Intelligenza Artificiale: i significati dietro al film di Spielberg

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Da sempre nel corso della storia i massimi pensatori, e più in generale l’uomo, nelle più svariate forme, dalla scrittura alla pittura, dalla religione al pensiero filosofico, hanno cercato di dare un senso compiuto e plausibile all’esistenza.

Il 5 Ottobre del 2001 Steven Spielberg condivideva con il mondo probabilmente uno dei suoi film più esistenzialisti, Intelligenza Artificiale, ed è proprio dello scorso Ottobre la notizia del conferimento della cittadinanza da parte dell’Arabia Saudita all’androide Sophia durante il Future Investment Initiative, appuntamento dedicato all’innovazione tenutosi a Riad. Circostanza che ci ricorda quanto i temi e i dilemmi emersi con A.I. restino sempre attuali.

Il concept di Intelligenza Artificiale, film inizialmente concepito da Stanley Kubrick nei primi anni ’70 e poi passato a Spielberg, che ne fece il testamento spirituale di Kubrick dopo la sua morte, poneva l’architettura dello script nelle avvenure del bambino Cyborg David, creato per amare e destinato alle coppie che non potevano avere figli. Nel film numerosi saranno gli ostacoli che il robot dovrà affrontare. Da una parte la ghettizzazione, in un futuro distopico da parte della società umana, discriminazione perseguita attraverso le “Fiere della Carne”, ossia delle celebrazioni del potere umano nelle quali venivano distrutti i Mecha, colpevoli di costituire una minaccia alla sopravvivenza. Dall’altra l’accettazione da parte della famiglia e più in particolare di Monica, già madre naturale di un figlio ibernato per una malattia cui la scienza ancora non aveva una cura. È questo il punto che rende affettivamente complessi i rapporti di Intelligenza Artificiale: Monica si affeziona gradualmente a David ma proprio nel climax di questo legame affettivo (protocollo d’imprinting annesso) viene trovata una cura per il figlio naturale di Monica, Martin.

Questo è uno dei punti fondamentali della storia poiché azionerà nel piccolo David il viaggio-ricerca della Mamma e più in generale della verità. Monica infatti si vedrà costretta a dare priorità alla sua famiglia e conseguentemente al suo figlio naturale, abbandonando in un bosco David e negandogli in questo modo la possibilità della distruzione. L’allontamento forzato apre quindi sostanzialmente ad uno dei perni della sceneggiatura: l’amore. Un robot concepito per amare viene abbandonato da una Madre, cacciato ed emarginato dalla società. La volontà di David è quella quindi di ricercare Monica, ricerca che assurge ad un concetto universale applicabile infinitamente. Che sia un Cyborg o una persona, è l’amore che innesca la ricerca e la ricerca il viaggio.

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Anche sotto il profilo tecnico la struttura della trama è all’altezza del capolavoro fotografico messo in atto da Spielberg, ma già ampiamente iniziato e approfondito da Kubrick attraverso centinaia di illustrazioni (850 circa). La volontà del Mecha protagonista di ricongiungersi alla Madre è ostacolata fisicamente da innumerevoli imprevisti plausibili e chirurgicamente studiati. Questa distanza tra volontà e obiettivo aumenta a dismisura la qualità della storia allineandola come già detto ad un futuristico comparto visivo, probabilmente tra i migliori per pregio e raffinatezza della storia del cinema. Qui progressivamente il dramma dell’abbandono che diviene ricerca veste i panni della poesia. È durante i giorni felici trascorsi con Monica che David ascolta per la prima volta Le Avventure di Pinocchio e da qui si convince che per essere accettato dalla Madre deve diventare un bambino vero. La favola di Collodi, tra le più belle ed educative, come collante della storia.

La dignità, l’impegno e l’amore che il Mecha bambino David applica in questo affannoso viaggio porta lo spettatore ad affezionarsi e ad affermare che il valore di un sentimento puro non ha distinzioni di genere o razza e supera lo spazio e il tempo. In tal proposito proprio lo spazio e il tempo assumono un valore fondamentale. Forse in effetti serviva l’unione di due geni contemporanei, Kubrick e Spielberg, per concepire una delle scene più importanti e significative di sempre. Il robot David infatti, dopo la sua lunga e faticosa rincorsa, ha la possibilità di ricongiungersi a Monica, ma soltanto per un giorno. In pochissimi altri casi una regia ha avuto il merito di elevare la fantascienza a sogno visivo. Un solo giorno per potersi dire tutto, raccontarsi, stringersi e amarsi al di là dello spazio e del tempo, al di la dei concetti della fisica. Un solo giorno fermo per sempre. David nella realtà filmica ottiene questa possibilità e le sensazioni del cyborg bambino trascendono il film stesso, coinvolgendo lo spettatore in un quadro affettivo dimensionale di altissimo pregio ed empatia.

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Perché oltre a Supertoys Last All Summer Long, il racconto del compianto Brian Aldiss che ispirò Stanley Kubrick alla creazione del mondo Intelligenza Artificiale, oltre al talento assoluto dei giganti Kubrick-Spielberg, vi è l’amore perfettamente descritto, universale ed infinito. Quanti di noi, avendone la possibilità, sceglierebbero di passare anche un solo giorno, fermo nello spazio e nel tempo, con una persona amata. Anche questo è A.I., l’immensa eredità lasciataci da Stanley Kubrick.

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