque altro, ma il fatto stesso che l’Europa sia disposta ad acquistarlo dovrebbe abbassarne i tassi).

Come si riduce il debito pubblico?

Non esistono scappatoie: per ridurre il debito pubblico bisogna operare con delle manovre finanziarie in cui le entrate sono maggiori delle uscite. Sono le tipiche operazioni di emergenza che in Italia vengono messe in pratica solitamente dai governi tecnici (come è successo col governo Monti nel 2012).

Le direzioni principali sono fondamentalmente due: aumentare le entrate (ossia aumentare le tasse sul PIL attuale o – molto meglio ma difficile da influenzare in maniera diretta – aumentare il PIL stesso, in modo da ricavarne più entrate) e/o ridurre le spese (contenendo i costi o tagliando i finanziamenti ai servizi pubblici). Nei casi più comuni la cosa si traduce quindi in maggiori tasse da pagare e minor supporto ai servizi al cittadino, entrambe opzioni che hanno un grosso impatto nella vita di ognuno di noi.

Per questi motivi è di fondamentale importanza che un valido programma politico contenga indicazioni fondate e fattibili su una corretta gestione del bilancio dello stato, un contenimento del debito pubblico e una serie di iniziative atte a migliorare il PIL e l’economia del paese. Sono questi gli elementi più importanti in base ai quali dobbiamo giudicare i governi e le personalità politiche al momento delle elezioni, ed è dovere di ogni elettore responsabile orientare la propria scelta verso la politica economica del partito che si vuole votare, evitando di farsi distrarre da tematiche che spesso conquistano in maniera totale il dibattito politico ma che hanno spesso impatti più limitati sulla vita dei cittadini.

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