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Retrogaming: un modo antico e diverso per gustarsi i videogiochi

Il retrogaming rappresenta oggi un fenomeno culturale e commerciale di grande rilievo all’interno del panorama videoludico globale. Con questo termine si fa riferimento alla pratica di giocare, collezionare e studiare videogiochi e console appartenenti alle generazioni passate, in particolare quelle comprese tra gli anni Ottanta e Novanta, ma con estensioni che arrivano fino ai primi anni Duemila. Lungi dall’essere una semplice moda passeggera, il retrogaming si configura come un movimento trasversale che coinvolge appassionati di lunga data, nuovi giocatori curiosi di riscoprire le origini del medium e investitori attratti da un mercato dell’usato sempre più vivace.

Negli ultimi anni, infatti, il collezionismo legato ai videogiochi storici ha raggiunto livelli difficilmente immaginabili in passato. Console come il Nintendo Entertainment System (NES), il Super Nintendo, il Sega Mega Drive o la prima PlayStation sono diventate oggetti ricercati, soprattutto se conservati in condizioni originali e completi di confezione. Alcuni titoli hanno toccato cifre esorbitanti: una copia sigillata di Super Mario Bros per NES è stata battuta all’asta nel 2021 per oltre due milioni di dollari, mentre giochi come The Legend of Zelda o Final Fantasy VII in edizione originale continuano a vedere quotazioni a quattro o cinque zeri nel mercato specializzato.

Il valore economico, tuttavia, non è l’unica chiave di lettura del fenomeno. Molti giocatori cresciuti tra gli anni Ottanta e Novanta continuano a preferire i titoli della loro epoca non tanto per un fattore nostalgico, quanto per una diversa concezione del videogioco. In quegli anni, produzioni come Mega Man, Castlevania, Street Fighter II o Monkey Island erano spesso caratterizzate da meccaniche di gioco immediate ma profonde, da una difficoltà calibrata per prolungare l’esperienza e da una minore enfasi sugli aspetti commerciali accessori. L’assenza di contenuti scaricabili, microtransazioni e aggiornamenti continui rendeva il prodotto finito, completo e autosufficiente sin dal primo avvio.

Un altro elemento centrale del retrogaming è rappresentato dall’origine di molte delle saghe più longeve della storia videoludica. Serie come The Legend of Zelda, Super Mario, Final Fantasy, Metal Gear o Sonic the Hedgehog hanno mosso i primi passi proprio tra gli anni Ottanta e Novanta, ponendo basi narrative e ludiche che ancora oggi influenzano le produzioni contemporanee. Nonostante l’evoluzione tecnologica abbia permesso mondi tridimensionali sempre più complessi e una resa grafica fotorealistica, per una parte del pubblico i primi capitoli restano insuperati per atmosfera, design dei livelli e senso della scoperta. The Legend of Zelda: A Link to the Past su Super Nintendo, ad esempio, viene ancora citato come uno dei migliori episodi della saga, spesso preferito a titoli più recenti come Breath of the Wild da chi predilige una struttura più classica.

Il confronto con l’attuale mondo dell’intrattenimento digitale è inevitabile e contribuisce a spiegare il fascino del retrogaming. Insomma, una volta per trovare un gioco che incontrasse i propri gusti bisognava spulciare periodicamente tra gli scaffali dei negozi specializzati, perché senza Internet spesso si ignorava anche l’uscita del sequel del proprio titolo preferito. Oggi invece l’acquisto è molto più immediato, non esistono più i libretti di istruzione perché i giochi stessi sono infarciti di tutorial interni e così come si scarica attraverso la propria connessione si impara a giocare direttamente in rete. I servizi multigiocatore online, inoltre, hanno eliminato quel senso di convivialità che si respirava invitando un amico a casa per una serie di sfide. Già prima che il concetto si estendesse ai videogame, i giochi di carte avevano iniziato a sfruttare il web mettendo in comunicazione gli utenti a distanza, ma così com’è possibile partecipare a una partita a scopa, burraco o blackjack online, ormai anche organizzare veri e propri tornei ai titoli di simulazione calcistica o di combattimento è all’ordine del giorno, specie considerando le capacità delle connessioni moderne.

Nel retrogaming, proprio quel senso di convivialità perduto viene spesso recuperato. Le sfide in locale a Street Fighter II, Mario Kart 64 o GoldenEye 007 rappresentano per molti appassionati un’esperienza sociale insostituibile, fondata sulla presenza fisica e sulla condivisione diretta del gioco. Non a caso, eventi, fiere e raduni dedicati al retrogaming continuano a moltiplicarsi, offrendo spazi in cui provare hardware originale, confrontarsi con altri collezionisti e partecipare a tornei su titoli storici.

Accanto all’hardware originale, si è sviluppato anche un vasto ecosistema di soluzioni alternative. Le riedizioni ufficiali, come il NES Mini o il Mega Drive Mini, permettono di riscoprire una selezione di giochi classici su dispositivi moderni. Allo stesso tempo, l’emulazione su PC o console attuali consente di preservare opere che altrimenti rischierebbero di andare perdute, soprattutto nel caso di sistemi meno diffusi come il Neo Geo o il TurboGrafx-16.

Il retrogaming, infine, si lega sempre più al concetto di preservazione culturale. I videogiochi vengono riconosciuti come prodotti artistici e storici, testimonianze di un’evoluzione tecnologica e creativa che ha segnato intere generazioni. Studi accademici, musei e fondazioni si occupano oggi di catalogare e conservare software e hardware obsoleti, consapevoli del rischio di perdere una parte significativa della memoria digitale contemporanea. In questo contesto, il giocare “come una volta” non è soltanto un passatempo, ma anche un modo per comprendere meglio il presente del medium videoludico attraverso il suo passato.

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