After.Life, la spiegazione del film: Anna è viva o morta?

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Questo articolo rivela elementi importanti della trama e della spiegazione di After.Life, il film del 2009 di Agnieszka Wójtowicz-Vosloo, svelandone il significato, gli eventi e le prospettive migliori per apprezzarne i pregi. Se ne suggerisce dunque la lettura solo ed esclusivamente dopo aver visto il film, e non prima, per evitare di perdervi il gusto della prima visione.

After.Life è un film horror/thriller del 2009 dai tratti molto caratteristici. Rispetto ai vari film simili in cui lo spettatore vuole scoprire una spiegazione chiara che copra ogni dettaglio e metta tutto sotto un unico filo logico, questo film è pensato appositamente per lasciare allo spettatore la possibilità di scegliere in che modo spiegarselo. Perché in fondo esistono due modi di interpretare e vedere il film, ed entrambi possono reggere.

In questo articolo spiegheremo entrambi i punti di vista, collocando gli elementi a favore di ogni posizione in modo da renderla solida.

La trama di After.Life

Nel film assistiamo a un continuo dialogo tra Anna, una giovane donna dichiarata morta dopo un incidente stradale, ed Eliot, un impresario di un’agenzia funebre che ha il potere di parlare con i morti e aiutarli ad accettare il passaggio all’aldilà. Sebbene questa dinamica sia spiegata all’inizio del film, la trama porta lo spettatore a dubitare di questa versione: Anna è in grado di distruggere gli oggetti della camera mortuaria. Sembra che riesca ad effettuare una telefonata al fidanzato Paul. Uno degli studenti della sua scuola la vede alla finestra. Eliot sembra preoccuparsi che Anna possa accorgersi che effettivamente lei respiri e può appannare il vetro.

Il film termina con il funerale di Anna, che poi si vede risvegliarsi e cercare di uscire dalla sua stessa bara. Paul avrà un incidente e lo ritroveremo nella camera mortuaria insieme a Eliot, che lo prepara per il funerale. Il film si conclude così, e tocca ora a noi spiegarci cosa abbiamo visto. Ecco le due possibili spiegazioni.

La spiegazione fattuale del film: Anna è viva

Sebbene sembri una spiegazione impossibile da giustificare, esistono una serie di elementi che rendono plausibile l’ipotesi che Anna sia effettivamente viva. E che lo siano anche tutti gli altri che passano sotto le mani di Eliot.

Secondo questa ipotesi, Eliot va a caccia di individui che non rispettano abbastanza la loro stessa vita, vivendo in modo passivo e futile, non rendendo giustizia al dono che hanno vivendo. Riesce a farli passare come clinicamente morti e li tiene qualche giorno nella sua camera mortuaria, parlandoci, per poi seppellirli vivi.

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Come fa tutto ciò?

Arrivando nel luogo in cui quegli individui hanno incidenti prima dei paramedici e usando una droga, l’acido bromidrico, per simulare la morte, che verrà poi dichiarata dai paramedici. In questo modo ha l’occasione di passare qualche giorno con quegli individui prima di seppellirli. Si presume che per fare ciò, Eliot studi ogni suo soggetto e prepari bene le situazioni in modo da poter somministrare la droga prima che i medici visitino il loro corpo. Un comportamento simile a quello di un serial killer, che poi tecnicamente sotto questa prospettiva rappresenta ciò che Eliot davvero sarebbe. E questo presuppone anche che la sua agenzia funebre sia l’unica di quella località, e che i corpi vengano sempre portati nel suo studio molto presto, dopo essere stati dichiarati morti.

Perché invece di limitarsi a ucciderli, crea questa situazione e interagisce con loro per giorni, mentre li prepara per il funerale?

Secondo il suo punto di vista, la sua missione è dare dignità alla vita. Lo dice lui stesso al bambino Jack durante il film: “Sono l’unico in questo modo che vede questi corpi. Si lamentano della loro vita in modo stupido. Non fanno niente di buono delle loro vite. Devo seppellirli. Non ho scelta.” Sotto questa interpretazione, questa sarebbe la missione sadica di uno psicopatico che uccide tutti coloro che non ritiene degni di vivere.

Nel fare ciò, però, sfida ognuna delle sue vittime a scegliere la vita. In condizioni svantaggiate, ovviamente, perché le loro vittime sono sempre sotto l’effetto delle sue droghe e troppo deboli per essere lucide. E lui in effetti sembra più volerle convincere di essere morte, piuttosto che stimolare in loro la voglia di vivere davvero.

Nel finale del film, Eliot sfida Paul ad andare a salvare Anna, che potrebbe essere ancora viva. Sa che Paul è ubriaco e avrà un incidente. Lo segue, pronto a iniettargli la droga che lo renderà temporaneamente morto. Nel caso di Paul, però, non ha alcuna intenzione di parlare con lui per giorni, perché Paul non si fida di Eliot e non cascherebbe nel suo tranello. Per cui Eliot uccide Paul, che sembra provare dolore nella camera mortuaria. Queste sarebbero prove a favore della testi che anche Paul era vivo, come lo era Anna.

È un’ipotesi molto poco realistica, ovviamente, e con elementi che non la rendono verosimile in un contesto reale. Ma essendo un film, è una spiegazione possibile di una vicenda inverosimile ma fattuale, accaduta nel film.

La spiegazione simbolica di After.Life: Anna è morta

La spiegazione simbolica è quella che più semplicemente considera il film come un horror, quindi in grado di presentare situazioni che sembrano reali ma non lo sono, eventualmente ponendole sotto una chiave simbolica. Con questa prospettiva è semplice considerare Anna una ragazza morta che non accetta di abbandonare la sua vita, la cui anima si ribella all’idea di morire.

Eliot, in questo modo, è una persona che parla con le anime dei defunti. Sembra comunque mostrare un certo astio verso l’umanità, perché descrive gli esseri viventi come persone che non valorizzano la vita a sufficienza. Sfida i morti a provare di voler davvero vivere, ma sotto questa prospettiva è una sfida ingenerosa, perché i morti non potrebbero comunque tornare in vita. Questo lo salverebbe dall’accusa della precedente spiegazione, di non offrire alle vittime una vera possibilità di provare che sceglierebbero la vita.

Come si spiegano le scene in cui Anna sembra viva?

Le scene in cui Anna distrugge gli oggetti, effettua la telefonata o appanna i vetri col suo respiro sarebbero dunque la parte fantasiosa/simbolica del film: una resistenza ad accettare la morte rappresentata in maniera talmente veemente da sembrare reale. Il respiro è un’apparente prova che Anna sia viva tanto quanto lo è il fatto che Anna possa lanciare oggetti o fare telefonate. Se seguiamo la spiegazione simbolica, stiamo osservando ciò che l’anima di un morto farebbe quando non accetta il fatto di essere morta.

Mentre aiuta le anime ad accettare la loro morte, Eliot entra in conflitto con Paul, e lo spinge a fare un gesto incosciente come quello di mettersi alla guida da ubriaco. Questa spiegazione dunque non rappresenta Eliot come un personaggio buono: Eliot resta una persona che odia l’umanità e il loro modo di non rendere giustizia alla vita, e che considera giusto che questi individui muoiano. Infatti non li aiuta a scegliere la vita, ma “evita di perdere tempo” e si limita a convincerli che siano morti. E inietta un composto che rilassa i muscoli per farli calmare quando si agitano troppo.

Qual è la verità?

Si può dire in maniera pacifica che la spiegazione in questo caso debba sceglierla lo spettatore. La regista non ha mai dato indicazioni chiare su quale eventualmente sia più valida dell’altra, e anzi ha sottolineato il fatto che il pubblico generalmente si divide esattamente a metà tra le due opzioni. Preferite la versione fattualmente più improbabile, ma che pone tutto sotto un ottica verosimile, o quella più “noiosa”, che implica che abbiate semplicemente visto un film horror con situazioni simboliche? Il titolo del film non è Afterlife (“aldilà”), ma After.Life, ha un punto tra le due parole. Potrebbe essere davvero l’aldilà, o potrebbe non esserlo.

A voi la scelta.