Iniziazione alla MusicAmica: un libro che ci aiuta a vivere meglio

Possiamo vivere meglio utilizzando la musica?
Sì, assolutamente.

È difficile farlo?
No, possiamo adottare comportamenti alla portata di tutti e imparare alcuni segreti in modo divertente.

Che la musica sia fonte di salute e benessere è ormai comprovato da numerosi studi scientifici. La sua influenza sull’umore, sulle capacità cognitive, sulla creatività e persino sulle malattie è nota fin dai tempi più antichi. L’uso della musica a scopi terapeutici è documentato, infatti, in tutte le civiltà conosciute ed è presumibilmente la più antica arte utilizzata per curare. Tuttavia è solo in tempi recenti che la musicoterapia si è imposta come disciplina scientifica. Oggi in America la musica viene ufficialmente riconosciuta come metodo curativo, un ruolo che in Europa fatica ancora a conquistare, anche se molti medici e psicoterapeuti da tempo stanno portando avanti studi per il suo utilizzo nel trattamento delle più disparate patologie. Ma l’uso della musica a scopi terapeutici non deve essere relegato a rigidi ambienti accademici o a segrete discipline esoteriche. Ognuno di noi, nella vita di tutti i giorni, può adottare pratiche di musicoterapia semplici ed efficaci. Vivere meglio grazie alla musica non è poi così difficile. Esistono esercizi e tecniche davvero alla portata di tutti, che possono essere utilizzati in modo facile e divertente.

Questo è quello che si prefissa il libro Iniziazione alla MusicAmica: vivere meglio con la musica, scritto da Dario Giardi e Francesca Brocchetta e edito da Edizioni Mediterranee. Un testo che presenta un metodo per utilizzare la musica come medicina dell’anima. Una farmacopea musicale utile per ogni occasione.

L’intero corso della vita d’ogni singolo individuo è accompagnato dalla musica. Riascoltare quel determinato brano che ci ha fatto innamorare o che ci riporta e fa rivivere un preciso momento della nostra esistenza, determina un’emozione e le emozioni possono influire sul nostro organismo.

Purtroppo il nostro approccio alla musica e l’ascolto del mondo sonoro che ci circonda è diventato disattento e superficiale. Siamo ormai assuefatti al sottofondo sonoro che ci accompagna durante tutta la giornata: dal rumore del traffico alla musica diffusa all’interno dei supermercati, in ascensore, o nelle sale d’attesa. Non ascoltiamo più con attenzione ma subiamo passivamente queste vibrazioni. Anche quando siamo noi a ricercare momenti di ascolto, abbiamo abbandonato la musica dal vivo privilegiando i supporti di riproduzione digitale e la cosiddetta “musica liquida”. Tutto questo ha sicuramente agevolato la fruizione, ma a quale prezzo? Gli effetti sono devastanti, perché quando perdiamo la capacità di ascoltare e il contatto con la sorgente sonora, ci dissociamo con una delle parti più profonde della nostra anima. Che la musica influenzi l’umore è cosa nota. Meno risaputo è che possa agire direttamente sull’organismo modificando il nostro stato emotivo, fisico e mentale. Essersi allontanati da essa, pertanto, ci ha privato di un grande aiuto che avremmo potuto avere grazie alla sua forza emotiva, energetica e terapeutica. 

Eppure basterebbe utilizzare la musica nel modo giusto per stare bene o semplicemente per vivere in armonia con se stessi e con gli altri. Per farlo non serve perdere la vista su tomi impolverati o conoscere complesse tecniche musicoterapiche. Perché? Semplice: la musica appartiene a tutti, parla un linguaggio originario che precede i nessi logici e i processi cerebrali, muove corde iscritte nel cosmo e nel nostro dna.

Esistono azioni dirette, quotidiane, semplici, che tutti, dal semplice appassionato al professionista, possiamo seguire. Questo non è, infatti, un libro per musicisti o per non musicisti, è piuttosto un libro per tutte le menti curiose di scoprire le corrispondenze fra musica e vita.

Il libro è un viaggio per imparare perché la musica ci emoziona, come prestare ascolto all’ambiente sonoro che ci circonda o perché è preferibile ascoltare musica dal vivo. Crediamo fortemente in questo lavoro perché siamo convinti che la musica salverà il mondo e noi tutti, e non solo per una ragione estetica o esistenziale, ma per la sua misteriosa virtù terapeutica che fin dalla notte dei tempi le più antiche civiltà hanno compreso e utilizzato.

Tra i tanti brani che si potevano scegliere come colonna sonora per il booktrailer, ce n’è uno speciale. Bastano pochi secondi di ascolto per tirare su il morale e portare il sole in un cielo coperto da nubi: stiamo parlando di Good Vibrations dei Beach Boys.

Nel 1995 Brian Wilson raccontò la genesi del titolo nella sua autobiografia: “Da bambino, mia madre mi raccontava che tutti gli esseri viventi animali o vegetali possono percepire le ‘vibrazioni’. Ne rimasi affascinato”. Da ragazzo fragile e sensibile come era, Brian traspose quell’emozione nell’idea di generare vibrazioni positive che potessero curare, come una preghiera, gli ascoltatori.

Il 17 febbraio del 1966, nel corso delle sessioni per l’album Pet Sounds, iniziò a lavorare a questo nuovo singolo: una salvifica “sinfonia tascabile diretta a Dio”.

Good Vibrations venne creata impiegando una tecnica di registrazione mai sperimentata in precedenza: sezioni musicali sparse, incise in diversi studi di registrazione per sperimentare le differenti opportunità offerte da ciascuno, che poi successivamente vennero unite insieme e ricomposte. Un collage sonoro che venne chiamato “musica modulare” e che molti copiarono in seguito: i Beatles con Strawberry Fields Forever e A Day in the Life per citare un esempio.

Una delle canzoni più rivoluzionarie nella storia della musica del Novecento della quale si è scritto: “ha cambiato il modo in cui un disco può essere realizzato, il modo in cui un disco può suonare, e le parole che un disco può avere”.

Il suono elettronico presente nel ritornello, venne realizzato con l’impiego di un Electro-Theremin. Uno strumento più semplice e affidabile (in fatto di intonazione) del più complesso strumento originario inventato dal fisico sovietico Lev Sergeevič Termen (noto in Occidente come Léon Theremin o Theremine).

In questa cover realizzata magnificamente dagli In The Mood, è la voce di Yasmin Kalach a replicare le altezze vertiginose dello strumento.

Wilson all’epoca aveva 24 anni e considerava questo pezzo come “la sua intera vita racchiusa in una traccia”. Era convinto che le persone potessero emotivamente reagire alle “vibrazioni” generate dalle note. Era convinto che “Good Vibrations” fosse una canzone magica, capace di accendere un sorriso anche nel giorno più triste.

Ascoltando la cover di questo capolavoro non possiamo che dargli ragione.

Iniziazione alla MusicAmica
Il libro è su
AmazonEdizioni Mediterranee

Testo: Dario Giardi

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