Anche Lisbona, come Roma, è ricordata per le sue sette alture principali ed è definita “città bianca” per la luce particolare che illumina le sue strade ed i suoi vicoli, favorita dalla pietra calcarea degli edifici. Ma la fama di “città bianca” le è stata attribuita anche per i chiari riflessi del sole che si irradiano verso l’estuario del fiume Tago.
Lisbona, la città più popolosa del Portogallo, è la capitale più occidentale del continente euroasiatico, adagiata alla foce del fiume Tago, le cui rive sono collegate da due grandi ponti, il “25 aprile”, costruito nel 1966, ed il “Vasco de Gama”, lungo più di 17 km ed inaugurato il 29 marzo 1998, in occasione dell’Expò. Il ponte 25 aprile (dal giorno del 1974 in cui partì la Rivoluzione dei Garofani), che collega Lisbona alla città di Almada, sembra quasi la copia del Golden Gate di San Francisco, città americana con la quale Lisbona è peraltro gemellata.
Secondo gli archeologi, la città di Lisbona fu abitata fin dal Neolitico da tribù autoctone di origine iberica, come dimostrano alcuni dolmen e menhir, che si possono ammirare nelle zone rurali nei dintorni della città. Gli scavi compiuti negli ultimi decenni hanno fatto ipotizzare che l’area geografica di Lisbona fosse sotto il dominio dei Fenici fin dal 1200 a.C. Si pensa che un vero e proprio centro commerciale fenicio sorgesse sul versante meridionale della collina del Castello. Ciò che rendeva appetibile l’insediamento fenicio era soprattutto il porto naturale disegnato dalla foce del fiume Tago. L’antica Lisbona, perciò, rappresentava una tappa privilegiata per assicurare le derrate alimentari agli equipaggi in viaggio verso le Isole Scilly e la Cornovaglia. Ma Lisbona era importante anche per lo scambio con l’entroterra, imponendosi come ideale via d’accesso per raggiungere le miniere ricche di metalli preziosi e per il commercio di prodotti come il sale ed i tanto inneggiati cavalli lusitani. Tra gli studiosi ancora si dibatte se Lisbona sia stata fondata dagli stessi Fenici o se questi abbiano sfruttato un insediamento già preesistente. Alcuni reperti risalenti all’VIII secolo, ritrovati sotto la cattedrale, hanno fatto pensare ad un’origine fenicia della città. Tuttavia, in questi ultimi anni, gli storici hanno maturato l’idea che Lisbona fosse un insediamento già abitato da tribù autoctone che avrebbero mantenuto fiorenti relazioni commerciali con i Fenici e dai quali avrebbero mutuato gran parte dei costumi. E’ interessante notare che anche Lisbona è legata al mito di Ulisse. I Greci, infatti, la conoscevano come “Olisipo” che, secondo la leggenda, sarebbe stata fondata da Ulisse durante l’avventuroso ritorno da Troia verso Itaca. Olisipo , perciò, sarebbe nata dopo l’impresa di Ulisse di superare le Colonne d’Ercole, un peccato di hybris che gli dèi non avrebbero perdonato, ma ne parleremo in seguito. Per gli storici, il nome di “Lisbona” avrebbe una radice pre-romana e si collegherebbe all’espressione fenicia “Alis-Ubbo”, che si può tradurre con l’espressione “insenatura amena”, con riferimento chiaro alla posizione della città rispetto al fiume Tago. Il termine si sarebbe evoluto nell’Olisipo, così come conosciuta dai Greci, divenuta in seguito capitale della Lusitania romana. A partire dall’VIII secolo d.C., con la dominazione araba, la città fu denominata Al-Usbuma o Al-Ishbuna, per arrivare, attraverso varie mutazioni fonetiche, al moderno Lisboa in portoghese e Lisbona in lingua italiana.
Olisipo fu un’importante colonia della Repubblica romana, alla quale fu attribuito il nome di Felicitas Julia, potendo godere di importanti privilegi come l’estensione della cittadinanza romana a tutti gli uomini liberi che vi abitassero e l’esenzione dal pagamento delle tasse. Nel periodo di Augusto furono costruite le mura difensive ed Olisipo si arricchì di prestigiosi edifici, come le terme, un grande teatro, numerosi templi, un vasto foro, una necropoli e diverse dimore signorili nella zona dove attualmente si trova il Castello di San Giorgio e la Baixa. Nel V secolo la costa portoghese subì invasioni da parte degli Alani, dei Vandali e dei Suebi, che costituirono un regno che comprendeva il nord del Portogallo ed una parte della Spagna atlantica. Alla fine del sesto secolo, Olisipo entrò a far parte del regno visigoto di Toledo ed era già conosciuta con il nome di Ulishbona. Dal 711 Lisbona fu conquistata dagli Arabi e la città conobbe una notevole espansione, sviluppandosi in particolare nel quartiere dell’Alfama, uno dei pochi ad aver conservato l’antica fisionomia, avendo subito lievi danni a seguito del disastroso terremoto del 1755.
Nel periodo arabo cominciò la vocazione cosmopolita di Lisbona: musulmani, cristiani ed ebrei convivevano in un clima di relativa pace e prosperità. Nonostante che tra la fine dell’VIII e la metà del IX secolo, si fossero susseguiti eventi drammatici come il saccheggio orchestrato da Alfonso II delle Asturie e l’attacco dei Vichinghi, la città continuò ad essere un importante centro commerciale, fino ad essere integrata nel IX secolo nel fiorente califfato di Cordova. In realtà Lisbona godeva di una certa autonomia, in quanto elevata alla dignità di una “taifa” di fatto indipendente da Cordoba. Numerosi storici musulmani cantarono la bellezza di Lisbona, tra questi Yaqut e Muhammad al-Idrisi.
Dopo un lungo assedio, un esercito formato da truppe portoghesi e crociate, sotto il comando di Alfonso I, conquistò Lisbona aprendo anche a negoziati con i governatori musulmani. Nel 1255, Lisbona diventò la capitale del regno di Portogallo, anche grazie alla sua posizione centrale rispetto all’altra storica città che ne contendeva il primato, Braga. Sventato l’assedio da parte della Corona di Castiglia tra il 1383 ed il 1385, l’autonomia del Portogallo si consolidò anche grazie ad una fitta rete di alleanze straniere. Dopo secoli di pacifica convivenza tra le diverse correnti religiose, nel 1496 fu decretata l’espulsione o la conversione forzata di tutti i non cristiani. Le forti tensioni, determinate anche da veementi ed invasati predicatori, sfociò nel 1506 nel tragico evento passato alla storia come “massacro di Lisbona”, durante il quale furono trucidati tantissimi ebrei e musulmani che non si erano convertiti o avevano soltanto finto di farlo. A seguito di questo evento, i sopravvissuti, ebrei e musulmani, partirono per i Paesi Bassi, l’Inghilterra, l’Italia, l’impero Ottomano e la nascente colonia del Brasile.
Fu proprio il XVI secolo, il periodo più splendido di Lisbona, quando diventò il punto di partenza ed uno dei centri commerciali più importanti per gli scambi con l’Africa, l’India, l’Estremo Oriente ed il Brasile. A questo periodo risale il cosiddetto “stile manuelito”, con la costruzione dei più importanti monumenti di Lisbona, la Torre di Belem ed il Mosteiro dos Jeronimos. Per circa sessant’anni, tra il 1580 ed il 1640, il Portogallo passò sotto la sovranità spagnola (Unione iberica), fino alla congiura ordita nel palazzo della Ribeira, da cui derivò l’arresto della viceregina Margherita di Savoia e la dichiarazione di decadenza di Filippo IV di Spagna. Al suo posto fu proclamato re Giovanni IV del Portogallo della dinastia dei Braganza.
Devastante fu il terremoto del 1 novembre 1755, quando fu distrutto circa l’85% degli edifici cittadini, a seguito dei crolli, degli incendi e del terribile tsunami generato dalla scossa tellurica. Lisbona, che prima del sisma contava circa 250.000 abitanti, una cifra impressionante per l’epoca e che ne faceva una delle più grandi città d’Europa, fu decimata e devastata. Dopo una breve fase di dominazione napoleonica, nel 1822, quando fu proclamata l’indipendenza del Brasile, Lisbona perse gran parte della propria importanza come centro economico. Tuttavia, proprio nel diciannovesimo secolo, la città andò ad assumere l’aspetto odierno, con numerosi interventi di modernizzazione ed espansione dell’area urbana. All’inizio del ventesimo secolo, nel 1910, fu proclamata la Prima Repubblica portoghese, una volta deposto il giovane re Manuele II. Nel 1926 un colpo di stato inaugurò la dittatura militare portoghese, trasformandosi nel 1933, in uno stato autoritario e conservatore, con l’inizio del cosiddetto Estado Novo, descritto da alcuni storici come una forma di fascismo, ispirato all’omologo movimento italiano. Nel corso della seconda guerra mondiale, il Portogallo si mantenne neutrale e, per questo, Lisbona fu uno dei principali porti da cui partirono i profughi che volevano raggiungere Brasile, Argentina e Stati Uniti. Nel 1974 a Lisbona, con la “rivoluzione dei garofani”, iniziò il processo di democratizzazione del Portogallo con la caduta del regime dell’Estado Novo. Nel 1986 il Portogallo è entrato a pieno titolo nell’Unione Europea, allora chiamata “Comunità Economica Europea”.
Lisbona, paragonata ad una sirena, non si affaccia direttamente sull’Oceano Atlantico, ma si allunga sulla foce del fiume Tago. La città si compone di una vasta zona pianeggiante centrale, la Baixa, a sua volta circondata da colline che raggiungono anche i duecento metri di altezza. La capitale portoghese affascina con i suoi quartieri arroccati come il Barrio Alto e l’Alfama, la già menzionata zona araba di epoca medievale, sopravvissuta al devastante terremoto del 1755. La bellezza di Lisbona è stata cantata nel tempo proprio per la sua particolare conformazione geografica e per il clima oceanico decisamente favorevole: temperato in inverno e mite d’estate. Città di esploratori e di conquistatori, animata e struggente al tempo stesso, è ben rappresentata dal fado, il ballo “sensuale” che incarna lo spirito dei Portoghesi. Le colline che formano la città offrono vari punti panoramici dall’alto, i miradouro, da cui si può godere una spettacolare vista dei tetti, del fiume e dei monumenti, sullo sfondo dell’onnipresente ponte 25 aprile. Tra i più famosi “miradouro” di Lisbona vi è sicuramente quello di Sao Pedro de Alcantara e quello da Graca, uno luogo quasi segreto, che si incontra per caso, da dove si ammirano magnifici scorci pittoreschi soprattutto al tramonto.
Il simbolo forse più iconico di Lisbona è la Torre di Belem, eretta tra il 1515 e il 1521, sulle acque del fiume Tago, mescolando con maestria elementi romanico-gotici e manueliti. Da questa massiccia torre, decorata con merli, torricelle e balconcini, Vasco de Gama intraprese la sua memorabile avventura verso le terre che ancora venivano indicate come le “Indie”. Nella stessa località di Belem, si trova il Monastero dos Jeronimos, l’edificio più monumentale della capitale portoghese, oggi inserito nel patrimonio dell’umanità UNESCO. I lavori di costruzione del monastero durarono per settant’anni, dal 1502 al 1572, ed ancora colpisce per l’eleganza e la maestosità dell’architettura, qualità che si sposano perfettamente con la linea delicata delle forme e delle proporzioni. Tra i tanti ascensori e funicolari sparse per le vie di Lisbona, l’elevador de Santa Justa, in precedenza chiamato Ascensor Ouro-Carmo, è quello senza dubbio più fotografato dai turisti. La cabina in legno, a cui si aggiungono elementi decorativi in ottone, si inserisce in una struttura di stile neogotico, progettata da Mesnier du Ponsard. Nel punto apicale del percorso, ci si imbatte in un altro magnifico belvedere della città fino a comprendere le significative rovine della Chiesa del Convento do Carmo, resistite al terremoto del 1755 e che raccontano l’incredibile storia di una città che ha saputo risorgere dalle proprie ceneri. E tra gli edifici religiosi di Lisbona, degna di menzione, perché di grande pregio artistico, è la cattedrale che si staglia imponente al visitatore in cima al Largo da sé, al centro di un colorato crocevia solcato dai tipici tram di colore giallo. La cattedrale, edificata nel XII secolo, fu distrutta da due terremoti ed ogni volta ricostruita con alcune varianti. Oggi si presenta come un complesso di differenti stili architettonici. In particolare, si nota il contrasto tra la facciata, caratterizzata da un profondo rosone e da due torri massicce, in stile prettamente romanico, e la parte interna a croce latina che, seppure offra un ambiente austero e raccolto, non è priva di intense decorazioni barocche.
Lisbona è anche una città che ama molto l’arte in tutte le sue forme, come dimostrano i suoi principali musei. In particolare, il Museu Calouste Gulbenkian, è forse il museo più bello del Portogallo, potendo contare su una delle collezioni più prestigiose e ricche d’Europa. Nelle sue gallerie sono esposte più di 1400 opere, tra cui spiccano alcuni dipinti di Rubens, di Rembrandt, di Monet e di Renoir, nonché rare sculture come il celebre originale in marmo della Diana di Houdn, un tempo di proprietà di Caterina di Russia. Molto originale è il Museu Nacional dos Coches (Museo Nazionale delle Carrozze), collocato nel Picadeiro Real, l’antico maneggio dei regnanti annesso al Palazzo di Belem, attualmente riconvertito in residenza del presidente della repubblica. Al suo interno è esposto un elevato numero di cocchi, carrozze e carrozzelle di diverso genere e risalenti ad epoche diverse. Tra tutti i pezzi, quello più antico e pregevole, è la carrozza appartenuta a Filippo II del Portogallo datata 1619.
Anche Lisbona ha le sue tradizioni e le sue leggende, come quella rappresentata dal corvo, il volatile raffigurato nello stemma della città assieme ad una caravella. Il simbolo del corvo è strettamente legato alla leggenda medievale che riguarda il patrono della città, San Vincenzo di Saragozza. Una tradizione popolare racconta che, dopo il martirio del santo, alcuni corvi avrebbero protetto le sue spoglie dagli attacchi degli animali selvatici. Quando poi nel 1173, il re del Portogallo ordinò che le reliquie fossero trasportate via mare fino a Lisbona, un gruppo di corvi avrebbe scortato la caravella, vegliando sul corpo di san Vincenzo fino all’arrivo nella capitale portoghese. A differenza della maggior parte dei luoghi, dove il corvo è associato alla sfortuna, a Lisbona il corvo è considerato di buon auspicio e foriero di protezione divina. Oggi la figura del corvo è di frequente celebrata anche nella street art dei quartieri popolari della città. Secondo una narrazione affascinante quanto improbabile, la sorte di Lisbona sarebbe legata all’eroe omerico Ulisse. Si racconta che il re di Itaca, durante l’avventuroso viaggio per rientrare in patria dopo la guerra di Troia, oltrepassate le colonne d’Ercole che, per i Greci segnavano il limite del mondo conosciuto, avrebbe raggiunto le coste dell’attuale Portogallo. Attratto dalle bellezze naturali del luogo e dall’insenatura naturale della foce del fiume Tago, Ulisse decise di fondare una delle città più fiorenti del mondo, ignorando di essere arrivato nel regno di Ofiusia (terra dei serpenti), governato da una terribile regina con il corpo da donna ma con la coda da rettile. Ulisse non si fece irretire dagli spaventosi rettili guidati dalla regina e con il suo fascino riuscì a far innamorare perdutamente di sé la sovrana, al punto che lei stessa gli donò il suo territorio. Dopo un po’ di tempo, come era avvenuto in altri suoi menage amorosi, l’eroe si stancò della donna e, con l’aiuto di un fedele compagno, escogitò lo stratagemma per darsi alla fuga. Mentre l’amico si intratteneva con la donna-rettile, Ulisse rifornì di grano ed altre cibarie una ben equipaggiata imbarcazione e iniziò, ancora una volta, a navigare. L’improvvisa partenza dell’amato fece piombare la regina nella più cupa disperazione e, pur non potendo correre rapidamente, perché impedita dal peso della lunghissima coda, strisciò con furia fino alla foce del fiume Tago. Lo sforzo sovrumano compiuto dalla donna-rettile disegnò sul terreno le sette colline dove sarebbe sorta Lisbona. Nel guardare verso il mare aperto la nave di Ulisse che si allontanava, la donna straziata dal dolore si accasciò sulla riva ed esalò l’ultimo respiro. Ancora oggi è poetico immaginare che le colline che formano la capitale portoghese si protendano verso l’oceano alla ricerca di un amore perduto.
Vi è anche una leggenda oscura che riguarda la città di Lisbona: i cosiddetti fantasmi del “Rossio”(Praca Dom Pedro IV), la famosissima piazza che si trova nel cuore della capitale, che per tanti secoli è stata il teatro dei suoi eventi più importanti. Dove oggi sorge il maestoso Teatro Nacional D. Maria II, un tempo gettava le sue ombre il Palazzo Estaus, sede del tremendo e crudele tribunale dell’Inquisizione. I poveri condannati per eresia e stregoneria, dopo un processo a dir poco sommario, venivano imprigionati per essere poi arsi vivi nella pubblica piazza nei roghi, tristemente noti con il nome di “autodafé”. I condannati partivano nel loro ultimo e tragico corteo dalla vicina Chiesa di Sao Domingos ed i racconti popolari descrivono come ancora oggi i ciottoli a onde della piazza siano i testimoni, in maniera metaforica, del dolore di quei poveri sventurati. Alle tante vittime dell’Inquisizione, si aggiungono le migliaia di persone che persero la vita a seguito del già citato terremoto del 1755 e dell’incendio che nel 1959 devastò la Chiesa di Sao Domingos, dove ancora si possono osservare le pareti annerite dal fumo e le colonne di pietra spaccate dal calore.
L’Oceano Atlantico dista pochi chilometri da Lisbona e la sua località più celebrata è sicuramente Cascais, nota fin dal diciannovesimo secolo per il turismo d’elite. Nata come suggestivo borgo di pescatori, la cittadina diventò residenza estiva della famiglia portoghese e dell’alta nobiltà, ospitando anche l’esiliata famiglia dei Savoia dopo la proclamazione della Repubblica Italiana. Il centro storico presenta il fascino tipico della calcada portuguesa, con case multicolori, botteghe di artigianato ed i ristoranti che offrono le specialità locali. A ridosso del centro storico, si trovano spiaggette ed insenature sabbiose pittoresche e poetiche, come la Praia da Ribeira, la Praia Santa Marta e la Praia della Rainha, dove anche in piena estate la temperatura difficilmente supera i trenta gradi. Procedendo sulla rive dell’oceano, in un panorama di incantevole e selvaggia bellezza, si arriva alla boca do inferno (bocca dell’inferno), una misteriosa ed impressionante voragine creatasi nella scogliera a picco sul mare, dove le onde dell’Atlantico si infrangono con tutto il loro inarrestabile impeto.
E nei pressi della capitale più occidentale d’Europa non può che trovarsi anche il punto più ad ovest del continente euroasiatico: cabo de roca, situato all’interno del Parco Naturale di Sintra-Cascais, nella frazione Colares del comune di Sintra (di questa città ne abbiamo già parlato con l’articolo pubblicato il 9 marzo 2023), a circa 40 chilometri dalla capitale. Simbolo del luogo è l’antico faro, attivo fin dal 1772, che ancora rappresenta un importante punto di riferimento per la navigazione. Intorno alle scogliere di cabo de roca, si incrociano percorsi panoramici a strapiombo sul mare, magnifici ma impervi. Il tragitto forse più ambizioso da completare, per la sua ripidità e per le variazioni improvvise di direzione, è quello che conduce alla spettacolare ed onirica Praia da Ursa. Le pareti rocciose del promontorio di cabo de roca, che raggiungono un’altezza di 140 metri, regalano una vista sconfinata dell’oceano che anticamente era considerata “la fine del mondo”. L’idea è ben resa dalla frase del poeta Luis Vaz de Camoes incisa sul monumento in pietra: “Qui dove la terra finisce e comincia il mare”