Arrival: i significati, la storia, l’estetica sci-fi di Denis Villeneuve

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Questo articolo rivela la trama e la spiegazione dettagliata di Arrival, il film di Denis Villeneuve del 2016, svelandone la storia, il significato e gli eventi descritti. Se ne suggerisce dunque la lettura solo ed esclusivamente dopo aver visto il film, e non prima, per evitare di perdervi il gusto della prima visione.

 

Pare che Denis Villeneuve abbia sempre desiderato realizzare film di fantascienza: fin dalla più tenera infanzia, quello che in seguito sarebbe diventato uno dei registi più osannati della Hollywood contemporanea era affascinato dalle potenzialità dei racconti fantascientifici al cinema ma, prima di riuscire ad esordire in questo campo, ha dovuto attendere l’ondata di popolarità portata nel 2013 da Prisoners, l’acclamato thriller che ha segnato il suo debutto ad Hollywood.

Il suo desiderio comincia a prendere forma agli inizi del 2014, quando Villeneuve viene contattato dalla FilmNation Entertainment per portare sullo schermo un noto racconto di Ted Chiang, pubblicato nel 1998 e vincitore di un premio Nebula, dal titolo Storia della tua vita. Villeneuve si appassiona subito al racconto e Chiang (cui viene mostrato La donna che canta) approva al volo la scelta del regista: con l’aiuto dello sceneggiatore Eric Heisserer (i remake di Nightmare e La Cosa, Final Destination 5) e di un eccezionale team tecnico, il regista canadese inizia a lavorare al film Story of your life che, ribattezzato Arrival dopo i primi test screening, conquisterà pubblico e critica al Festival del Cinema di Venezia del 2016 diventando uno dei titoli di fantascienza più celebrati degli ultimi anni.

“Un tempo pensavo che questo fosse l’inizio della tua storia. La memoria è una cosa strana, non funziona come credevo. Siamo così limitati dal tempo, dal suo ordine. Ricordo alcuni momenti in mezzo. E questa è stata la fine. Ma ora non so più se credo che esista un inizio o una fine”


La trama

Louise Banks (Amy Adams) è una linguista ed uno dei più prestigiosi accademici degli Stati Uniti. Il film si apre con un collage dei suoi ricordi più importanti legati a sua figlia Hannah: la sua nascita, la sua infanzia, la sua adolescenza e la sua morte avvenuta per una malattia incurabile. La vita di Louise viene sconvolta all’inizio di un giorno come tutti gli altri, quando impegnata in una lezione all’università viene colpita da una notizia incredibile: la terra è stata raggiunta da dodici astronavi aliene. Dislocate in dodici diversi punti del pianeta, scelti apparentemente senza un motivo preciso, le astronavi restano immobili a pochi metri da terra, senza emettere alcun tipo di segnale o di radiazione.

Tutto questo cambierà completamente la vita di Louise, che viene selezionata dall’esercito degli Stati Uniti per guidare il team di scienziati incaricato di stabilire un contatto con l’equipaggio della nave aliena atterrata sul suolo statunitense. Insieme al fisico Ian Donnelly (Jeremy Renner) e sotto lo sguardo del colonnello Weber (Forest Whitaker), Louise parte per l’accampamento militare costituito in Montana, vicino al luogo di atterraggio della nave: arrivati sul posto, dopo un controllo medico di routine, lei e Ian vengono inviati con una squadra a bordo della nave, per incontrarne gli occupanti. Gli alieni, classificati come Eptapodi, sono creature enormi che sembrano fluttuare in mezzo ad una sorta di nebbia densa: sono separati dalla squadra di umani da un vetro protettivo e comunicano con suoni incomprensibili e con un particolare tipo di scrittura che ottengono creando dei simboli circolari con una sorta di inchiostro che emettono dalle estremità dei loro tentacoli.

La comunicazione con queste creature sembra impossibile per chiunque tranne che per Louise, che grazie al suo approccio da scienziata allo studio delle lingue riesce ad individuare il metodo giusto per stabilire un contatto con loro: iniziando a scrivere parole e concetti semplicissimi su una lavagnetta (e togliendosi la tuta protettiva per farsi vedere meglio dagli Eptapodi), Louise riesce a compiere progressi incredibili pian piano che gli “incontri” proseguono, arrivando a scoprire che la scrittura utilizzata dalle creature è composta da un’ortografia non lineare (i cui simboli veicolano messaggi non verbali) completamente scollegata dai suoni emessi dagli Eptapodi. Mentre prosegue nel suo lavoro e si addentra sempre più in questa nuova forma di comunicazione, Louise comincia ad essere frequentemente vittima di allucinazioni e sogni riguardanti sua figlia: la conoscenza di questa nuova lingua la sta portando ad elaborare i propri pensieri in maniera differente.

Nel frattempo, nel resto degli Stati Uniti e del mondo, cresce il nervosismo della popolazione nei confronti dell’invasione aliena: sempre più persone chiedono un intervento armato contro le navi aliene, mentre il Governo cinese comincia a manifestare sempre più insofferenza nei confronti della situazione. Le cose peggiorano ulteriormente quando, in seguito alla domanda di Louise sul perché siano lì, gli alieni (ribattezzati nel frattempo Tom e Jerry, Abbott e Costello in lingua originale) rispondono con un enigmatico “consegnare arma”: durante un nuovo incontro con gli Eptapodi per chiarire il significato di quella frase, Ian e Louise sono sorpresi dall’esplosione di una bomba piazzata all’interno della nave da alcuni militari esasperati dal clima che si è creato.

Salvati dal provvidenziale intervento di Tom, che li ha allontanati dall’esplosione giusto in tempo, Ian e Louise vengono sbalzati fuori dalla nave e riportati al campo base. Mentre Louise si sta ancora riprendendo dallo shock, Ian scopre che ognuna delle dodici navi aliene sbarcate sulla terra sta comunicando ad ognuno dei dodici team di scienziati (uno per ogni paese in cui sono sbarcate) la dodicesima parte di un unico messaggio: il solo modo per scoprire l’obiettivo degli Eptapodi è che ogni paese collabori con gli altri, condividendo la propria parte di informazioni.

Una volta ripresi i sensi, in bilico tra immagini della realtà e visioni di sua figlia, Louise esce dal campo base e si avvicina alla nave aliena (che nel frattempo si è alzata di ottocento metri da terra) da cui parte una sonda che la raccoglie e la porta a bordo. Una volta dentro la nave, Louise si ritrova dall’altra parte del vetro insieme a Jerry (Tom è morto) che comunica con lei. L’arma che gli Eptapodi vogliono offrire all’umanità è il loro linguaggio, che permette loro di percepire il tempo in maniera circolare (e non lineare, come facciamo noi) potendo quindi vedere il futuro davanti a loro: aiutando ora l’umanità con questa rivelazione, gli Eptapodi sanno che, trascorsi tremila anni, sarà l’umanità ad aiutare loro quando ne avranno bisogno.

Questo è il momento più intimo e sconvolgente del film, poiché si scopre che quello che credevamo un flashback sulla figlia di Louise è in realtà un flashforward: la bambina dei suoi “ricordi” non è ancora nata e si tratta invece della figlia che lei avrà in futuro con Ian. Tornata a terra, sconvolta e ormai in grado di vedere il futuro, Louise riesce a sventare l’attacco militare cinese a una nave grazie ad una delle sue visioni, che le permette di telefonare al comandante in capo delle forze armate della Cina e a convincerlo a non attaccare, ripetendogli le ultime parole della moglie in fin di vita. Sventata la guerra e garantita la cooperazione tra paesi per decifrare il messaggio alieno, Louise assiste insieme a Ian (che le dichiara il suo amore per lei) alla partenza della nave di Jerry, che ha ormai esaurito il suo compito sulla terra. Abbracciata al suo compagno, in preda a “ricordi futuri” che non ha ancora vissuto, Louise decide di non cambiare nulla della vita che la attende, accettando una figlia che se ne andrà troppo presto (e il fatto che Ian non riuscirà a superare la cosa e se ne andrà) perché ormai si sente parte di qualcosa di più grande e ne coglie il senso.


L’analisi

Accolto trionfalmente, Arrival è un film in cui a tratti la maestosità della forma supera il contenuto effettivo. Da un lato ci sono infatti la regia e la ricerca estetica di Villeneuve che portano sicuramente l’opera ad un livello superiore rispetto alla media, mentre dall’altro c’è una sceneggiatura in cui non mancano cadute di tono e passaggi semplicemente brutti: è come se ci fosse una continua contrapposizione tra la logica artistica di Villeneuve (che dà infatti il meglio di sé nei momenti più intimi del film, cioè quelli tra Louise e gli Eptapodi) e la logica commerciale degli studios, che porta il film ad essere continuamente in bilico tra il cinema d’autore (la prima parte) e il cinema blockbuster più scontato (l’atto finale con tanto di “mondo in pericolo”, militari troppo stupidi contrapposti a scienziati troppo intelligenti, guerra da sventare ecc). Il passaggio dell’attentato, presente in maniera molto simile ma con una gestione della suspense completamente diversa anche in Contact di Robert Zemeckis (film nei confronti del quale Arrival ha più di qualche debito) è decisamente confuso, così come tutto ciò che porta all’attentato avviene troppo rapidamente.

Il piano estetico è quello in cui Arrival gioca le sue carte migliori e fissa dei nuovi benchmark per i futuri film basati sul primo contatto. I momenti in cui il film raggiunge l’apice espressivo sono quelli dell’avvicinamento al campo base, la lunghissima sequenza dell’ingresso nella nave e il primo incontro con gli Eptapodi: la splendida fotografia curata Bradford Young si fonde alla perfezione con la grandiosa colonna sonora del compianto Johan Johansson (ottenuta col minimo ricorso a software e interventi digitali, registrando su nastro magnetico note cantate e riverberi al pianoforte) creando un continuo senso di mistero e la pura costante che possa accadere qualcosa che non arriva mai.

Le maestose astronavi aliene (ispirate nel design ad un ciottolo di fiume) sono una tipologia di veicolo mai vista finora nel genere e l’intuizione di rendere il luogo del contatto tra umani ed alieni simile ad una grande sala cinematografica è geniale, così come è geniale la rappresentazione grafica della scrittura degli Eptapodi (sia la loro scrittura che il software necessario a decifrarla sono stati creati realmente da un team di esperti guidato da Martine Bertrand) che rimanda continuamente alla figura del cerchio e alla circolarità del tempo (inoltre, Villeneuve filma Amy Adams che cammina in un corridoio circolare durante il flashforward a inizio film, per imprimere ulteriormente il concetto). Per la creazione degli Eptapodi, il designer Peter Konig si è ispirato a balene, elefanti, ragni, seppie, polpi e stelle marine, avendo cura di dare a queste creature una parvenza quasi eterea, come se fossero uscite da un sogno. Per completare il tutto e aggiungere un tocco di realismo al film, Villeneuve ha chiesto la consulenza di una vera linguista allo script e ha preteso che tutti gli oggetti di scena non alieni (a partire dalle tute anti contaminazione degli scienziati) fossero quanto più possibile attinenti alla realtà.

Costato 47 milioni di dollari e rivelatosi un ottimo successo di botteghino, Arrival ha spalancato le porte della fantascienza a Denis Villeneuve, che l’anno successivo ha portato al cinema il più efficace Blade Runner 2049 ed ora è atteso al varco con un film in due parti tratto da Dune. Stratificato e ricco di momenti di grande intensità, è un film che farà discutere ancora a lungo i cultori del genere.

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