Cosa vuole il pubblico da una webzine nel 2016?

Questa settimana ho letto un articolo interessante.

Il tema non era strettamente musicale ma è di quelli caldi del momento e ci coinvolge tutti. Riguarda il rapporto tra un magazine web, il suo pubblico e la visibilità ottenuta dai social network. Il titolo dell’articolo era di quelli tipicamente americani che vogliono darti una guida for dummies per ogni cosa. Faceva più o meno: “come ho triplicato il mio traffico Facebook in due mesi“. L’ha pubblicato The Next Web, magazine di tecnologia che offre spesso spunti stimolanti.

L’articolo partiva benissimo. Spiegava che non esiste nessuna formula magica per arrivare meglio ai lettori. Nessun trucchetto che vinca l’algoritmo Facebook, nessuna strategia di marketing che garantisca più successo di qualsiasi altra. L’articolo spostava l’attenzione sui contenuti del magazine e su quanto questi debbano interessare sinceramente il lettore, e la cosa mi è piaciuta molto. Il senso di tutto è: non sono i numeri che contano, ma quanto il pubblico si trova coinvolto dai contenuti al punto da volerli condividere. È un concetto sacrosanto che troverà d’accordo anche voi lettori, no? Meno espedienti di facciata e più sostanza. Sostanza orientata al pubblico, per essere precisi. Niente di più giusto e condivisibile. Perché il buon giornalismo non è una battaglia di like.

Facebook-Likes

Poi l’articolo andava più in dettaglio e iniziava in quella pratica tipicamente americana di spiegare le cose come fossero un manuale di istruzioni che parla a un lettore che non è andato oltre la licenza media: elenco puntato coi sei passi da seguire. E tra quei passi i principali erano: identificare i topic che hanno più successo tra i migliori magazine dello stesso settore, conoscere i trending topics che tirano tra il pubblico e scrivere articoli su di essi, sforzandosi di offrire qualcosa in più di quel che è stato detto dagli altri.

Lì ho smesso di leggere con interesse. Ho iniziato a scorrere il resto dell’articolo più velocemente, fino alla fine. E quel che mi è rimasto alla fine è quel tipico sapore amaro delle delusioni che senti in gola. Più la sensazione che quell’articolo fosse un po’ indietro coi tempi e fondamentalmente limitato nella visione.

Il perché lo capite, vero?

Il fatto è che, personalmente, ho grande stima di voi in quanto pubblico di lettori, e sono convinto che voi meritiate di più. Sicuramente più di un magazine che non faccia altro che riprendere le notizie e le segnalazioni che fanno gli altri, con l’unico debole proposito di dire qualcosa che gli altri non hanno detto. Perché se tutti i magazine facessero così, il risultato sarebbe uno stuolo di riviste che parlano tutte delle stesse cose, che fondamentalmente sono le stesse identiche cose che segnalano i 3-4 magazine internazionali di riferimento. Il che è esattamente ciò che accade oggi, voi lo sapete benissimo, e peraltro non è niente di tanto dissimile dai motivi per cui anche le lineup degli eventi live di tutto il mondo ormai sono tutte uguali. Se tutti i magazine inseguono i temi “che raccolgono clic“, tutti i magazine parleranno delle stesse cose. È quel che succede già adesso nelle vostre bacheche: arriva il nuovo singolo di James Blake, tutti all’unisono pubblicano il loro tentativo di coprirlo e voi vi ritrovate con decine di articoli tutti uguali.

jamesblakenews

Noi di Aural Crave siamo convinti che i tempi siano maturi per dare al pubblico qualcosa di nuovo. Non la solita lista di news che han già pubblicato tutti gli altri, né il debole tentativo di pubblicarle prima degli altri. Voi non avete bisogno di dieci megafoni che amplifichino i temi caldi. Voi avete bisogno di una visione diversa sulle cose. Di un panorama di segnalazioni che vi dia stimoli nuovi, della possibilità di leggere, ascoltare, farsi appassionare dalle cose che gli altri non vi dicono, presi dal circolo vizioso del riproporre alcune delle news quotidiane pubblicate da Pitchfork.

Gli articoli che hanno riscosso più successo su Aural Crave sono quelli che dicevano platealmente qualcosa di nuovo. Come quello che vi ha raccontato la fine della musica commerciale moderna quando tutti continuavano a parlarne come qualcosa sulla cresta dell’onda. Come la panoramica su un personaggio come Morricone non per i motivi che lo rendono popolare oggi ma per la sua carriera dimenticata da molti. Come la ricerca sui suoni sintetici di un artista che probabilmente non avevate mai sentito nominare. Altro che “lasciarsi ispirare dagli altri magazine di successo“. E anche quando il tema caldo arriva, lo trattiamo sempre da “voce fuori dal coro”, con un atteggiamento da osservatore esterno, da commentatore in tribuna, spesso con toni taglienti e ironici, in un modo che vuole avvicinarsi al punto di vista dei lettori sui flame del web. Infatti è qualcosa che a voi piace, e non lo nascondete.

Per dire che noi sappiamo di stare andando nella direzione giusta, una direzione nuova per uno scenario informativo web affollato che ha proprio bisogno di direzioni nuove. Lo sappiamo non in base ai clic, ma in base ai feedback sinceri dei lettori. Eppure sembra quasi che siamo gli unici, probabilmente perché l’approccio del “seguire la corrente” richiede uno sforzo e una capacità molto inferiori ed è alla portata di tutti.

Quindi voi fate così: non ditelo a nessuno. Non dite all’autore dell’articolo di cui sopra che quel metodo può funzionare ma solo a breve termine e che manca di una visione allargata, e non dite agli altri magazine che a pubblicare cose già dette da altri si rimane a un livello informativo limitato e non si farà mai alcun salto di qualità, oltre al fatto che si fa la figura dei noiosi. Lasciate che se ne accorgano da soli. È un fenomeno già in rapida espansione ed entro breve la cosa sarà evidente a tutti. Noi e voi ce ne siamo accorti prima degli altri, tutto qua. Siatene orgogliosi.

Vedi anche:
facebook_likeFalsi miti e successi immeritati: il potere ce l’ha il pubblico

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