Interview: URAMESHI!, fotogrammi di malinconia contemporanea

URAMESHI! è il nome usato da Guido Maria Maiga, giovane producer svizzero arrivato questa settimana al suo secondo EP ufficiale, Music To Dance Alone, edito in Italia da Doner Music. Sound intrigante, guidato da una punta di malinconia che spesso suona forme prossime al glo-fi (effetto dovuto anche all’uso di chitarre e loop vocali), a tratti baldanzoso a tratti più intimo, comunque cosciente delle espressioni elettroniche moderne. A noi son venute in mente sia la witch house che il sound Brainfeeder, ed è questo che gli abbiam chiesto nella breve intervista concessa ad Aural Crave, insieme ad un paio di altre cose che vi daranno un’idea della semplicità del personaggio. Streaming e intervista shot qui sotto.

 

Come desciveresti la tua musica a chi non ti conosce?

Musica elettronica simpatica. Ma allo stesso tempo un po’ triste, a volte. E non troppo ballabile (ma piano piano sto cercando di renderla tale).

Come funziona il tuo processo di produzione musicale?

Utilizzo il software di produzione musicale Reason. Spesso prima di iniziare un pezzo scrivo qualcosa alla chitarra, oppure cerco di concentrarmi su una batteria particolare. Suonavo in una band (At The Bus Stop) di cui ero il bassista, è un’esperienza che senz’altro ha lasciato delle tracce nel mio modo di produrre.

Il tuo stile comprende diversi trend emersi negli ultimi anni. È possibile rintracciare witch house, glo-fi e tutte le sperimentazioni beats che girano intorno alla Brainfeeder. Hai seguito tutti questi sound o è tutto il risultato della tua ispirazione indipendente?

Sono stato accompagnato nell’adolescenza da tutto quello che é stato l’indie della fine degli anni ’90 / prima e seconda metà del 2000 e arrivare a questo tipo di elettronica é stato un passo quasi naturale. Anche se non volessi fare qualcosa di simile, essendo cresciuto scrivendo pezzi alla chitarra in quella direzione ora é quasi impossibile invertire la rotta. Direi che nel produrre adotto un misto tra ispirazione nei confronti di trend esistenti e ricerca del nuovo

C’è qualche artista in particolare con cui vorresti collaborare?

Morirei per collaborare con un Ben Gibbard di 15 anni fa, ma cercando di essere realisti mi piacerebbe cercare dei feat vocali. Se dovessi guardare in Italia, credo mi piacerebbe un feat. con Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti, anche se non credo possa essere pazzo dei miei pezzi.

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