I vampiri energetici: tra cultura popolare e psicologia

La sintesi perfetta tra Bram Stoker e Freud. Esistono davvero però i vampiri energetici, detti anche “psichici” o “emotivi”. Non è una buona trovata per un film dell’orrore, tutt’altro. Non vi è mai capitato di parlare con qualcuno e di sentirvi, subito dopo, come svuotati? Una sensazione tra la stanchezza e l’umiliazione. Magari, dopo averci passato un’oretta a chiacchierare, cominciate a pensare inconsciamente a mille preoccupazioni, all’esame da fare, alla bolletta da pagare, a qualcosa che vi ingelosisce. Questi, spesso, sono veri e propri segnali da non sottovalutare. Stiamo parlando di un fenomeno molto caro alla psicologia contemporanea, quello appunto dei vampiri energetici. In una sua canzone ne parlò anche Nick Drake.

Andiamo per ordine. Che cos’è, nella cultura popolare, un vampiro?

Le prime opere di fantasia, a tema horror, furono alcune poesie del XVIII secolo e altri racconti brevi del XIX secolo, il più influente dei quali è sicuramente Il vampiro di John Polidori (1819), che narrava del vampiro Lord Ruthven. Il personaggio venne poi ripreso da alcune opere teatrali in cui vestiva i panni di un nuovo ruolo, fino ad allora poco indagato e cioè quello dell’anti-eroe. Il tema vampiresco continuò con i “penny dreadful” (pubblicazioni seriali di racconti che avevano la caratteristica di costare, appunto, un penny e di essere a sfondo gotico) come Varney il vampiro (1847), e culminò con il romanzo vampiresco più celebre di tutti i tempi: Dracula (1897) del già citato, famosissimo Bram Stoker.

Col passare del tempo alcune caratteristiche non presenti nel folklore originale sono state incorporate nel profilo del vampiro: canini appuntiti e vulnerabilità alla luce del sole apparirono per la prima nel XIX secolo, con gli spuntoni al posto dei denti di Varney il vampiro e del Conte Dracula e la paura della luce del giorno del vampiro Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau, padre dell’espressionismo tedesco.

Insomma, i sintomi della porfiria sostanzialmente. Il mantello apparve in produzioni teatrali degli anni venti del XX secolo, con un alto collare bianco introdotto dallo sceneggiatore Hamilton Deane per aiutare Dracula a “svanire” dal palcoscenico, più facilitato nel doversi nascondere quando doveva defilarsi affidandosi per il resto agli sbuffi nebbiosi della macchina del fumo. Lord Ruthven e Varney, inoltre, potevano essere “curati”, trovare sollievo dalla luce lunare: trovata più poetica che pregna di significati. L’immortalità, invece, è un attributo presente nel folklore originario, anche se non sempre in modo esplicito, ed è largamente usato nelle opere cinematografiche e letterarie moderne. Per citare solo qualche autore: Richard Matheson, Stephen King, Anne Rice e tanti altri.

Detto questo, possiamo dire di avere più o meno una buona infarinatura per poter passare all’altro aspetto, quello che più c’interessa: quello reale, umano e soprattutto patologico.

Innanzitutto c’è da dire che esistono due tipi di vampiri: consapevoli e inconsapevoli.

Ci sono persone con cui naturalmente instauriamo dei rapporti sociali che magari hanno blocchi psicologici di cui non siamo a conoscenza. Talvolta, neanche il soggetto interessato lo è fino in fondo, nel senso che potrebbe anche credere di aver superato determinati traumi o cose simili e invece non è affatto così. Bene, la nostra mente è un diamante: preziosa ma estremamente delicata. Questo è il ritratto perfetto del cosiddetto “vampiro energetico inconsapevole”; ma perché vampiro? Nell’immaginario letterario e cinematografico, dobbiamo aggiungere, una delle caratteristiche principali dei vampiri è il fatto che per nutrirsi succhiano il sangue delle loro povere vittime.

Ecco, è esattamente questo che s’intende in psicologia con quest’espressione: persone che risucchiano l’energia altrui. In che modo? Minando la sicurezza, confondendo l’autostima, mettendo in crisi i rapporti più saldi. Il termine “crisi” deriva dal greco e vuol dire “scelta”, ed è esattamente questo che fanno, ti mettono di fronte a una scelta. Stai con me stasera, mi sento solo. Mi sento sola. Non stare con lui. Non stare con lei. Stai con me.

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Un’altra cosa che appartiene a questa categoria è il senso di esclusività, ma non quello buono, quello sano delle coppie che si amano. No, quello ossessionante, claustrofobico dei peggiori rapporti di gelosia. Attenzione, non parlo solo di uomo-donna.

Queste situazioni si possono venire a creare in qualsiasi relazione umana, uomo-uomo, donna-donna, addirittura in famiglia. Tutto questo si verifica in maniera abbastanza latente, nel senso che inizialmente non ci rendiamo conto del potenziale nocivo di queste persone. Inoltre, per cascarci a pieno non basta una conoscenza superficiale, qualcuno che incontri all’università o al lavoro e saluti per cortesia. Stiamo parlando di rapporti speciali, amicizia, amore, parentela. Qualcosa che, in un modo o nell’altro, ti fa sentire la necessità di stare sempre costantemente in contatto con il vampiro. Spesso le vittime vengono letteralmente isolate, gli viene fatta terra bruciata attorno: niente più amici, niente più amore. Il delitto perfetto prevede vittima e carnefice da soli, chiusi in casa senza uscire, a parlare per settimane.

Parlare ovviamente di problemi. Il vampiro più ti vomita addosso tutti i suoi malesseri più ti abbatte. Le persone che rischiano in maggior misura di incontrare queste spiacevoli creature sono le più empatiche, va da sé. L’obiettivo è proprio questo: tu assorbi tutto il mio dolore e io ne esco rafforzato, ricaricato. Ecco perché si chiamano “energetici”.

Poi ci sono quelli “consapevoli”, attenzione. Questi sono decisamente i più pericolosi. Tutto sommato la condizione psicologica è fondamentalmente la stessa, cioè si tratta comunque di persone che hanno subito dei traumi e che ancora non hanno superato un blocco anche se, spesso, non sanno neanche di avercelo. E questo va bene, nel senso che più o meno tutti abbiamo avuto a che fare nel corso delle nostre vite con delle situazioni che non sempre si sa come affrontare e che nella maggior parte dei casi lasciano addosso dei segni. Il risultato però dipende da noi, da quello che siamo, dal nostro carattere. Se sei una persona fragile, insicura e tutto sommato buona finisci per diventare magari un vampiro inconsapevole. Hai solo bisogno di conferme e non ti rendi conto del male che riversi sugli altri. Se però, di indole, sei una persona cattiva e vendicativa allora ecco a voi il “vampiro energetico consapevole”. Cioè quello che ti distrugge perché vederti stare male è l’unica cosa che può far stare bene lui.

Poco da dire su questo. Solo, facciamo tutti molta attenzione.

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