📌 In questo approfondimento
La serie 2026 su Amazon Prime The Greatest esplora la vera storia di Cassius Clay/Muhammad Ali, ripercorrendo la sua ascesa dalle Olimpiadi del 1960 fino alla vittoria del titolo mondiale del 1964 contro Sonny Liston. Questo fact-check storico esamina il ruolo reale dell’avvocatessa Alberta O. Jones, le tensioni nel camp di Archie Moore e il legame con Malcolm X. Scopriamo la verità sui passaggi chiave dello show, dal destino della medaglia d’oro olimpica fino ai personaggi e ai dettagli romanzati per la televisione.
Questa analisi è disponibile anche in inglese: The Greatest Fact-Check: What’s Real and What’s Dramatized in the Muhammad Ali Series
The Greatest è l’ultima produzione TV dedicata alla vita di Cassius Clay/Muhammad Ali, e ancora una volta diventa affascinante esplorarne i dettagli e comprovarne la veridicità. La serie su Amazon Prime ripercorre gli anni immediatamente precedenti alla vittoria del titolo di campione del mondo dei pesi massimi e all’annuncio ufficiale del suo nuovo nome, Muhammad Ali, come affermazione della sua nuova identità e della fede musulmana.
Gli otto episodi su Prime ci raccontano una storia di resistenza, di frustrazione, di media contrari, di eventi singoli che hanno messo più volte a rischio la sua intera carriera. Ed è naturale che le domande si siano accumulate: The Greatest è abbastanza fedele alla storia vera di Muhammad Ali, giusto con qualche piccola concessione creativa che rende le cose più particolari. Analizziamo insieme le domande più grosse intorno alla serie, cosa è realtà e cosa è finzione, con fatti documentati dietro ai momenti più importanti della vita del pugile in quegli anni.
Muhammad Ali ha davvero lanciato la medaglia d’oro olimpica nel fiume?
Questo è uno dei miti più grossi della storia di Muhammad Ali, ma è considerato un falso storico. Si tratta però di una voce che lui stesso ha fatto nascere, nella sua autobiografia del 1975 “The Greatest: My Own Story.”
Secondo quanto racconta Muhammad Ali in quella autobiografia, le cose sono andate proprio come le mostra la serie The Greatest: il giovane Cassius Clay era entrato in un diner e aveva ordinato in tutta tranquillità, con la sua medaglia d’oro al collo, ma il proprietario si è rifiutato di servirlo in quanto nero. Disgustato dal razzismo che permeava la società degli Stati Uniti, il futuro campione del mondo gettò la sua medaglia d’oro nel fiume Ohio, in un gesto di frustrazione.
La storia è servita a sensibilizzare il pubblico su quanto pesasse il razzismo in quegli anni nella giovane mente di Muhammad Ali. Ma come raccontò l’autore Thomas Hauser in questo articolo del 2016 per The Guardian, lo stesso Muhammad Ali gli confessò di averla semplicemente persa, e che quella storia semplicemente funzionava bene nella sua autobiografia.
La storia comunque riparò al danno: nel 1996, alle Olimpiadi di Atlanta, Muhammad Ali ricevette ufficialmente una medaglia d’oro sostitutiva che prendesse il posto di quella persa quasi quarant’anni prima.
Chi è Alberta O. Jones, l’avvocato nero che rappresentò Muhammad Ali per il suo primo contratto?
Questa invece è una storia vera: Alberta Odell Jones è stata una delle prime donne afro-americane a diventare un avvocato iscritto all’albo, e fu proprio lei a rappresentare gli interessi di Cassius Clay per il suo primo contratto professionista con il Louisville Sponsoring Group. Come ricorda sua sorella Flora in quest’articolo su Texans Wire, Alberta si prese a cuore la questione e riscrisse di fatto il contratto che lanciò la carriera di Cassius Clay, curandone gli interessi economici e garantendo l’istituzione di un fondo che avrebbe potuto essere sbloccato solo dopo che Ali avesse compiuto 35 anni.
Alberta Jones fu uccisa nel 1965, in un omicidio rimasto irrisolto ancora oggi. Come racconta questa audio story nella serie “Unresolved” di PBS, nel 2018 l’FBI ha inserito il suo omicidio tra i “cold cases” per i quali potrebbero ancora emergere informazioni utili in futuro.
Davvero Cassius Clay abbandonò in maniera polemica il training camp di Archie Moore?
L’episodio che racconta il modo in cui Cassius Clay lasciò il Salt Mine Camp in aperta polemica con Archie Moore potrebbe essere stato accentuato per esigenze narrative, ma i fatti confermano la versione che vediamo in The Greatest.
Archie Moore è stato campione del mondo dei pesi mediomassimi dal 1952 al 1962, e fu davvero trainer del giovane Cassius Clay. Il suo “Salt Mine Camp” propugnava una modalità di allenamento ispirato al duro lavoro che storicamente gli uomini facevano nelle miniere di sale.

Il suo metodo non prevedeva eccezioni: Archie si aspettava che Cassius Clay si comportasse come tutti gli altri, dedicandosi a compiti umili come pulire le stanze o lavare i piatti. Anche dal punto di vista tecnico, Archie Moore pretendeva che Cassius Clay cambiasse il suo stile, imparando a coprire il volto invece di basarsi sulla sua abilità di schivare i pugni.
Cassius Clay, fresco di medaglia olimpica, riteneva che non poteva perdere tempo in compiti domestici, e decise di interrompere quell esperienza e tornare a casa. Poco tempo dopo, incontrò l’allenatore che lo condurrà al titolo mondiale, Angelo Dundee, che invece riteneva di grande importanza preservare l’unicità stilistica di Muhamamd Ali, per quanto fosse non convenzionale.
Nel 1962, Cassius Clay affrontò sul ring Archie Moore e, rispettando la previsione fatta prima dell’incontrò, lo mandò al tappeto al quarto round. Rivedendo gli highlights dell’incontro in questo video storico, possiamo notare come lo stile unico di Cassius Clay era rimasto intatto: i tentativi che Moore fece anni prima di portarlo in uno stile tecnico convenzionale non erano riusciti.
È vera la storia di Sonny Liston mostrata in The Greatest?
The Greatest fa un egregio lavoro nel mostrare il lato umano di Sonny Liston, che fu campione del mondo dei pesi massimi dal 1962 al 1964, fino all’incontro con Muhammad Ali.
Sonny Liston ebbe un’infanzia difficile, segnata dall’estrema povertà. Crebbe in condizioni disagiate e entrò in giovane età in una gang a Saint Louis. Finì in prigione molte volte, e la scena che ce lo presenta in The Greatest proviene dal suo periodo di detenzione che terminò nel 1952.
Dopo di ciò, la sua carriera nel pugilato ebbe ufficialmente inizio, ma le cose in quel periodo andavano proprio come ce le mostra la serie: il mondo del pugilato era piagato dall’influenza delle mafie, e Sonny in effetti era controllato dalla criminalità organizzata, che lo usava persino come esattore. Fu proprio questo a ritardare l’incontro contro Floyd Patterson che doveva darli l’occasione di diventare campione del mondo.
Sul ring, Sonny Liston era considerato “uno dei più spaventosi, massicci, e potenti pesi massimi di tutti i tempi.” Il match del 1962 contro Floyd Patterson andò proprio come lo vediamo in The Greatest: Sonny Liston mise il campione del mondo KO in 2 minuti e sei secondi, al primo round.
Ma come sua moglie Geraldine cercò sempre di far capire al mondo, dietro alle apparenze si nascondeva un uomo che la vita aveva messo a dura prova, e che aveva trovato nella boxe un modo per ritrovare la dignità meritata.
Davvero Geraldine lasciò Sonny Liston pochi giorni prima dell’incontro con Muhammad Ali?
Di questo specifico aneddoto non c’è traccia nelle notizie storiche e nelle biografie su Sonny Liston, dunque è bene interpretarla come una libertà artistica che si è presa la serie The Greatest. Geraldine Liston è stata al fianco di Sonny per tutta la sua carriera, ed è stata lei a trovare il corpo del marito senza vita nella villa di Las Vegas nel 1971.
La foto qui sotto mostra Sonny Liston che abbraccia sua moglie Geraldine nell’ottobre 1962, poche settimane dopo aver vinto il titolo di campione del mondo dei pesi massimi.

Fu davvero così problematico il rapporto con Malcom X per la stampa del tempo?
Sì, la vicinanza di Malcom X a Muhammad Ali rappresentò un grosso problema per il modo in cui la stampa americana affrontò il pugile in quegli anni, specialmente nel periodo immediatamente precedente all’incontro per il titolo di campione del mondo.
La Nation of Islam che si andava espandendo in quel periodo era visto come un movimento dai tratti sovversivi, che univa i predicamenti islamici al nazionalismo afroamericano. Malcom X era considerato una delle figure più influenti della Nation of Islam, ed era stato lui ad avvicinare Muhammad Ali alla religione. Alcune settimane prima dell’incontro, era stato il padre del pugile, Cassius Clay Sr., a dichiarare pubblicamente che suo figlio si era unito ai “Musulmani Neri,” e il promotore principale dell’evento, Bill MacDonald, minacciò davvero di far cancellare l’incontro. Il timore della società e della stampa americana era che quell’incontro si trasformasse in un evento promozionale per la politica di Malcom X.
Fu chiesto a Cassius Clay di prendere ufficialmente le distanze dalla Nation of Islam, ma il pugile non ne aveva nessuna intenzione. Per evitare che la situazione degenerasse, fu Malcom X a prendere iniziativa, uscendo di scena pubblicamente e restando fuori dai riflettori fino al giorno dell’incontro, a cui assistette comunque dal vivo. Il passo indietro di Malcom X fu decisivo per evitare la cancellazione di quell’incontro.
Le affinità tra Malcom X e Muhammad Ali non durarono a lungo. Quando nel 1964 Malcom X abbandonò polemicamente la Nation of Islam, iniziarono le minacce di morte da parte del gruppo religioso. Malcom X provò a convincere Muhammed Ali a seguirlo nella Muslim Mosque Inc., l’organizzazione religiosa fondata da lui stesso quell’anno, ma il pugile restò fedele alla Nation of Islam. Quando Malcom X fu assassinato dai membri della Nation of Islam, si temette che il suo seguito sfogasse la rabbia proprio contro Muhammad Ali, che invece era pubblicamente appoggiato dalla N.O.I. Per questo motivo, il secondo incontro tra Ali e Liston, che ebbe luogo l’anno dopo, fu caratterizzato da un dispiego di forze dell’ordine senza precedenti.

Come andò davvero l’incontro con Sonny Liston?
Il match che consegno la cintura di campione del mondo dei pesi massimi a Muhammad Ali andò in maniera molto fedele a come ce lo mostra la serie The Greatest. Muhammad Ali mise in mostra fin dal primo round la sua velocità di gran lunga superiore a quella di Sonny Liston, che secondo le fonti storiche si era allenato meno del solito nei giorni precedenti all’incontro, sottovalutando le condizioni del suo avversario.
Alla fine del quarto round, però, Cassius Clay tornò al suo angolo spiegando che non ci vedeva più. Il suo allenatore, Angelo Dundee, non capiva cosa stesse succedendo, e l’impasse si prolungò al punto che l’arbitrò fu vicino a squalificarlo e concludere l’incontro. Secondo quanto dichiarato successivamente da Dundee, c’era effettivamente qualcosa di urticante negli occhi di Cassius Clay: prima di sciacquargli il viso, passò un suo dito sugli occhi di Clay, poi sui suoi, e gli iniziarono a bruciare vistosamente.
Per evitare che l’incontrò venisse interrotto con la sconfitta di Cassius Clay, Dundee gli diede un ordine ben preciso: “corri.” Durante il quinto round, Cassius Clays fece di tutto per stare a distanza da Sonny Liston, e quando tornò sul ring per il sesto round, aveva recuperato la sua vista.
Il match è terminato non appena Sonny Liston è rimasto seduto al suo angolo al suonare della campana, per via di una spalla gravemente infortunata. Nel momento in cui Cassius Clay capì di aver vinto, si esibì nei passi rapidi che divennero famosi come l’“Ali Shuffle.” E nello stile verbale che aveva caratterizzato la sua ascesa fino a quel momento, urlo alla stampa quello che poi è diventato il titolo della serie del 2026: “I’m the greatest.”
Anche il secondo incontrò con Sonny Liston, l’anno dopo, entrò nella storia per aneddoti controversi e scatti immortali. Ma questa è un’altra storia, che magari verrà raccontata da un’altra produzione futura.
