This is Halloween: la fantasia al potere in Nightmare before Christmas di Tim Burton

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“Per me la notte di Halloween è sempre stata la più divertente dell’anno. Le regole non contano più, puoi essere tutto ciò che vuoi. È spaventoso, ma solo per ridere”

È di nuovo quel periodo dell’anno. L’autunno tinge di grigio il cielo e di arancio le foglie degli alberi. Pare che Tim Burton, camminando per le strade di Burbank, veda un negoziante sostituire in vetrina gli addobbi di Halloween con quelli di Natale. Si insinua in lui l’idea che darà vita al mondo magico in stop-motion di Nightmare Before Christmas. Nonostante la regia e la produzione siano portate avanti principalmente dall’animatore Henry Selick e dal suo team di collaboratori, l’incubo è uno dei film più burtoniani di sempre. Capiamo perché.

Jack Skeletron (Skellington nella versione originale) è il re delle zucche che, annoiato dalla routine dei soliti preparativi per Halloween, scopre per caso l’esistenza del Natale. Affascinato, vorrebbe impegnare la sua città nei festeggiamenti per questa celebrazione misteriosa, cercando di spiegarne il significato ai vari mostriciattoli, streghe e vampiri suoi sudditi. Significato che tuttavia è poco chiaro anche a lui – in una scena lo si vede scrivere a una lavagna un’equazione costellata di agrifogli e pacchetti regalo – e spaventa Sally, la bambola di pezza di lui segretamente innamorata. Impadronirsi di qualcosa che non si conosce, come spacciarsi per qualcuno che non si è, è pericoloso ma divertente, è pura evasione.

Nonostante lo stile gotico all’epoca corrispondesse alla definizione di inadatto ai più piccoli, tanto che la Disney trovò meno rischioso distribuirlo con la Touchstone, ad oggi è diventato un classico senza tempo. Il motivo è comprensibile.

La scelta della realizzazione in stop-motion fu una sfida, i tempi di lavorazione si allungarono notevolmente, ma il fine era chiaro. Per Burton serve quel tipo di animazione, l’unico in grado di conservare la “fisicità” che cercava per dar vita a quei personaggi così ai margini  e così paradossalmente “umani”.

L’espressione dei sentimenti è completamente affidata alla musica, composta da Danny Elfman, che nella versione originale da la voce a Jack (Renato Zero nella versione italiana). Ogni pezzo sembra cucito addosso ai personaggi e, quando si tratta dei personaggi più complessi, ne illustra una sfaccettatura del carattere, come avviene per il lamento di Jack e la nenia di Sally. I ritratti musicali, quando anche volutamente macchiettistici – il jazz del Bau Bau e il cabaret dei suoi scagnozzi – costituiscono un tassello cesellato di un mondo-mosaico ricchissimo e altrettanto vario.  Il confine tra buoni e cattivi è netto o inesistente, a seconda dei punti di vista, e anche un atto apparentemente insopportabile come il “rubare il Natale”, se a farlo è un simpatico scheletro avvilito dalla noia esistenziale, diventa incredibilmente perdonabile e comprensibile anche dai più piccoli.

“Quando cresci in un ambiente neutro e vuoto, qualsiasi forma di ritualità, come appunto una festa, ti dà un senso di appartenenza a un luogo. Nelle periferie, dove il senso di vuoto e di sradicamento è ancora più accentuato, ci si può sentire davvero molto insicuri; le feste, soprattutto queste due, diventavano un modo per ritrovare una sorta di fondamento”

È da questa visione che scaturisce la storia disturbante e confortevole di paure e desideri ugualmente familiari, la radura e l’albero con la porta a forma di zucca che siamo impazienti di oltrepassare, sulle note trascinanti di This is Halloween.

Vi sarete chiesti magari, dove nascono le feste. Se così non è, direi che cominciare dovreste…

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