Dune di Jodorowsky: il film mai realizzato che cambiò il cinema sci-fi

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“Volevo fare un film che desse ai consumatori di LSD dell’epoca le stesse allucinazioni che dà quella droga, in modo che essi non dovessero più assumerla. Volevo che Dune fosse come un profeta, che ampliasse le percezioni e cambiasse la mentalità dei giovani di tutto il pianeta. Volevo che Dune fosse un dio, artistico e cinematografico”

La storia del Cinema è costellata di progetti mai portati a termine che ci fanno pensare spesso a come sarebbero cambiate le cose se, al contrario, fossero stati effettivamente realizzati e distribuiti. Tutti questi discorsi basati sul what if non valgono quando si racconta la storia del film tratto da Dune (il colossale romanzo di Frank Herbert, capolavoro assoluto della fantascienza) che il regista cileno Alejandro Jodorowsky aveva intenzione di realizzare a metà degli anni ’70, aiutato da alcuni dei più eminenti artisti del decennio e di tutto il ventesimo secolo: non valgono perché oggi sappiamo con certezza che questo film, pur non essendo mai stato girato, è stato comunque una delle opere più influenti del proprio tempo e fonte d’ispirazione per i successivi decenni di cinema e fumetto.

Dicembre 1974, Jodorowsky è all’apice della popolarità grazie al successo incredibile che i suoi due precedenti lungometraggi, El Topo e La Montagna Sacra, hanno riscosso nei circuiti underground di tutto il mondo, il suo produttore e amico Michel Seydoux gli dà totale carta bianca per il progetto successivo e il regista decide di lanciarsi in un’impresa titanica: chiuso in un castello francese per settimane con la sola compagnia del romanzo di Herbert, Jodorowsky scrive un lungo e complesso adattamento di Dune, affascinato dalla portata epica del racconto (che prevede l’avvento di un messia universale) e dal tema centrale basato sulla lotta di due potenti famiglie, gli Atreides (i buoni) e gli Harkonnen (i malvagi) per il controllo del pianeta Dune, luogo d’origine del melange (una potentissima droga, fondamentale per i viaggi interstellari poiché in grado di annullare il tempo e lo spazio per chi ne fa uso).

Dopo una serie di stravolgimenti necessari della storia Jodorowsky è pronto per assemblare il suo team di guerrieri spirituali, ovvero quegli artisti che lo aiuteranno nella realizzazione del “film più importante di tutti i tempi”. Il primo a rispondere alla chiamata è Jean Giraud, in arte Moebius, uno tra i più grandi fumettisti francesi di sempre, che inizia subito ad elaborare col regista uno storyboard dettagliatissimo, inquadratura per inquadratura.

Per gli effetti speciali Jodorowski per inizialmente a Douglas Trumbull, avendo ancora negli occhi il suo lavoro magistrale con gli effetti di 2001: Odissea nello Spazio (film che Jodorowsky vuole a tutti i costi superare). L’incontro tra i due però finisce male, i caratteri sono inconciliabili e Trumbull è troppo “tecnico” agli occhi di Jodorowsky, che preferisce una personalità più umile e più creativa: dopo la visione al cinema di Dark Star di John Carpenter la scelta ricade sul talento emergente di Dan O’Bannon, il quale accetta e lascia gli States alla volta di Parigi.

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I disegni tratti dalla sceneggiatura

Per le scenografie e i costumi, oltre a Moebius che prende in carico la parte relativa alla famiglia Atreides, il regista incarica Chris Foss (noto autore di copertine per romanzi sci-fi) di occuparsi dei veicoli spaziali e del palazzo dell’Imperatore galattico, e nientemeno che H. R. Giger per il design della parte sugli Harkonnen: la logica è chiara, pianeti diversi richiedono artisti e stili diversi.

Con lo stesso criterio devono essere selezionati i musicisti, e viene quindi chiuso un accordo per una doppia colonna sonora che vede i Pink Floyd occuparsi delle musiche per gli Atreides e i Magma di quelle per gli Harkonnen.

La parte più straordinaria però è quella relativa al cast che Jodorowsky riesce mettere in piedi. David Carradine (futuro Bill di Kill Bill) accetta di interpretare il Duca Leto Atreides, che viene riscritto in maniera originale rispetto al romanzo di Herbert: nelle intenzioni del regista infatti il Duca è un uomo castrato, che riesce comunque a concepire il figlio Paul (futuro messia del pianeta Dune) con una goccia del proprio sangue, grazie ad un incantesimo della concubine Jessica. Il ruolo del figlio Paul, vero protagonista della storia, venne affidato al figlio dodicenne del regista, Brontis Jodorowsky, che per prepararsi alla parte inizia un lungo e durissimo percorso di addestramento a base di arti marziali e tecniche di combattimento. Il colpo di scena maggiore però riguarda la parte dell’Imperatore della Galassia: dopo un vero e proprio “inseguimento concordato” lungo tre capitali europee, Jodorowsky riesce ad affidare il ruolo a Salvador Dalì in persona, grazie anche ad un contratto che prevede per l’artista un compenso di 100.000 dollari per ogni minuto effettivo di screentime, oltre alla possibilità di recitare perennemente seduto sopra un trono sontuoso, decorato da teste di delfino in oro che avrebbero avuto la funzione di “wc imperiali”.

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Orson Welles nel ruolo del Barone Harkonnen

Il ruolo della Principessa Irulan, figlia dell’Imperatore, viene assegnato ad Amanda Lear, in quel momento musa ispiratrice di Dalì. Altri ruoli femminili di rilievo vengono assegnati a Gloria Swanson e Geraldine Chaplin, mentre il secondo grande colpo di scena del cast è dato da Orson Welles nei panni del malvagio Barone Harkonnen: per convincere il riluttante Welles ad accettare il ruolo, Jodorowsky fa leva sulla sua arcinota passione per il buon cibo, promettendogli di ingaggiare sul set il suo chef preferito per tutto il tempo delle riprese. A completare un cast già di per sé eccezionale ci pensano altri due nomi di enorme importanza: Mick Jagger e Udo Kier, il leader dei Rolling Stones nei panni di Feyd-Rautha Harkonnen e la star della Factory di Andy Warhol in quelli del Mentat Pier de Vries, rispettivamente nipote e servo del Barone Harkonnen.

Completato il cast, Jodorowsky ha trovato i suoi guerrieri spirituali ed è pronto a portare ad Hollywood il suo colossale progetto: viene quindi realizzato in più copie un colossale libro contenente la sceneggiatura del film, gli storyboard completi (con descrizioni dettagliate di ogni singolo movimento di macchina) nonché i bozzetti di ogni singolo costume e di ogni veicolo spaziale, oltre alle note tecniche di O’Bannon relative ad ogni effetto visivo da realizzare per la pellicola. Un lavoro monumentale, di oltre mille pagine, al punto da far dire che il film sia già pronto anche senza riprese.

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Le astronavi di Dune

Chi ha la fortuna di sfogliare quel volume rimane sbalordito dalle invenzioni ideate dal regista ed il suo team: l’apertura del film è un gigantesco piano sequenza che avvicina e poi attraversa un’intera galassia, tra fasce di asteroidi, pianeti coloratissimi, buchi neri e assalti di pirati spaziali a navi cariche di melange (possiamo solo immaginare la potenza di una sequenza simile con le note dei Pink Floyd in sottofondo); le astronavi create da Foss sono progettate per mimetizzarsi alla perfezione con lo sfondo spaziale, basandosi sui colori di alcuni pesci dell’oceano; le architetture Harkonnen ideate da Giger sono sconvolgenti e il finale del film è completamente stravolto rispetto a quello del romanzo, in quanto il giovane Paul viene ucciso e la sua coscienza si risveglia in ogni singolo abitante del pianeta, dando origine ad un individuo collettivo che trasforma il pianeta Dune in una nuova divinità, che inizia a vagare per l’universo e ad illuminare ogni altro pianeta esistente.

Nonostante lo scalpore suscitato dal progetto, nessun produttore di Hollywood è disposto a finanziare la parte mancante del budget e il film viene quindi cancellato ad un passo dall’entrata in produzione. Per Jodorowsky si tratta di un colpo terribile, che lo allontanerà dal cinema per anni e per il quale avrà rammarico per tutta la vita, ma questa cancellazione non riesce comunque a frenare la portata rivoluzionaria del progetto perché, proprio come Paul alla fine del film, anche Dune inizierà a a “rivivere” in un numero altissimo di film realizzati negli anni successivi alla sua cancellazione. Complice infatti il fatto che numerose copie del libro realizzato da Jodorowsky siano rimaste in possesso dei vari produttori hollywoodiani contattati dal regista, già a partire dal 1977 (con Guerre Stellari) cominciano ad emergere una serie di film che contengono inquadrature e soluzioni soluzioni visive e scenografiche che erano apparse per la prima volta nel progetto di Jodorowsky e dei suoi guerrieri.

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La sceneggiatura di Dune

Tra i film più famosi che hanno preso qualcosa da questa versione abortita di Dune troviamo la già citata trilogia originale di Guerre Stellari, I Predatori dell’Arca Perduta (la sequenza degli spiriti), Terminator (le soggettive dal punto di vista di un robot), Contact (il piano sequenza iniziale tra le stelle) e Prometheus (che riprende in pieno il progetto di Giger del castello Harkonnen, un’enorme fortezza con fattezze umanoidi), mentre il caso più eclatante di film nato dalle ceneri di questo progetto è Alien di Ridley Scott, che fu la pellicola cui Dan O’Bannon si dedicò come sceneggiatore ed effettista a partire dal fallimento di Dune, e per il quale chiamò tra i concept artist proprio il trio Giger-Moebius-Foss, dando origine ad uno dei film di fantascienza più iconici ed originali di sempre sul piano visivo.

Ciò che è successo in seguito è storia: nel 1984 uscì nei cinema la versione di Dune firmata (e poi disconosciuta) da David Lynch, che si rivelò un fallimento tanto artistico quanto commerciale, mentre oggi (dopo un adattamento televisivo dei primi anni 2000) una nuova versione cinematografica del romanzo di Herbert è in mano al regista canadese Denis Villeneuve, che ha già promesso una versione totalmente diversa da quanto visto in passato. Del capolavoro perduto di Jodorowsky rimangono frammenti sparsi anche nel mondo del fumetto (L’incal e La casta dei meta baroni, scritti dallo stesso regista), mentre per avere il maggior numero di informazioni possibile sul suo film perduto è super consigliata la visione dell’eccellente documentario del 2013 Jodorowsky’s Dune, diretto da Frank Pavich.

Forse troppo visionario per la propria epoca, Dune rimane ancora oggi uno dei film non realizzati tra i più rimpianti dai cinefili di tutto il mondo, e sicuramente quello con maggiore influenza sul cinema arrivato dopo la sua cancellazione. Un film forse troppo grande per essere realizzato, ma la cui portata epica enorme è ancora in grado di farci sognare.

I film di Alejandro Jodorowsky sono su Amazon.
Anche il documentario Jodorowsky’s Dune.

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