Black Mirror 5: spieghiamo i finali di Striking Vipers e Smithereens

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A diversi anni di distanza dalla prima stagione, Black Mirror è ormai un fenomeno consolidato che tutti aspettano ogniqualvolta che una nuova stagione è in arrivo. E allo stesso modo, è naturale l’istinto di approfondire a dovere gli episodi visti per la prima volta, in modo da essere sicuri che non sia sfuggito un messaggio importante circa i rischi e le minacce della tecnologia e del progresso. D’altronde il significato intrinseco di tutta l’idea dietro Black Mirror è proprio questo: approfondire l’effetto della tecnologia sulla nostra percezione del mondo e di noi stessi.

Dopo l’uscita della quinta stagione, due sono stati gli episodi che hanno spinto i telespettatori ad approfondire i significati: Striking Vipers (in italiano “Il Morso della Vipera”) e Smithereens (in italiano “In Pezzi”). Vediamo insieme i significati delle scene finali dei due episodi.


Striking Vipers

Striking Vipers, primo episodio della quinta stagione di Black Mirror, usa il tema dei videogiochi in 3D per approfondire la realtà virtuale e il modo in cui l’essere umano rischia di abbandonarsi a una dimensione fittizia per soddisfare i desideri che non riesce a raggiungere nella vita reale. Nello specifico, il protagonista dell’episodio è Danny un marito con una moglie (Theo) e un figlio, che per caso scopre le sensazioni incredibili del far sesso virtuale all’interno di un videogioco 3D – sensazioni che lui non riesce a provare con sua moglie e che costituiscono una tentazione irresistibile.

Dopo diversi tentativi di nascondere la cosa, nel finale dell’episodio il protagonista si convince a confessare tutto alla moglie. La scena finale mostra il modo in cui la coppia è riuscita a gestire il problema comune dei bisogni non soddisfatti senza divorziare: ogni anno, per il compleanno di Danny, la moglie concede una serata all’interno del videogioco, a condizione che lei possa passare una notte senza la fede, aperta dunque ai corteggiamenti di altri uomini. Un modo per ammettere apertamente che entrambi hanno desideri che l’altro non riesce a soddisfare, un compromesso che offre una soluzione in grado di arginare gli effetti del problema.


Smithereens

Il secondo episodio affronta gli effetti dei social network e le dipendenze che essi provocano, raccontando la storia di un uomo che, come si scopre nella sua conversazione telefonica finale, ha causato un incidente stradale e la morte della fidanzata a causa di una fugace sbirciata allo smartphone per leggere le notifiche. Il riferimento al ruolo odierno di Facebook o Twitter e alla figura di Billy Bauer come alter ego di Mark Zuckerberg o Jack Dorsey è evidente.

Nel finale dell’episodio i poliziotti sparano e uccidono il protagonista, che aveva sequestrato un ostaggio allo scopo di parlare con Billy Bauer. Lo sparo è però seguito da immagini in cui gli utenti di tutto il mondo scorrono in maniera apatica le notifiche nei propri smartphone, dedicandosi poi con poca energia alle faccende della vita quotidiana. Un modo per sollevare l’attenzione verso la perdita di significato che il mondo virtuale può portare con sé, anche di fronte a eventi tragici come quelli raccontati su schermo.

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Entrambi gli episodi cercano dunque di mettere in guardia sugli effetti dannosi che le realtà virtuali possono avere nella vita reale: togliendoci energia, creando bisogni fittizi, distraendoci dalle cose importanti, facendoci perdere di vista i nostri veri obiettivi di vita. È il modo che ha Black Mirror di farci riflettere in modo amaro e pessimistico su cosa si rischia a vivere la vita in maniera passiva, cedendo ai progressi della tecnologia senza usare la giusta dose di buonsenso.

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