📌 In questo approfondimento
The Last House è un survival horror poco convenzionale in cui i mostri non sono del tutto malvagi. Nella sua essenza, il film si rivela un’allegoria della misericordia verso ogni forma di vita. Il rifiuto del mostro di uccidere gli umani rispecchia direttamente l’atto di compassione della scena iniziale della pesca, radicando l’invasione planetaria nei temi della coesistenza ecologica. Questa analisi scompone gli indizi visivi che spiegano perché la famiglia rimane intrappolata, come fa la casa a reggere e in che modo lo scontro finale di Jason conquista la loro libertà.
Questa analisi è disponibile anche in inglese: The Last House Ending & Its True Meaning: Why the Monster Keeps the Family Alive
C’è una scena significativa, posta proprio all’inizio di The Last House, che sembra messa lì per caso. Il protagonista, Jason, sta pescando sul molo e vede la tempesta arrivare. Pesca il suo primo pesce da diversi giorni, lo prende tra le mani, e gli parla. “Sei troppo piccolo,” dice, e lo lascia andare, in un gesto di misericordia e rispetto verso la vita e la natura. Poi torna a casa, e gli eventi iniziano a prendere una svolta apocalittica.
In quel momento del film non lo sappiamo ancora, ma The Last House ci ha già dato la chiave di lettura che spiega l’intero film.
The Last House, la spiegazione della trama: la pioggia e il “mostro buono”
Le piogge iniziano quel giorno. Secondo la narrazione che la bambina Ruth ci offre di quegli eventi, quelle pioggie hanno segnato l’inizio della fine del mondo. Da quel momento, la famiglia Delgado è intrappolata nella loro stessa casa: nessuna porta o finestra si apre, nemmeno provare a rompere i vetri serve a qualcosa. È come se la pioggia, l’acqua fosse diventata una forza soprannaturale che intende sigillare la famiglia in casa, insieme ai vicini.
Passano le settimane, i mesi, gli anni, e la situazione non cambia. Fuori di casa la natura ha riconquistato gli spazi civilizzati. La famiglia impara a sopravvivere cacciando attraverso la ciminiera, attraverso delle trappole inventate dal padre Jason, un ingegnere. Ruth prende nota di tutte le volte che vede il mostro nella pioggia: lo chiama “rain walker,” e prova più volte a spiegare alla famiglia che è buono, a differenza degli altri.
Un giorno, il mostro penetra nella casa. La visita, si avvicina ai membri della famiglia, ne distrugge la coltivazione per colpa dell’acqua salata di cui è bagnato. Ma non sembra in effetti un’entità aggressiva: non prova ad attaccare nessuno. Una volta terminata la sua visita, esce di casa e la sigilla nuovamente.
Tutti i vicini di casa della famiglia Delgado sono morti. La vicina che faceva jogging quando tutto è iniziato torna dopo alcune settimane, terrorizzata, dicendo che “sono tutti morti” e intimando alla famiglia di non farsi vedere. Sembra la fine del mondo, e man mano che il film si sviluppa, quella sembra effettivamente l’ultima casa con degli umani vivi dentro, mentre il mondo è diventato ormai di proprietà della pioggia.
Le domande, quindi, sono molte: perché proprio la famiglia Delgado è l’unica sopravvissuta all’apocalisse? Chi sono questi mostri tentacolari che hanno invaso il mondo, e perché non hanno ancora ucciso i protagonisti? La risposta ha un contenuto altamente simbolico, e alcune scene significative del film danno degli indizi ben precisi.
Chi sono i mostri? Perché la famiglia è intrappolata in casa?
Avete notato l’adolescente Graham che, nei momenti vuoti delle giornate passate in casa, si avvicina all’acquario e batte un dito contro il vetro, cercando di comunicare con i pesci al suo interno?
Quello che sta accadendo alla famiglia Delgado è esattamente quello, ma a ruoli invertiti.
Il giorno dell’inizio delle pioggie, le creature misteriose dell’oceano inesplorato prendono il controllo del mondo. Sono loro ora l’essere vivente in cima alla catena alimentare del mondo, e cacciano gli umani, uccidendoli in tutto il pianeta e prendendo il controllo del loro territorio. Ma quello specifico quartiere nella periferia di Seattle sembra avere una sorte differente: le strade non vengono sommerse dall’acqua come il resto della città, e la pioggia sigilla porte e finestre di ogni edificio. In alcune scene, vediamo i membri della famiglia delgado toccare le finestre e osservare l’acqua che risponde al contatto, in una misteriosa forma di comunicazione.
La verità è che le famiglie di quella stradina sono diventate gli “animali domestici” del mostro buono che vediamo nel film. Quella specifica creatura tentacolare ha deciso di tenere in vita quella famiglia, osservandone il comportamento, proprio come gli umani fanno coi pesci negli acquari di casa. Il mostro non ciba gli umani, ma ne preserva le abitazioni, proteggendole dall’alluvione e dal deterioramento del tempo. Gli unici umani che sopravvivono sono i membri della famiglia Delgado, perché hanno trovato il modo di procacciarsi il cibo attraverso la ciminiera.
Nei momenti di tensione del film, il padre Jason dice alla figlia: “Se i mostri ci tengono intrappolati in casa, non possono essere buoni.” Eppure, per certi versi, quel mostro lo è: non li uccide, fa in modo che i loro sforzi per sopravvivere abbiano successo, li osserva costantemente. E quello che succede nel finale di The Last House mostra la naturale conclusione di questa situazione particolare.

The Last House, la spiegazione del finale: come sopravvive la famiglia?
Dopo anni spesi a cercare di sopravvivere in casa, la famiglia è esausta. Dopo una particolare svolta degli eventi, il figlio Graham spinge per attrarre il mostro in casa e combatterlo, sperando di poter scappare. Preparano una serie di trappole per accoglierlo, e il mostro effettivamente arriva.
Le trappole funzionano. Il mostro viene bloccato dagli umani, e Jason lo minaccia con un coltello puntato all’occhio, pretendendo che la porta venga aperta. Lì, Jason capisce la verità: quel mostro in effetti non voleva ucciderli, li sta semplicemente tenendo intrappolati come “i suoi umani personali.” A quel punto Jason libera il mostro, che si erge in piedi, li guarda e, con un gesto di misericordia, apre la porta e li lascia liberi.
È lo stesso gesto che Jason rivolge al pesce appena pescato all’inizio del film. Il mostro (che potremmo immaginare come un bambino della specie) capisce che la cosa che quegli umani vogliono più di tutte è la libertà, e si rende conto di averli privati della loro umanità per troppo tempo. Decide di liberarli, aprendo la porta: nel momento in cui escono fuori di casa, la casa crolla, prova che era proprio il mostro a tenere la casa in piedi intenzionalmente, perché c’erano i suoi umani dentro. Una volta nello spazio aperto, la famiglia viene minacciata da altri mostri, ma quello buono, il loro “padrone,” li ferma subito: lui vuole che vengano liberati e vivano la loro vita, e così convince gli altri a non ucciderli.
Ecco che quindi la famiglia Delgado può finalmente vivere il giorno uno della loro nuova vita: il mondo è cambiato, ed è ora dominio di queste nuove creature, anch’esse abitanti della Terra. Ma Jason, Ann, Graham e Ruth non sono più prigionieri: sono esseri viventi che possono adesso trovare il loro personale modo di sopravvivere in quel mondo sommerso. Dopo anni passati come prigionieri, i Delgado si sono guadagnati il diritto di vivere il pianeta a modo loro, esattamente come le altre creature che lo abitano.
Il significato simbolico del film
Alcuni hanno parlato del possibile significato allegorico del film, vedendo le vicende della famiglia Delgado come un limbo che li costringe ad affrontare i propri demoni interiori. In quanto horror di sopravvivenza, però, la trama è spiegata per intero dalla prospettiva naturale: una trasformazione del pianeta che permette agli esseri che abitano gli abissi degli oceani di impadronirsi del mondo, e una creatura di esse che mostra compassione per quegli umani, tenendoli vivi come animali personali, finché decide di lasciarli liberi.
The Last House, così, diventa un’allegoria del rispetto delle forme di vita differenti e della possibilità di coesistenza: anche noi, come umani in cima alle gerarchie animali, possiamo e dobbiamo mostrare rispetto verso le altre forme di vita, permettendone la coesistenza nel mondo. Perché non siamo gli unici abitanti di questo pianeta, e se un giorno venisse fuori una specie a noi superiore, probabilmente vorremmo questo stesso tipo di rispetto per noi. O in altre parole: nessuna specie vivente, nemmeno la più forte, può arrogarsi il diritto di sterminare tutte le altre e diventare gli unici padroni del pianeta.