I Love Radio Rock: la vera storia di Radio Caroline e della “Swinging London”

L’epoca d’oro della musica rock, lo sappiamo bene, è stata concepita da una generazione nata nel primo dopoguerra, o addirittura durante la guerra stessa. Gente come Roger Waters o Keith Richards (che in pratica nacque sotto un bombardamento tedesco) hanno contribuito a rivoluzionare il modo di porsi al mondo di diverse generazioni. Ma ci pensate alla Londra degli anni sessanta? Beatles, Rolling Stones, Pink Floyd e compagnia cantante, se ci mettessimo ad elencare tutta la buona musica uscita da quell’isola bagnata dal Mare del Nord solo negli anni Sessanta non basterebbe una enciclopedia.

Sotto questi auspici vede la luce il secondo film da regista di Richard Curtis, lo sceneggiatore indiscusso di pellicole britanniche di grande successo come Quattro matrimoni e un funerale e Nothing Hill. Proprio nel Mare del Nord è ormeggiata, non una semplice nave, ma una stazione radio pirata, di quelle che ebbero un’enorme successo nell’Europa post-bellica, anche dalle nostre parti. Ne racconteranno le glorie con varie sfaccettature, in Italia, registi come Guido Chiesa e Marco Tullio Giordana, ma anche Luciano Ligabue.

I Love Radio Rock racconta proprio le gesta di Radio Caroline, tratta dalla vera storia di ciò che quella radio ha rappresentato negli anni ’60 (una storia dedicata di Radio Caroline e delle radio pirata del periodo è qui). La pellicola ha un cast veramente magnifico, che spazia dal compianto Philip Seymour Hoffman a vecchie conoscenze del regista, come Bill Nighy e l’istrionico Rhys Ifans. Realmente ispirato alle gesta di Radio Caroline e ad i suoi componenti (personaggi come il Conte, Sir Alistar Dormandy e “Simple” Simon Swafford hanno realmente veleggiato per le fredde acque inglesi), il film è un concentrato di gaudenza e profondo amore per la musica rock. Quegli eroi dell’etere erano nati per respingere il conformismo borghese e la radio di stato, che trasmetteva solo quarantacinque minuti di musica “leggera” al giorno, deludendo le aspettative di una nuova generazione che mirava a sovvertire lo stato delle cose.

Ma cos’è il genio? Direbbe un Perozzi ispirato da Monicelli, proprio grazie a dei cavilli burocratici riuscì al reale fondatore della radio, Ronan O’Rahilly, di aggirare il monopolio statale esercitato dalla BBC (che ironia della sorte oggi rappresenta una delle emittenti radiotelevisive più in salute nel panorama europeo, con produzioni da fare invidia alle grandi major americane), lanciando il canale radiofonico nelle acque internazionali. Infatti la legge a cui veniva sottoposta una nave all’epoca riguardava per l’appunto solo il posto in cui veniva registrata nell’atto d’acquisto, dettaglio che trovò lo stato inglese impreparato a una situazione particolare come una radio che trasmetteva da una nave in acque internazionali, non avendo una legislatura apposita che impedisse le trasmissioni.

Così una radio dalla nascita così travagliata e all’inizio senza introiti pubblicitari, si ritrovò in pochi mesi ad avere più di sette milioni di ascoltatori. Ovviamente la musica trasmessa ininterrottamente, comprendeva tutto il rock britannico e non fresco di stampa, non rispettando però alcun diritto di copyright. Ciononostante, le band non se la presero poi troppo, perché era comunque pubblicità al proprio lavoro, anche per questo gruppi come gli Who e i Beatles sostennero a spada tratta questo nuovo modo di andare in onda.

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Grazie a Radio Caroline molte altre proliferarono, ma come di solito avviene, il Governo nel sessantasette intervenne (nel film viene ripreso dal “Conte che conta” Hoffman con un discorso strappalacrime) ed approvò una legge durissima, che redarguiva seriamente le emittenti pirata. Questo non fermò di certo i nostri beniamini, che sfidarono l’ordine continuando a trasmettere. Si conta che nella notte in cui entrò in vigore la normativa, la radio raggiunse venti milioni di ascoltatori. Tutto questo trambusto però fece scuola, persino le reti di stato cedettero creando un canale radiofonico ad hoc, e molti “pirati” vennero assunti nel nuovo canale della rete pubblica.

Da quel lontano sessantasette la Radio sopravvisse e trasmise da quel posto così insolito sino al novantuno. Anche oggi mantiene viva la sua verve trasmettendo dal web e dopo cinquantatré anni di onorato servizio ha ricevuto, oserei dire finalmente, la licenza comunitaria da parte del Governo di Sua Maestà per trasmettere in AM. In questa occasione è stato organizzato un evento di tre giorni, in diretta dalla nave ristrutturata per l’occasione.

È quasi superfluo parlare della colonna sonora sfavillante, con il gotha della musica inglese del periodo, brani che spaziano dai Kinks ai Who ai Cream, senza dimenticare la divina Dusty Springfield. Questa pellicola conferma la bravura di Curtis, che mettendo insieme un cast così accorato e lisergico si conferma capace di un humor sofisticato, che rende omaggio ad un periodo storico che ancora oggi si fa sentire a gran voce nella cultura di massa. Filmato con molte riprese dirette, abilmente avvicendate da sgranature che conservano intrisecamente quella nostalgia che non si inabissa con la nave del rock, ma resiste imperterrita a ricordarci chi siamo.

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