Il periodo adolescenziale è una fase controversa nella vita di molte persone: entriamo dentro al testo e al significato di Silvia Lo Sai di Luca Carboni.
Il periodo adolescenziale è una fase controversa nella vita di molte persone. Molti artisti hanno tentato di raccontare il disagio esistenziale e i voli pindarici di un’età di forti cambiamenti, ad esempio Samuele Bersani con Chicco e Spillo, una hit dei primi anni Novanta. Quasi coeva è Silvia lo sai di Luca Carboni, uscita nel 1987.
Le ermeneutiche che spesso si associano a questo testo si concentrano, giustamente, sul tema della droga, assai in voga negli anni settanta e ottanta. Ma, oltre al riferimento lapalissiano all’eroina che si fa nel testo della canzone, è opportuno soffermarci sull’eziologia di una condizione di disagio che, partita dalla giovinezza, perdura negli anni e della sostanziale incomunicabilità tra il protagonista della canzone e il mondo esterno, nella fattispecie la ragazza che frequentava anni fa e alla quale egli è ancora, probabilmente, innamorato, perduto in un’immagine mai dissolta.
All’inizio del brano si fa riferimento all’educazione cattolica del ragazzo, alle giornate passate a giocare a pallone, allo stress della scuola e all’incomunicabilità con chi stazionava dall’altro lato della barricata, gli insegnanti o i sacerdoti, i quali non si preoccupavano del reale benessere dei loro ragazzi ma assorti a calare dall’alto pedanti nozioni e diktat. Anche Silvia è un’adolescente. Ma ella è a suo agio, ride e scherza. Luca non riesce ad uscire guscio, dalla isola di silenzio in cui è confinato, soverchiato dalla timidezza
[…] Un Dio cattivo e noioso
Preso andando a dottrina
Come un arbitro severo fischiava
Tutti i perché[…]
[…]I professori non chiedevano mai
Se eravamo felici
Silvia tu ridevi e scherzavi
Luca invece non parlava mai[…]
Il malessere ha diverse cause ma la musica aveva un potere catartico che rendeva tutto più dolce. Il culmine dell’inquietudine esistenziale di Luca è il controverso rapporto con Silvia, suo amore giovanile.
[…]A salvarci erano invece
Certe canzoni
Che uscivano dalla radio di Silvia
Tu seduta a cercare le stazioni
E che buffo era Luca mentre provava
A tenerti la mano […]
Gli anni però son passati. La ragazza è andata avanti, si è fatta donna, ha fatto nuove esperienze, nuove conoscenze. Strade diverse. Ma un interrogativo: chissà se a Luca ci pensi ancora? Quest’ultimo è ancora in una impasse, non ha mai dimenticato il suo amore, non è mai riuscito ad andare realmente avanti, nonostante il tempo trascorso.
L’incontro fortuito tra i due gli fornisce la risposta.
[…][L’altro giorno ho trovato una scusa
Per potergli parlare
“Ehi Luca ne è passato del tempo”
“Sì, va beh, ma adesso lasciami andare”
E non credevo di essere stato violento
Ma ha cominciato a tremare
Mi ha guardato con lo sguardo un po’ spento
Non riusciva a parlare
E adesso come facciamo
Non dovevamo andare lontano[…]
Lei è fredda, impaurita. Non vuol saperne di quel ragazzo malconcio per colpa della droga ma, scavando nell’intrinseco, per un disagio giovanile mai del tutto superato. Probabilmente soverchiato dall’incomunicabilità dell’amore. Lei non vuol saperne di lui. È una pagina chiusa. Luca è sotto la sua cupola. Silvia è la strega che lo tormenta con il potere oscuro dei ricordi, il suo amore è ancora vivo, nella sua idealizzazione ma fermo alla pagina della memoria.