L’ultimo The Grudge (2020): la spiegazione del film e del finale

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Questo articolo rivela elementi importanti della trama e della spiegazione di The Grudge, il film di Nicolas Pesce del 2020, svelandone il significato, gli eventi e le prospettive migliori per apprezzarne i pregi. Se ne suggerisce dunque la lettura solo ed esclusivamente dopo aver visto il film, e non prima, per evitare di perdervi il gusto della prima visione.

L’ultimo capitolo della saga The Grudge è uscito nel 2020, diretto da Nicolas Pesce e prodotto da Sam Raimi. Non è un remake del primo capitolo del 2004, ma rientra sotto la definizione di reboot, ossia una storia nuova ambientata nello stesso contesto degli altri film. Nel 2020 il film è uscito nei cinema di tutto il mondo ed è adesso disponibile in streaming.

La storia raccontata nel film si ricollega ai personaggi e alla maledizione già presente negli altri film. Inoltre, il film presenta un finale che può lasciare aperti alcuni dubbi. In quest’articolo spiegheremo la trama, come essa si ricollega al primo film e in cosa consiste il finale.

La trama e la spiegazione del film

Nell’antefatto del film vediamo Fiona Landers, un personaggio che risale al primo film della serie The Grudge (quello del 2004). Fiona lascia una casa a Tokio, parla con Yuki e le chiede di sostituirla, perché lei deve tornare a casa. Questo è l’anello di congiunzione tra questo film e il primo The Grudge: Fiona si occupava di Emma Williams, una signora anziana che vedeva strane presenze, e vuole ritornare a casa in America prima che le visioni della maledizione arrivassero a lei. Purtroppo la maledizione la sta già seguendo, come si nota dalle cose che vede subito dopo la telefonata. Fiona arriva alla casa di 44 Reyburn Drive, intorno alla quale ruota l’intera trama del film.

Si scopre abbastanza presto nel film che quella casa è maledetta, ed è proprio la maledizione che portò Fiona dal Giappone. I detective e l’FBI si sono già occupati di diversi casi di strani omicidi avvenuti in quella casa. Il primo è proprio quello che riguardava Fiona: come si vede più avanti nel film, dopo essere tornata da Tokio affoga la figlia piccola, Melinda, nella vasca, poi uccide il marito e si suicida. Melinda diventa così l’entità che perseguiterà tutti coloro che entreranno in quella casa, fino alla morte. Sarà la bambina che starà a contatto con l’agente immobiliare che poi ucciderà sua moglie incinta. Sarà anche la bambina con cui giocherà l’anziana signora che andrà ad abitare in quella casa col marito. Il marito coinvolgerà un’esperta di suicidi assistiti, che starà in quella casa qualche tempo, assistendo alla morte dell’uomo per mano della della donna, fuggendo dalla casa e andando fuori strada dopo che la maledizione l’aveva inseguita in macchina.

Questa la sequenza lineare delle morti legate a quella casa. L’incidente d’auto diventa l’inizio della parte della trama che coinvolge la detective Muldoon, nuova in città e al suo primo caso. Durante le indagini sente dire che esistevano dei vecchi casi legati a quell’indirizzo, ritrovato nell’agenda della donna, e da lì inizia un percorso in cui scopre tutto quello che è accaduto negli anni precedenti. Diventando anch’essa vittima della maledizione, dal momento che entra in quella casa. La detective parlerà anche col primo detective che si occupò dei delitti di Fiona Landers, che le rivelerà come la maledizione risalga a quell’episodio in Giappone che dava inizio alla serie. Tutto questo ci porterà verso il finale, in cui il detective Muldoon si impegna a spezzare la maledizione.

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Il finale del film

Nel finale del film, il detective Muldoon è convinta che dando fuoco alla casa la maledizione verrà spezzata e suo figlio Burke sarà fuori da ogni pericolo (finché la maledizione è in vita, lei ha paura di fare del male al suo stesso figlio, in maniera simile a ciò che hanno fatto le altre vittime della maledizione). Entra nella casa e sparge benzina ovunque, poi vede suo figlio in casa. Gli fa la domanda che ricorre durante tutto il film, “cosa facciamo quando abbiamo paura?”, ma vedendo esitare il bambino, capisce che lui non è davvero suo figlio, perché non conosce la risposta. Fidandosi ciecamente di questa consapevolezza, dà fuoco alla casa col figlio dentro. Una volta fuori, scopriamo che la sua intuizione era esatta: il bambino era in effetti rimasto in macchina tutto il tempo.

Finita quella scena, vediamo lei e suo figlio nell’appartamento nuovo in cui si stavano trasferendo. Lei abbraccia il bambino augurandogli il meglio per la scuola, ma il bambino è dietro di lei e sta già uscendo di casa. Il detective sta dunque abbracciando la maledizione, che non è mai terminata e li ha accompagnati nel nuovo appartamento. La scena finale lascia supporre che Muldoon muore mentre il figlio va a scuola (anche se questo nel film non si vede).

Come si spezza la maledizione?

Gli eventi del film e il modo in cui si ricollega al primo capitolo della serie lasciano supporre che la maledizione non si possa spezzare: non è legata a un luogo in particolare, né a una persona in particolare, può diffondersi come un virus, contagiando altre persone e invadendo nuove case. Questo è coerente con la visione dello stesso regista del primo film giapponese, Takashi Shimizu, che conferma come in effetti non abbia mai trovato alcun modo coerente di giustificare l’interruzione della maledizione, che dunque risulterebbe così infinita.

Cosa significa ciò per la saga The Grudge? Che il detective Muldoon probabilmente morirà in quella casa, e che il figlio Burke è ora un orfano di entrambi i genitori. Il film lascia aperta un’eventuale continuazione degli eventi che potrebbe coinvolgere Burke stesso.