I migliori film per ricordare Rutger Hauer

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“Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire”

Roy Batty – Blade Runner

Un piccolo monologo che da solo vale l’ingresso nell’Olimpo dei grandi nomi del cinema. Sono pochi gli attori che hanno il privilegio (e anche, in un certo senso, la sventura) di entrare nella storia e rimanere impressi nell’immaginario comune con così poche frasi.

Rutger Hauer era uno di questi: morto nello stesso anno del suo Roy Batty, l’angelo caduto, l’androide luciferino che non si rassegnava a morire in Blade Runner, capolavoro immortale firmato da Ridley Scott nel 1982, è destinato a rimanere vivo per sempre grazie ai cinefili di oggi e di domani, ma sarebbe un peccato ricondurre una carriera di oltre 170 ruoli ad un solo (seppur straordinario) personaggio. Nel corso di cinquant’anni di carriera Hauer ha ricoperto ruoli di ogni tipo in film di ogni tipo, da alcuni dei più grandi blockbuster ai film di cassetta più indipendenti: questo breve articolo ha lo scopo di selezionare alcune delle sue apparizioni più gustose, al di là del ruolo che lo ha reso immortale.

Detective Stone

Ancora una volta il cyberpunk e una città allagata, ma questa volta non siamo nella Los Angeles del 2019 ma nella Londra del 2008, che il regista Tony Maylam immagina decadente e infestata dalla presenza di un orribile serial killer mutante, intenzionato a fare una strage. Hauer interpreta qui Harley Stone, un poliziotto dai modi bruschi che scopre di avere una strana connessione col mostro sanguinario che terrorizza la città e con il quale ha un vecchio conto in sospeso. Atmosfere lugubri, una dose di violenza e di effetti splatter davvero notevole e un cocktail di generi cinematografici che oggi è praticamente scomparso: questo b movie dei primi anni novanta ha tutte le carte in regola per intrattenere i nostalgici del genere e i curiosi, un mostro che sembra un incrocio tra lo Xenomorfo di Alien e Venom e un Hauer in splendida forma, in uno dei ruoli da duro in cui ci piace ricordarlo. Cosa volere di più?

La leggenda del santo bevitore

Passare con nonchalance dai grandi autori al cinema commerciale e poi di nuovo ai grandi autori non è da tutti. Nel 1988 Hauer lavora con Ermanno Olmi (ma saranno tante le sue incursioni nel cinema italiano) all’adattamento del racconto omonimo pubblicato postumo da Joseph Roth nel 1939, interpretando il ruolo (precedentemente rifiutato da Robert De Niro) di Andreas Kartack, alter ego narrativo dello stesso Roth, un ex-minatore alcolizzato e disperato, che ha perso tutto ciò che la vita poteva offrirgli e che trova un’inaspettata occasione di redenzione grazie ad un prestito, ad una serie di incontri e alla devozione nei confronti di Santa Teresa di Lisieux. Erano gli anni in cui Hauer, dopo la popolarità di Blade Runner e Ladyhawke, viveva un periodo d’oro come protagonista di film d’azione dai costi non troppo elevati e dai profitti garantiti: trovarlo in un film che vince il Leone d’Oro al Festival di Venezia del 1988 poteva sembrare inaspettato, ma invece andò esattamente così

Ladyhawke

Uno dei grandi cult che gli anni ottanta ci hanno lasciato in eredità e una delle più memorabili interpretazioni di Hauer, qui nei panni dell’eroico Navarre, separato dalla sua bellissima Isabeau (Michelle Pfeifer) dalla maledizione di un crudele Vescovo che ha trasformato lui in lupo ogni notte e lei in falco ogni giorno. Una storia d’amore e di avventure indimenticabile, diretta da un gigante come Richard Donner (che lo stesso anno dirige I Goonies e due anni dopo fa uscire nelle sale Arma Letale), scritta tra gli altri da Tom Mankiewicz (Superman, sempre diretto da Donner) e David Webb Peoples (Blade Runner) e fotografata splendidamente da Vittorio Storaro. Una pellicola indimenticabile e una bellissima avventura da vedere e rivedere, possibilmente in compagnia di tutta la famiglia

Giochi di morte

Scritto e diretto da David Webb Peoples (già sceneggiatore di Blade Runner e Ladyhawke), questo piccolo film australiano del 1989 di genere post-atomico vede Hauer nei panni di Sallow (Sharko nell’edizione italiana), un gladiatore del prossimo futuro, capo di una squadra di giocatori (i Juggers, che praticano uno sport violentissimo), che intende raggiungere Nine City (la Città Rossa) per sfidare la squadra locale, capitanata dal suo ex-amico Gonzo (Max Fairchild) in cerca di una rivincita personale. Non siamo certo dalle parti di Mad Max, ma il film coinvolge nomi troppo interessanti per essere dimenticato, dal momento che è prodotto da Charles Roven (che pochi anni realizzerà L’Esercito delle 12 Scimmie con Peoples e Terry Gilliam) e vede nel cast anche Vincent D’Onofrio. Quando i grandi nomi di Hollywood partecipavano anche a piccoli progetti

Furia Cieca

Qui si parla di un piccolo classico, che ha regalato (inaspettatamente) una delle interpretazioni di Hauer più amate dal grande pubblico. In Furia Cieca, l’attore olandese interpreta Nick, un veterano del Vietnam che ha perso la vista in missione a causa della negligenza del compagno d’armi Frank (Terry O’Quinn), ma che ha imparato nel frattempo a maneggiare la spada in maniera impeccabile grazie agli insegnamenti di un maestro vietnamita. Determinato ad aiutare Frank (verso il quale non prova rancore), Nick scatenerà le sue abilità contro i criminali che rendono la vita impossibile alla famiglia dell’amico. Una commedia action come se ne vedevano tante all’epoca, ma che dalla sua parte ha un protagonista indimenticabile, un soggetto tutto sommato originale nel suo mix di ispirazioni e una salda regia da parte Phillip Noyce (Il collezionista di ossa, The Giver).

Wanted: vivo o morto

Una delle partecipazioni più interessanti di Hauer avviene però in questo curioso esperimento: un film d’azione diretto da Gary Sherman e ambientato nello stesso universo narrativo (ma molti anni dopo) della serie televisiva western degli anni cinquanta Ricercato vivo o morto, nella quale Steve McQueen interpretava il cacciatore di taglie Josh Randall. Nel film, Hauer interpreta Nick Randall, discendente diretto di Josh che segue le stesse orme del progenitore lavorando come cacciatore di taglie per la CIA e mettendosi sulle tracce del pericoloso terrorista Malak Al Rahim, che gli darà non poco filo da torcere. Tanta adrenalina e un finale difficile da dimenticare in questa pellicola che consacra definitivamente Hauer tra i grandi eroi action degli anni ottanta

Sin City

Una piccola parte qui per Hauer (interpreta il Cardinale Roark, ucciso dal violentissimo Marv di Mickey Rourke) in uno dei film più interessanti di inizio secolo, l’esperimento digitale di Robert Rodriguez e Frank Miller (con apparizione di Quentin Tarantino come guest director in una breve scena) che tentano di dar vita ad un vero e proprio fumetto vivente, tratto dalla serie cult hard boiled firmata dallo stesso Miller nel decennio precedente. Il risultato è divisivo ancora oggi, ma l’esperimento ha dato vita nel giro di pochi anni ad un intero filone cinematografico (con titoli che vanno da 300 a Speed Racer) e a un nuovo modo di intendere il fumetto al cinema. Violento e fotografato in un bianco e nero indimenticabile (con qualche dettaglio colorato), Sin City è un titolo assolutamente imperdibile per ogni vero amante del noir

Batman Begins

Anche questa volta la parte è piccola, ma è impossibile non citare la partecipazione di Hauer nel primo capitolo di quella che è diventata nel corso degli anni una delle trilogie cinematografiche di maggiore popolarità e che ha consacrato definitivamente Christopher Nolan come regista di culto. Hauer qui è il signor Earle, un nemico di Bruce Wayne non meno insidioso rispetto ai nemici di Batman, dal momento che minaccia di assumere il controllo delle Wayne Enterprises. Non passerà certo alla storia per questa interpretazione, ma è chiaro che nel 2005 la popolarità di Hauer presso il pubblico era tale da garantirgli gustosi cameo in alcuni dei film di maggior richiamo del momento.

Hobo with a Shotgun

Chi conosce nel dettaglio la storia di Grindhouse, il double feature di Robert Rodriguez e Quentin Tarantino, ricorda sicuramente la storia dei fake trailer inseriti tra un episodio e l’altro del film (diventati poi due film distinti nelle edizioni europee). Due di questi trailer sono diventati film veri e propri: uno è Machete, il cult action diretto dallo stesso Rodriguez e l’altro è Hobo with a Shotgun, diretto da Jason Eisener e interpretato da Hauer nei panni di un senzatetto che, armato di un fucile, diventa l’eroe della città di Hope Town, tenuta sotto scacco da una potente famiglia criminale che ha corrotto la polizia e si diverte a torturare e uccidere i membri più deboli della società. Distribuito quasi esclusivamente in home video, questo piccolo e violentissimo action movie è un piccolo omaggio (piuttosto deviato) ai tempi che furono, che spinge in alto di un gradino lo status di attore cult raggiunto da Hauer

Dracula 3D

Il film che nessun fan del grandissimo Dario Argento avrebbe mai voluto vedere, ma che purtroppo c’è stato e ha regalato al pubblico alcune scene dal livello di ridicolo involontario talmente alto da diventare comiche. Le cronache della produzione raccontano di una realizzazione particolarmente disastrosa, che non poteva che tradursi in questo risultato, ma c’è una sola cosa funziona in questo film e quella cosa è l’interpretazione di Rutger Hauer, qui nei panni di Van Helsing, nemico giurato di Dracula. Non siamo ai livelli del lavoro eccellente svolto da Anthony Hopkins nel film di Coppola di vent’anni prima, ma in mezzo ad un cast semplicemente spaesato, Hauer sembra essere l’unico che ha capito cosa fare col proprio personaggio e che riesce ad uscire a testa alta. Non è poco.

The Hitcher – La lunga strada della paura

Chiudiamo con uno dei ruoli di Hauer più iconici in assoluto, quello dell’implacabile John Ryder, l’autostoppista assassino che perseguita il protagonista (C. Thomas Howell) lungo la Route 66, attraverso il deserto californiano, come se fosse un demone venuto direttamente dall’inferno, pronto ad uccidere a sangue freddo chiunque si metta sul proprio cammino. A metà tra Duel, un racconto di Stephen King e, a detta dello sceneggiatore Eric Red, ispirato dall’ascolto del brano Riders on the Storm dei Doors, The Hitcher è un incubo allucinante, diretto da Robert Harmon, che non lascia un attimo di tregua allo spettatore, che dall’inizio alla fine è catapultato in un’atmosfera irreale dalla quale è difficile riprendersi immediatamente. Semplicemente imperdibile

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