La storia del Chelsea Hotel, il tempio degli artisti di New York

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Al 222 West della 23rd Street, tra la Settima e l’Ottava Avenue di New York, si erge un maestoso palazzo con la facciata di mattoni rossi. Non passa inosservato sicuramente perché lo stile vittoriano cozza con quello del quartiere che lo accoglie: stiamo a Chelsea, a Manhattan, tra Hell’s Kitchen ed il Meatpacking District a ridosso del fiume Hudson. Questo palazzone è il Chelsea Hotel, scrigno e fucina dei più grandi musicisti, poeti ed artisti del XX secolo.

Fu inaugurato nel 1884 dall’architetto che lo progettò, Philip Hubert, che pensò di farne una comune di ispirazione socialista. Nelle sue stanze il Chelsea ha ospitato le più grandi menti illuminate: da Jackson Pollock a Mark Twain, da Bob Dylan a Patti Smith e molti altri, tutti stimolati dall’atmosfera bohemienne che si respirava, o forse dalla diffusione delle tante sostanze stupefacenti ben tollerate dai gestori. Il drammaturgo Arthur Miller soggiornò nella stanza 614 per quasi sei anni, subito dopo il divorzio da Marilyn Monroe. Qui scrisse Dopo la caduta, opera che trae ispirazione proprio dalla separazione con la diva. È proprio lui a scrivere del Chelsea nel suo libro di memorie The Chelsea Affect, dove raccontò che “potevi essere sballato tutto il giorno solo grazie al fumo di marijuana che trovavi in ascensore”.

Sempre nel 1962, a qualche piano più in alto, Arthur C. Clarke scrisse la sceneggiatura di 2001: Odissea nello spazio; qualche anno dopo, nel 1965, Bob Dylan decise di comporre nella 211 Blonde on Blonde. Si trasferì nell’albergo per seguire le orme del poeta che lo ispirò, Dylan Thomas, che morì nel 1953 nella stanza 205. La leggenda vuole che il poeta gallese collassò dopo aver bevuto 18 whisky di fila: cadde in coma alcolico da cui non si svegliò più. Una targa all’entrata dell’albergo lo ricorda: “Dylan Thomas ha vissuto e scritto all’interno del Chelsea Hotel e da qui è salpato verso la morte.”

Edie Sedgwick, musa di Warhol, prese una cotta per il giovane Bob Dylan, ed in preda agli effetti dell’eroina diede fuoco alla sua stanza, proprio dove era stato girato il film Chelsea Girl, tratto dall’album omonimo di Nico (anche lei coinquilina celebre). La stanza 424 è stata testimone di una notte d’amore tra Leonard Cohen e Janis Joplin. L’incontro tra i due musicisti avvenne in ascensore: Cohen si spacciò per la persona che la cantante stava cercando (il cantante Kris Kristofferson), lei stette al gioco. La folle notte di passione è raccontata nella canzone Chelsea Hotel #2, contenuta nell’album New Skin for the Old Cerimonies del 1971. Una curiosità: Cohen si pentì di aver rivelato la storia della sua relazione con la Joplin. In un’intervista alla BBC dichiarò: “Sono molto dispiaciuto di aver parlato di questa storia che racconta alcuni momenti molto intimi. Se ci fosse modo di chiedere scusa a un fantasma mi scuserei all’istante di aver fatto trapelare questa indiscrezione.”

L’hotel è stato il nido di un’altra relazione amorosa, quella dei giovanissimi Patti Smith ed il fotografo Robert Mappleton. Senza soldi, con solo tanti sogni in tasca, si trasferirono nella stanza 1017 nel 1969. La Smith nel suo libro Just Kids ricorda con nostalgia il periodo passato nel Chelsea, di quella stanza che “era la più piccola e costava 50 dollari a settimana.” Proprio quei pochi metri/cubi sono la matrice dei testi più importanti della poetessa del rock e degli scatti più significativi di Mappleton.

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Robert Mapplethorpe e Patti Smith al Chelsea Hotel (New York) nel 1969

Il più famoso episodio legato all’hotel è un omicidio, avvenuto nell’ottobre del 1978: la fidanzata di Sid Vicious, Nancy Spunger, viene trovata accoltellata nella stanza numero 100, al primo piano, quello dei tossici. Il bassista fu ritrovato quella notte stessa a vagare in stato confusionale e  con un coltello sporco di sangue tra i corridoi dell’albergo. Sid fu arrestato con l’accusa di omicidio ma non fu mai processato perché un’overdose di eroina lo stroncò pochi mesi dopo.

Oggi il Chelsea, dopo anni di chiusura, è stato acquistato dal magnate Ed Scheetz, che ha voluto recuperare la filosofia punk e l’atmosfera bohemienne che caratterizzavano il luogo. Il Chelsea hotel è patrimonio culturale di New York, monumento della storia artistica del ‘900 ed icona di uno stile di vita discutibile ma pur sempre leggendario.

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