Chicco e Spillo: Samuele Bersani racconta le adolescenze difficili

Posted by

Sembra passata un’eternità dall’uscita di C’hanno preso tutto, album d’esordio di Samuele Bersani che nel 1992 raggiunge le vette delle classifiche e spopola in tutte le radio con Chicco e Spillo, canzone che ancora oggi riesce a raccontare in modo semplice, ma mai banale, una delle fasi della vita più importanti, soprattutto in contesti sociali difficili e privi di alternative positive: l’adolescenza.

Chicco e Spillo rappresentano due ragazzi di periferia che trovano conforto e voglia di fare soltanto provando a mettere a segno piccole rapine. Un modo come un altro per impegnare il tempo, per credersi grandi in un mondo che li vuole pronti all’azione e non gli concede di vivere in serenità la fase più catartica e formativa della vita.

Chicco ha una cicatrice sulla faccia
Sta con suo fratello che si fa chiamare Spillo
E sanno già sparare come dei cowboy

Bersani nel ’92 era poco più che un ventenne, ma nonostante la giovane età riuscì a creare un testo con il quale ancora oggi – a quasi tre decenni di distanza – siamo in grado di confrontarci e trovare delle notevoli analogie con ciò che accade nelle nostre periferie.

La descrizione minuziosa dei movimenti dei due fratelli ci porta con loro, nel viaggio alla scoperta di ciò che è incognito e sbagliato, ma comunque da affrontare per riuscire a portare vivacità alle giornate tutte uguali.

Non viene fatto riferimento né alla scuola, né alla famiglia, istituzioni primarie fondamentali che dovrebbero proteggere ed educare i ragazzi durante l’importante percorso emotivo e culturale. Vengono, però, descritte le azioni di altri soggetti fondamentali che fanno emergere il senso di indifferenza che regna sovrana all’interno della nostra società. Bersani coinvolge le figure del maresciallo e dell’avvocato che non si preoccupano di vigilare e rendere sicuro il proprio quartiere, ma piuttosto prendono fiato e si rilassano, chi dentro un bar e chi dal barbiere; descrive, inoltre, il menefreghismo dei cittadini che non si curano del decoro urbano e si rendono complici di situazioni in cui le proprie strade vengono continuamente rivestite di immondizia.

Il maresciallo guarda l’Italia dentro un bar
Vecchi materassi, copertoni, lavandini, cessi rotti
Cazzi disegnati sul palazzo del cornuto
Gli africani alla stazione, l’avvocato del barbiere
Ancora un altro film di Alberto Sordi alla televisione

I due fratelli si ritrovano soli, in strada, a casa, e nella loro monotonia quotidiana progettano la rapina della loro vita alla banca della città. La capacità del cantautore romagnolo sta nell’affrontare un tema così delicato e dai risvolgi drammatici, con una leggerezza e un umorismo spiazzante. Non è presente alcuna presa di posizione nei confronti dei due giovani, nessun rimprovero o condanna per ciò che avrebbero commesso da lì a poco. La voce di Bersani è quella di un narratore onnisciente che conosce e comprende i suoi personaggi, li considera e li mostra al pubblico attraverso la loro ingenuità, data dalla loro giovane età.

Porta in scena anche il dialogo fra i due fratelli, rendendo il brano maggiormente chiaro e discorsivo:

“Pronto chi parla?”
“Sono Chicco, vieni qua, che questa volta è proprio quella buona,
basta un cacciavite per entrare in paradiso…”
“Un cacciavite?! Aspettami, che arrivo…prendo il motorino e in un minuto sono lì”
“Ma ti rendi conto quanti sono questi soldi
e come è stato facile rubarli? Finalmente ci possiamo comperare quello che ci pare,
spiegami perché non parli…”
“Lascia stare, sta un po’ zitto, non ho voglia di parlare,
manca poco, abbiam finito e andiamo via…
Scappa, presto non fermarti, corri – cazzo – non voltarti
la sirena è quella della polizia…”

Rileggendo il testo a distanza di tempo ci si rende conto che sono cambiati i modi e gli strumenti, ma che il senso di evanescenza tra i giovani è rimasto pressocchè identico. Una rilettura moderna del brano di Bersani può venire fuori dal testo di ArgentoVivo di Daniele Silvestri, presentato al 69° Festival di Sanremo, in cui il disagio giovanile viene riscontrato nella figura di un ragazzo e nella sua continua lotta contro gli adulti che, di contro, lo abbandonano e lo costringono a una solitudine digitale, fatta di videogiochi e di Social Network. Ciò che Silvestri, sin dalle prime note, descrive come un ambiente simile a un carcere in cui si è costretti a rimanere seduti per ore immobili e muti. L’argento vivo dei ragazzi si dissolve e viene portata avanti una vita sedentaria, fatta di schermi e mondo virtuale.

L’immagine di ArgentoVivo, più cruda e dal finale brutale, si distanzia però da quella di Chicco e Spillo che nelle ultime battute riescono a trovare consapevolezza. Samuele Bersani decide di interrompere la corsa dei due fratelli mentre, sul motorino, scappano dalle sirene della polizia. È in quel momento che uno dei due inizia a rendersi conto della situazione e riflette sull’errore commesso, tanto da temere per la propria vita:

Guarda che casino, guarda dove vai a finire, ho anche freddo
E ho paura di morire: STAI ATTENTO! STAI ATTENTO!
FRENA! CIAO!

Rating: 4.5/5. From 2 votes.
Please wait...

Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.