Justify My Love di Madonna: una lunga storia di scandali e battaglie legali

Due settimane consecutive alla numero uno della classifica americana dei singoli, stilata da Billboard, posizionamenti in Top 10 raggiunti in una dozzina di altri paesi, europei e non, e più di un milione di copie vendute soltanto negli Stati Uniti. Sono queste le cifre degne di nota a cui è legato il successo di Justify My Love, uno dei brani più conturbanti e temerari che Madonna abbia mai pubblicato nel corso della sua ultratrentennale carriera. La canzone, uscita ufficialmente il 6 novembre del 1990, anticipava la prima antologia di successi della Ciccone, The Immaculate Collection, nella quale venne inclusa assieme all’altro inedito Rescue Me e ben 15 hit del passato, riarrangiate e remixate per l’occasione dal DJ/produttore Shep Pettibone e dagli ingegneri del suono Goh Hotoda e Michael Hutchinson.

La trasposizione audiovisiva di Justify My Love (un video in bianco e nero diretto magistralmente dal fotografo francese Jean-Baptiste Mondino e ispirato a pellicole italiane come La Caduta Degli Dei di Luchino Visconti e Il Portiere Di Notte di Liliana Cavani) mostra una libidinosa Madonna aggirarsi per i corridoi del Royal Monceau, hotel di lusso parigino, e osservare di sfuggita ciò che accade nelle varie camere socchiuse, lasciandosi poi coinvolgere in un triangolo amoroso che diventa man mano sempre più confuso e promiscuo. A causa delle scene inclini ad esaltare la bisessualità, l’androginìa e il voyeurismo (e giudicate proprio per questo motivo troppo esplicite per la messa in onda), i vertici di MTV si rifiuteranno di trasmettere la premiere mondiale del video, prevista nella notte di sabato 1 dicembre 1990, annunciando il ban televisivo tramite un comunicato stampa emesso il martedì precedente. La qual cosa spingerà l’astuta Ciccone e l’allora manager Freddy DeMann a distribuire 500 copie promo del clip integrale di Justify My Love nelle discoteche più popolari degli States e, in seguito, a pubblicarlo in formato VHS attraverso la Warner Brothers Records, casa discografica della popstar, rendendo la pietra dello scandalo fruibile al pubblico e vendendo così diverse migliaia di unità.

La nostra storia, però, riguarda qualcos’altro: Justify My Love non ha segnato un’epoca soltanto per lo scalpore suscitato in quegli anni dai fotogrammi del suo video, ma anche per due controversie di natura giudiziaria, entrambe conseguenza di un comportamento alquanto sleale da parte di colui che, per primo, propose il pezzo a Madonna: Lenny Kravitz. Due le accuse in tal senso, mosse al rocker a distanza di qualche mese dalla release del singolo: omissione di credito e campionamento non autorizzato. Per comprendere appieno ciò di cui vogliamo parlarvi, bisogna tornare indietro nel tempo e fermarsi all’estate del ’90. La bella stagione è in pieno corso e Madonna (ancora ignara di tutto) è in giro per il mondo con il suo provocatorio Blond Ambition Tour, quando Kravitz e un produttore di musica hip hop, Andre Betts, si ritrovano in studio a Los Angeles per collaborare alla creazione di una traccia. Betts ha appena trovato in archivio un giro di batteria alquanto interessante, su cui Lenny ha steso un tappeto di archi synth dal suono fosco e velato di intrigo. Assieme ai due musicisti, in quel caldo pomeriggio, c’è una ragazza mora, appena ventenne, nata nella città di Atlanta ma dalle origini messicane: il suo nome è Ingrid Chavez, e si tratta della pupilla di Prince.

Fin dal primo incontro, avvenuto per puro caso in un club di Minneapolis nel dicembre del 1987, la Chavez aveva affascinato l’indimenticabile interprete di Purple Rain esercitando su di lui un ascendente talmente poderoso da diventarne musa ispiratrice. Basti pensare che la sera in cui i due si conobbero, Prince (non esattamente lucido, avendo provato per la prima volta l’ecstasy) decise di mandare a rotoli il tenebroso progetto musicale a cui stava dedicando mente e corpo, The Black Album, e intraprenderne uno diametralmente opposto, più solare e romantico, divenuto in seguito il decimo LP in studio Lovesexy.

Ingrid non è una cantante vera e propria: ama l’arte della poesia, nella quale si cimenta in maniera originale, e ha una voce suadente che le permette di declamare i propri componimenti usando toni carezzevoli e al contempo voluttuosi che inebriano l’udito. Proprio per questa dote, nonché per le invidiabili rime di cui è autrice, Prince le chiederà di comporre e registrare l’intro del brano Eye No, traccia d’apertura di Lovesexy in cui la Chavez sarà creditata con lo pseudonimo The Spirit Child. Non solo: a lei sarà offerto il ruolo da protagonista femminile nel film Graffiti Bridge, lo sfortunato seguito di Purple Rain, scritto e diretto da Prince in persona, che valse al cantante ben cinque Razzie Awards (vale a dire l’antitesi dei più rinomati Oscar). Per una stramba ironia della sorte, il personaggio in questione, Aura, era stato inizialmente pensato per Madonna, ma quest’ultima aveva declinato la parte, per divergenze di visione, quando il progetto cinematografico era ancora uno script allo stadio germinale. Ottenuto il ruolo dopo non poche modifiche apportate da Rogers alla sceneggiatura, la Chavez parteciperà alle riprese del film, che vedrà l’intero cast impegnato per quasi tutto il 1989.

Una sera, tra un ciak e l’altro, Prince e Ingrid si concedono una pausa e decidono di andare a vedere Lenny Kravitz in concerto al First Avenue di Minneapolis. Nel momento in cui la Chavez incontrerà (da sola) il rocker dietro le quinte, al termine dello show, sia lui che lei cadranno vittima di un’infatuazione reciproca: cominceranno a sentirsi e a vedersi più volte, nonostante Kravitz sia già impegnato con la futura moglie Lisa Bonet, e anche Lenny conoscerà il talento creativo della ragazza. Fino ad arrivare a quel caldo pomeriggio d’estate losangelina che porterà alla nascita di Justify My Love. Ben consapevole della vena poetica di Ingrid, Kravitz chiede alla giovane di declamare in studio qualcuna delle sue composizioni nello stile a metà strada fra bisbigliato e parlato che la distingue e che è solita adoperare, seguendo il ritmo vagamente trip hop di quella musica cupa e ammaliante appena modellata da lui e da Andre Betts. Ingrid entra in cabina d’incisione con il suo block notes e comincia a recitare dei versi dal contenuto univoco: sono tratti da una lettera d’amore scritta proprio per Kravitz qualche settimana prima, ma mai imbucata, e rappresentano un languido esemplare di epistolografia erotica (‘I wanna run naked in a rain storm / Make love in a train cross country’) in cui frasi più o meno audaci si alternano a sospiri e perfino aforismi come ”Poor is the man whose pleasures depend on the permission of another” (”Misero è l’uomo il cui piacere dipende dal permesso di un altro”), massima morale che soltanto un estro riflessivo e immaginifico poteva concepire.

Ultimato il pezzo con l’aggiunta di un inciso che ne conterrà il titolo, non passerà molto tempo prima che un entusiasta Lenny Kravitz rechi la registrazione demo della Chavez presso gli uffici della sua etichetta, la Virgin Records, con l’intento di usarla in qualche modo o, piuttosto, farla ascoltare a qualche diva dal nome altisonante. Gli esecutivi della label penseranno subito di proporre il brano a Paula Abdul (in quel periodo all’apice della fama e del successo e sotto contratto proprio con la Virgin), ma Lenny ha già la sua scelta, e quella scelta è Madonna. Quando il brano è assicurato per la Ciccone, Kravitz offre alla Chavez un compenso di 500 dollari, dal momento che la poetessa in erba è ancora priva di un manager e non ha un editore che le permetta di percepire royalties dalle vendite del futuro singolo della superstar italoamericana. Ingrid accetta ingenuamente il denaro, senza dedurre che in tal modo il suo nome non apparirà nei crediti di scrittura della canzone e che il suo ruolo, non ufficialmente riconosciuto, diverrà pari a quello di un ghostwriter. E così accade: Justify My Love esce sul mercato il 6 novembre del 1990 (su CD, musicassetta e vinile) con la dicitura ”Written by Lenny Kravitz / Additional lyrics by Madonna”. La Chavez non è contemplata.

Provvidenziale per Ingrid sarà, nel 1991, l’intervento del suo mentore Prince: ascoltando Justify My Love in radio, Rogers riconosce l’impronta inconfondibile della sua protégé sul pezzo e telefona alla ragazza per redarguirla. La Chavez aveva infatti firmato un contratto esclusivo con la casa discografica del cantante qualche mese prima (la leggendaria e ormai defunta Paisley Park Records) per un album da completare entro la fine dell’anno: c’era dunque il rischio che, alla luce dell’ultimo singolo della Ciccone, la critica giudicasse Ingrid un’insipida wannabe speranzosa di emulare, mediante poesie trasposte in musica, il parlato seducente di Madonna in Justify My Love, quando in realtà si era verificato l’esatto contrario. Sostenuta dal suo amico e guida, la giovane assumerà così un avvocato e intenterà causa contro la Miss Bessie Music, ovvero la compagnia che si occupa dei diritti d’autore per Lenny Kravitz. La battaglia legale portata avanti da Ingrid si concluderà a gennaio del 1992, dopo svariate sedute, con un accordo extragiudiziale tra lei e il rocker, che consentirà alla Chavez di riscuotere il 25% degli introiti dalle vendite di qualsiasi versione del brano (malgrado il suo rappresentante avesse insistito per il 75%) e vedere il proprio nome aggiunto per sempre, e doverosamente, a quello di Lenny e Madonna.

Ma per una controversia giunta al termine in maniera pacifica, ce n’è un’altra in attesa di sviluppi. Nei primi mesi del ’91, tre produttori americani, Hank Shocklee, Eric ‘Vietnam’ Sadler e Chuck D, noti al grande pubblico come parte integrante del team The Bomb Squad, sostengono (non a torto) che, per creare la base musicale di Justify My Love, Kravitz e Andre Betts abbiano sostanzialmente estratto e rubato il drumbeat di Security Of The First World, una traccia strumentale dei Public Enemy, di cui Chuck D è membro, prodotta dal trio e contenuta nel secondo album del gruppo rap, It Takes A Nation Of Millions To Hold Us Back (1988).

In effetti, non solo il giro ma anche il tipo di percussioni udibile in Justify My Love risulta identico a quello del pezzo della band (già mutuato due anni prima dagli irlandesi My Bloody Valentine per la suggestiva Instrumental #2, presente sul lato B di un vinile da 7 pollici allegato alle prime 5000 copie dell’LP di debutto Isn’t Anything). In quel periodo, d’altronde, l’abitudine di ‘campionare’ porzioni di brani altrui, soprattutto in ambito dance e hip hop, non era ancora disciplinata da normative tali da stabilirne limiti e condizioni, ragion per cui, spesso e volentieri, si usava prendere in prestito dei synth riff o altri dettagli sonori e melodici senza il bisogno di dover contattare prima, e creditare poi, l’autore originario. Nonostante la sequenza di Security Of The First World riprenda, a sua volta, l’assolo di batteria eseguito da Clyde Stubblefield in Funky Drummer di James Brown (un break scopiazzato in centinaia di brani a tal punto da divenire uno schema precostituito per mezza musica mainstream), The Bomb Squad muovono causa contro tutte le parti, Madonna e Warner comprese, nel tentativo di ottenere un riconoscimento ufficiale per l’uso non autorizzato del sample. Dietro la decisione di includere Madonna nell’accusa, anziché fermarsi a Kravitz e Betts, si cela probabilmente un’acredine abbastanza fresca ai tempi, dovuta al fatto che la popstar avesse bocciato, soltanto un anno prima, un remix curato da Hank Shocklee per il singolo Cherish, tratto dall’album Like A Prayer dell’89. Alla luce di questo rifiuto, possiamo supporre che la causa costituisse anche una sorta di vendetta da parte del leader dei The Bomb Squad.

Nel frattempo, come la regola del ‘dissing’ impone in campo urban, i tre produttori si fionderanno nuovamente in studio per riciclare il loop della discordia in un pezzo dei Young Black Teenagers, gruppo di giovani freestylers newyorkesi che Shocklee ha da poco scoperto e sta supportando: il brano verrà intitolato To My Donna (pronunciato in realtà come se fosse ‘To Madonna’) e rappresenterà una mera parodia rap di Justify My Love, volta a sbeffeggiare la regina del pop a suon di rime al vetriolo e gemiti di attrici porno riprodotti in sottofondo. Madonna, dal canto suo, si limiterà a difendere l’operato di Lenny Kravitz e Betts durante un’intervista televisiva dell’epoca, dicendo che gli artisti hip hop sono gli ultimi a poter parlare di originalità e di campionamenti illegittimi (al netto dei motivi di cui sopra).

Nel giro di un triennio, Shocklee, Sadler e Chuck D vedranno i propri nomi finalmente immortalati nei crediti di scrittura del pezzo della Ciccone, come già accaduto con Ingrid Chavez: anche in questo caso grazie ad un accordo stipulato al di fuori delle sedi legali. Eppure, se da una parte (quasi) tutti i siti di publishing, atti a tutelare il copyright su Justify My Love, aggiungeranno The Bomb Squad agli autori già registrati, dall’altra Madonna continuerà imperterrita a non far stampare i nomi dei tre beatmakers sul booklet di qualsiasi uscita discografica contenga al suo interno la canzone.

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