Il Corvo: il film in cui Brandon Lee lasciò l’anima

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Vi sono delle opere che nascono e per una serie di motivazioni diventano uniche. Eventi fermi nel tempo e che proprio il tempo ha stabilito divenissero perfetti e straordinari. Film che sono diventati cult a livello generale, che hanno avuto un incomparabile impatto sul pubblico e che hanno generato un rapporto di affetto e identificazione specifico, non ripetibile in caso di alcun remake (che al contrario ha effetti spesso rovinosi). Il Corvo, il film del 1994 che è amaramente diventato l’ultima interpretazione di Brandon Lee, è sicuramente uno di questi.

Dal fumetto di James O’Barr e dalla direzione di Alex Proyas, Il Corvo è il capolavoro assoluto che tratta con fascino estremo ed irripetibile i temi dell’amore e della vendetta. Durante l’apocalittica “Notte del Diavolo”, la stessa notte di Halloween, in una violenta e piovosa città sottomessa alla corruzione e al caos, una coppia di giovani amanti viene assalita in casa e barbaramente giustiziata da un gruppo di balordi. Lui muore gettato dalla finestra, lei violentata e pesantemente percossa perirà in ospedale. Da qui parte la caccia ai criminali per mezzo di un “traghettatore di anime”, un Caronte avente le sembianze di Corvo, che un anno dopo la brutale morte del protagonista Eric si poserà sulla sua tomba, scegliendolo come depositario di un nuovo potere e dandogli la possibilità di consumare la sua vendetta.

Con 170 milioni di dollari di incasso totale e un riscontro di critica e pubblico planetario, Il Corvo entra di diritto nell’empireo delle maggiori produzioni di sempre. Le motivazioni per argomentare tale successo sono molteplici. L’intelaiatura della trama assume nello svolgimento del film i tratti di una danza macabra, ma della quale si subisce piacevolmente la fascinazione. La magistrale raffigurazione scenica che vede protagonisti amore e morte, proprio come nel concept del suo ideatore O’Barr, hanno nel suo indimenticabile e indimenticato interprete il pilastro fondamentale. Eric Draven è l’immenso Brandon Lee, figlio d’arte dell’altra leggenda delle arti marziali e del cinema d’azione Bruce Lee.

Ad una coppia di innamorati viene tolta la possibilità di fare quello che naturalmente li vede insieme ed è bellissimo e senza tempo. Amarsi. Il caos e la barbarie di un manipolo di criminali in una notte di “fuoco e fiamme” impedisce il coronamento di questo purissimo sogno. Il terzo macro-blocco del film pone le propri basi sul tema della vendetta, che, se pur concettualmente riconosciuta come un sentimento negativo, all’interno del film assume un proprio esatto significato, una sorta di ri-equilibrio karmico fermo, logico, perfetto.

“Un tempo, la gente era convinta che quando qualcuno moriva, un corvo portava la sua anima nella terra dei morti. A volte, però, accadevano cose talmente orribili, tristi e dolorose che l’anima non poteva riposare. Così, a volte ma solo a volte, il corvo riportava indietro l’anima perché rimettesse le cose a posto”.

Queste le parole della giovane amica della protagonista, nelle prime sequenze iniziali del film. Parole che affondano a sua volta nella mitologia, secondo la quale il corvo imperiale notoriamente conosciuto come traghettatore di anime, in presenza di eventi particolarmente tristi e violenti abbia la facoltà di riportare indietro le stesse anime delle persone vittime di tali ingiustizie. La prova attoriale di Brandon Lee, immenso nel suo Eric Draven, confermano le sue straordinarie abilità e il suo innato talento. La disperazione e il tormento, la perfetta comunicazione del concetto di ineluttabilità, espressi attraverso una potenza ed un’intensità rari e magnifici.

Il Corvo di Brandon Lee assume anche in questo senso un’importanza sostanziale. L’amore che viene interrotto, che crea una distanza, una sorta di abbandono. Questo di per sé ha già un valore immenso, perché vero e dotato di un percorso profondissimo e senza tempo. La sensazione che permane durante tutta la pellicola è quella di una grande rincorsa ad uno sperato e amato ricongiungimento, è il motore del film e Brandon Lee si esprime forse come solo pochissimi altri. Un po’ come il David di Intelligenza Artificiale, che affronterà le molteplici peripezie trascendendo il tempo e lo spazio per ricongiungersi alla madre, o il Joseph Cooper di Interstellar, che compirà lo stesso immenso viaggio per salvare il pianeta e riabbracciare sua figlia.

Il cuore si stringe, gli occhi improvvisamente diventano umidi. Brandon Lee regala al mondo intero la sua migliore interpretazione che però, purtroppo, rimarra anche la sua ultima. L’attore perirà il 31 Marzo del 1993 al New Hanover Regional Medical Center di Wilmington, dopo un intervento di circa 12 ore, ucciso da una pistola che doveva essere caricata a salve ma non lo era, causa una presunta disattenzione da parte della produzione. L’avvenimento, oltre alla magistrale performance dell’attore, ha praticamente cristallizzato Il Corvo e Brandon Lee in una sorta di dimensione ferma nel tempo, facendo del film e dell’attore stesso un vero e proprio fenomeno culto. I temi trattati nella pellicola, le ambientazioni gotiche ed il respiro decisamente post punk si mescolano alla tragedia in primis della perdita di una vita e poi di un grande interprete creando un mito senza tempo, un amato e indimenticato simbolo generazionale.

È notizia recente l’iniziativa della Sony di un remake del film, con una data di uscita al cinema fissata per l’11 ottobre 2019. Iniziative, queste, che da tempo pongono agli amanti del film e più in generale del cinema più di un interrogativo. Per molti anni, a fasi alterne, si era paventata la possibilità di un eventuale remake della pellicola e molti sono i nomi illustri che hanno ruotato come papabili candidati. Da Mark Wahlberg (Fear, The Departed, The Fighter) a Luke Evans (Lo Hobbit, Dracula Untold), fino a Bradley Cooper (American Snyper, The Place beyond the pines) e Forest Whitaker (Bird, Ghost Dog, Platoon). Alla macchina da presa il favorito, adesso confermato, è sempre stato Corin Hardy, regista degli horror The Hallow e dello spin off The Nun tratto dal franchise The Conjuring. Solamente lo scorso anno si è unito al progetto il colosso hawaiano Jason Momoa (Il Trono di Spade, Justice League, Conan il Barbaro).

Ai tempi del primo film, l’autore James O’Barr perse la propria compagna, investita da un pirata della strada, e scelse la scrittura e la creazione dell’universo del Corvo come veicolo dei propri drammi e necessario strumento catartico. All’origine della genesi di un’opera tanto grande quanto travagliata vi è la fonte, ovvero la verità e la vita, con i propri percorsi, drammi o illogicità. Il tormento e la dannazione si percepiscono fortemente come nell’autore così in Brandon Lee, tanto vicino ad un altro immenso, il compianto Heath Ledger nel suo stratosferico Joker. Entrambi uniti da un talento illimitato e da un destino severo. Entrambi con una maschera caricata di uno spessore attoriale che li ha resi eterni. Entrambi irrompono in una riunione criminale, Erik alla ricerca di Skank che azionerà un pesante conflitto a fuoco, Joker alla ricerca dell’approvazione della malavita di Gotham per rivelare la verà identità di Batman.

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Joker e il Corvo. Credits: Edcomics

Probabilmente in un periodo di crisi e di forti scosse globali politiche ed economiche anche Hollywood in qualche modo si adegua all’andamento, optando per produzioni sicure, attingendo dal suo glorioso passato. Un trend ormai in atto da qualche anno, con una lista di grandi film riproposti che inizia ad essere più che cospicua. Assimilato l’alibi economico e volendo virare sul nostalgico, ci potrebbero, (ripetiamo, CI POTREBBERO) essere le condizioni per una grande operazione tributo. Peccato che purtroppo ad oggi, praticamente quasi nessun progetto ha mantenuto il medesimo spessore e fascino. Il Batman di Ben Affleck ha tutto il sapore dello scherzo dopo l’opera maestosa di Nolan, stessa cosa per l’idea teoricamente “originale ed audace” di concepire un Ghostbusters al femminile, imploso nel convenzionalissimo e nel caos del nulla.

In tal senso meritevole di menzione vi è anche Jumanji, totalmente differente e inconsistente rispetto all’originale. A chiudere la breve classifica del nulla, che ci riporta bruscamente al tema centrale e purtroppo alla realtà, vi è il Conan di Jason Momoa, anno 2011, film dal quale anche lo stesso attore prese le distanze, imputando l’insuccesso e le generali critiche negative ad un impianto di scrittura debole. Jason Momoa è stato confermato nel cast dell’ormai sicuro remake del Corvo e questo ha tutto il sapore di un azione illeggitima, una scelta quasi sfacciata che si allinea purtroppo ad un concetto antitetico alla poesia e parla di commercio, fretta e risultati. Una sorta di assalto al principio della rappresentazione della bellezza che invece dovrebbe essere omaggiata e rispettata. Brandon Lee nel suo Corvo, perché il Corvo è il Suo film, ha donato ad intere generazioni la possibilità di emozionarsi attraversando con un’intensità assoluta, con lo spettro delle ancestrali sensazioni umane con le quali da sempre l’uomo si misura e si interroga. L’amore e la morte, poi la vendetta, in una raffigurazione magistrale che non ha tempo ferma nei nostri cuori. È bello pensare ancora una volta a Brandon Lee aggirarsi nella sua città piovosa magari con Burn che riecheggia tra i palazzi.

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Alex Proyas, il regista del primo film, sull’imminente reboot:

Perché penso che Il Corvo non dovrebbe avere un remake

Ho avuto il privilegio di conoscere Brandon Lee – era un attore giovane, immensamente dotato con un grande senso dell’umorismo e un futuro luminoso davanti a sé. Ho anche avuto il privilegio di poterlo chiamare amico. Il nostro rapporto di lavoro come attore / regista è andato oltre la semplice collaborazione. Abbiamo realizzato un film insieme che ha toccato molte persone.

Non mi sono preso il credito “Un film di” per Il Corvo. Volevo che fosse il film di Brandon, perché lo era, e perché non sarebbe stato in grado di realizzare altri film. Ha portato tutta la sua passione al film ed è durato come la sua eredità. So che è un film di cui sarebbe stato orgoglioso.

Ho terminato il film per Brandon – lottando contro il dolore, insieme al cast e alla troupe di supporto che hanno tutti amato Brandon, per completarlo in sua assenza. Siamo stati imbevuti della forza dello spirito di Brandon e della sua ispirazione. Non solo il fantastico lavoro di Brandon come attore e regista, ma come uomo, la cui umanità ci ha toccato.

Il Corvo non dovrebbe essere un film degno di un “rifacimento”. Se non fosse stato per Brandon, forse non avreste mai nemmeno sentito parlare di questo commovente piccolo fumetto underground. È il film di Brandon. Credo che sia un caso speciale in cui Hollywood dovrebbe lasciare che rimanga una testimonianza dell’enorme talento di un uomo e del sacrificio estremo – e non avere altri che la ri-scrivano o che aggiungano altro. So che i sequel sono stati fatti, e programmi TV, ma la nozione di “riavviare” questa storia, e il personaggio originale – un personaggio a cui Brandon ha dato vita a un costo troppo alto – mi sembra sbagliato.

Noi ci uniamo all’appello del regista. Per favore, lasciate che rimanga il film di Brandon.

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3 comments

  1. Sarebbe un sacrilegio. Voto NO con tutta me stessa anche se non servirà purtroppo a nulla. Ma quel che è certo è che nel caso non lo andrò sicuramente a vedere

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