Madre: la spiegazione del film del 2019 di Rodrigo Sorogoyen

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Questo articolo rivela elementi importanti della trama e della spiegazione di Madre di Rodrigo Sorogoyen svelandone il significato, la trama, gli eventi e le prospettive migliori per apprezzarne i pregi. Se ne suggerisce dunque la lettura solo ed esclusivamente dopo aver visto il film, e non prima, per evitare di perdervi il gusto della prima visione.

Madre dello spagnolo Rodrigo Sorogoyen è un thriller psicologico uscito nel 2019, nato come continuazione del cortometraggio omonimo del 2017, diretto dallo stesso Soroyen, che aveva ricevuto la nomination agli Oscar nella categoria di Miglior cortometraggio.

L’antefatto

I primi 20 minuti del film infatti sono il cortometraggio stesso, l’antefatto che ne dipanerà la trama: la scomparsa/morte del figlio della protagonista. Si vede la protagonista Elena che parla al telefono con il figlio Iván di 6 anni, che si trova da solo in una spiaggia deserta in un luogo indefinito della Francia settentrionale. Il bambino era in vacanza in camper con il padre e dopo essersi fermati attraversando un bosco (luogo che tornerà nel corso del film come simbolo), il padre, per tornare a prendere i giochi del figlio lasciati nel camper, lascia il bambino da solo con il suo telefono. Ma il padre non torna. Forse il bambino si é spostato, o il padre ha perso la direzione nel bosco, il film concede solamente supposizioni. Si sa solamente che il bambino è solo e non vede il padre tornare; supposizioni concesse dalle parole che il bambino dice alla madre per telefono. Il volto del figlio non appare mai nel film, solo la sua voce attraverso la sua ultima telefonata.

La telefonata, girata magistralmente da Sorogoyen in unico piano sequenza, é un crescendo di inquietudine ed impotenza che culmina nel totale annientamento della madre quando la linea di Ivan si interrompe, così come la sua vita.

La trama del film

Poi si entra nella trama vera e propria di Madre: 10 anni dopo la scomparsa del figlio, Elena dirige un bar ristorante turistico in una località a nord di Biarritz, lì dove il figlio è scomparso. La sua vita trascorre monotona: lavora al bar senza passione, mangia cibi precotti, ha un compagno, Joseba, che la tratta come una persona da preservare da ogni possibile trauma. I suoi vestiti sono sempre grigi o color sabbia, come per mimetizzarsi con il panorama e ricordare la piattezza del dolore melmoso nel quale è rimasta, appesa in un attimo di annientamento prolungato per 10 anni; si vede la solitudine della donna descritta nelle sue passeggiate infinite in panorami sterminati di mare e spiagge brulle, come se volesse rivivere perennemente quello sguardo immaginato del figlio e nello stesso tempo cercarlo, perso in quell’immensità inquietante per lei e per gli spettatori ma piacevole per gli altri passanti, i turisti, gli ignari della tragedia che si è consumata in quel luogo.

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Ma un giorno vede Jean, un giovane parigino di 16 anni (il figlio avrebbe avuto la stessa età) che si trova nella località balneare con la sua famiglia, e crede di rivedere suo figlio in lui. Da quel momento comincia la sua trasformazione. Si trasforma in una sorta di voyeur, lo guarda da lontano, lo segue fino a casa; forse sperando di scoprire che non ha una famiglia? Veramente pensa che possa essere suo figlio? O questo ricordo si è trasformato in attrazione?

Il film percorre questo filo doppio dove l’amore filiale si confonde con passione amorosa; Jean é bello, attraente perché è vivo e perché rappresenta quello che ogni adolescente dovrebbe rappresentare, ossia la vitalità, la passione, la direzione verso il futuro, tutto ciò che ha perso Elena, che non é rimasta che l’ombra di ciò che era. I due si conoscono, Jean aveva notato che l’aveva seguito e non rimane indenne al fascino della donna, e comincia ad andarla a trovare al bar, piano piano Elena cede ad incontrarlo sempre più spesso, anche se ciò potrebbe essere mal visto; anche il suo compagno Joseba si accorge della presenza del ragazzo e della somiglianza con il figlio di Elena.

Il film prosegue così una lenta escalation, dove i due diventano sempre più vicini, e nasce tra loro questa amicizia ambigua, per loro stessi e per gli altri che cominciano a nutrire dei sospetti sulla natura di Elena; finché trascorrono una notte in spiaggia dopo aver fatto un falò con gli amici coetanei di Jean, una notte dove semplicemente Jean si sdraia tra le braccia di Elena mentre ascoltano una canzone nelle cuffiette, dopo essersi tuffato in quel mare nero (dove lei non si è mai fatta il bagno) che anni prima aveva inghiottito suo figlio, mentre lei lo riscalda. Anche qui è labile il confine tra accudimento materno e primi amori giovanili.

Sarà dopo quella notte che il sospetto nei confronti di Elena, soprattutto da parte della famiglia di Jean, diventerà una macchia indelebile, e obbligheranno il figlio a non uscire più di casa affinché non possa incontrare Elena. Ma in preda alla preoccupazione o alla voglia di vederlo, Elena va a trovarlo a casa, dove ovviamente non è la benvenuta, ma invece di cedere, irrompe nella casa per assicurarsi che Jean stia bene -e qui sembra che il comportamento di Elena sia sempre più borderline- e per forzarla ad uscire dalla casa il fratello maggiore di Jean la malmena.

Torna a casa dolorante, Joseba la porta in ospedale e poi, mentre Elena dorme, comincia a svuotare la casa per trasferirsi subito a San Sebastián, dove sarebbero dovuti andare a stagione finita. Ormai Joseba vede che la situazione é precipitata e che é il momento di andare via.

Il finale del film e la spiegazione

Elena subisce la decisione di Joseba e mentre si prepara a lasciare la casa, suona il suo cellulare (cellulare che non usava praticamente mai e che usava solamente per essere in contatto con Jean, dopo che lo avevano segregato in casa), che era stato di proposito messo via da Joseba in uno scatolone. È Jean che la chiama e che le dice che mentre stava in viaggio per Parigi con i suoi, è scappato e adesso non sa dove si trova, e che vuole che lei vada a trovarlo. Elena come in un dejá vu la vediamo parlare un’altra volta al telefono, dall’altro lato di nuovo suo figlio (o amante?) che si é perso e che ha bisogno di lei. Questa volta va, sa dove cercarlo, si trovano. E nella macchina, al limitare del bosco, il bosco che spesso le riappare in un incubo, ed il bosco dove si forse si è nascosto suo figlio da solo mentre trovava riparo, Jean e Elena si ritrovano soli.

Cosa accadrà in quella macchina, si può solo immaginare, il regista allontana la sua macchina da presa e vediamo la macchina nel bosco. Cosa succede, se rimarranno solo abbracciati come una madre che ritrova un figlio, o se il bosco è un locus amoenus per due amanti, rimane ambiguo così come il regista ha voluto fin dall’inizio.