Lo spazio civilizzato avanza erodendo attorno a sé ogni segno, delimitando ciò che è civile da ciò che non lo è, demolendo ogni idea di altrove. Tutto attorno, crea terra bruciata: binari dismessi, mura con graffiti orribili, tende da circo, accampamenti di rom, di clandestini, discariche abusive. Delimita, separa: perfino dentro l’animo di ciascuno. Obbliga al comportamento servile e ipocrita.
La democrazia, con il politicamente corretto, con l’imporre il comportamento più retorico e ipocrita ai suoi pari, diviene dittatura, e si compie come fine ultimo nella ridicolizzazione di se stessa, nella negazione di se stessa. Negando l’altrove, diviene l’altrove di se stessa.
Una dittatura brutale e patriarcale?
In verità, non è il patriarcato o la concezione maschilista del mondo umano a ispirare la violenza nei confronti delle donne, la ragione è un’altra.
Il problema risiede nella scelta razionale della civiltà umana, che ha assolutizzato il logos, il pensiero, la mente, asservendo il corpo. Il corpo diviene oggetto della mente, ciò che la mente pensa come oggettivo, e pertanto sia il corpo della donna sia il corpo dell’uomo sono oggettivati, resi schiavi della mente padrona. In una società dove il maschile prevale, è il corpo della donna a essere oggetto di violenza, in quella in cui il femminile prevale, è il corpo dell’uomo a divenire oggetto e dunque fonte di violenza e di discriminazione (anche se grandissime antropologhe come la Gimbutas sostengono che le società matriarcali siano state pacifiche).
All’origine della violenza c’è dunque il sacrificio del corpo, il vero capro espiatorio del sistema logico-razionale.

Bisogna costruire utopie, progettare nuovi mondi, nuove forme di convivenza, abbattere il capitalismo e l’orgia del Denaro che rende schiava la specie umana.
L’arte di sognare, di immaginare il futuro è prendersi cura del presente in funzione del passato, è stabilire aperture verso un progetto di vita che sia rispettoso dei principi più vicini alla frequentazione del bene collettivo come un altrove possibile.
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Cover image: Valentina D’Amaro, Senza Titolo, serie “Vespro”, 2015, olio su tela, diametro 20 cm
