Cosa significa davvero mettere noi stessi al primo posto

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È una formula che, nella sua semplicità, ci sembra sempre corretta e condivisibile, giusta al di là di ogni ragionevole dubbio. Mettere noi stessi al primo posto, o scegliere di porci al centro della nostra vita. È quasi ovvio, vero? Eppure è una scelta che sottende una filosofia di vita che spesso entra in contrasto con altre cose in cui crediamo, e che per questo spesso ci ritroviamo a non essere capaci di mettere in pratica. Nonostante sia in assoluto il modo di vivere che più di ogni altro ci garantisce soddisfazioni e benessere, nonostante in maniera semplicistica la possiamo sentire come perfettamente aderente a noi, spesso non riusciamo a vivere nel segno di questa convinzione e la cosa ci conduce a situazioni difficili da gestire, in cui capire come poter stare bene è oggettivamente arduo.

Cosa significa, nel profondo, mettere noi stessi al primo posto? Possono esserci molti modi in cui questa posizione può essere semplificata. Se dovessimo sceglierne uno, potremmo dire con discreta sicurezza che:

Metterci al primo posto significa allineare la maggior parte delle nostre scelte ai nostri bisogni e al nostro benessere

Significa vivere e agire nel segno di quello di cui abbiamo bisogno come persona, per stare bene e per realizzare al meglio il nostro carattere, la nostra personalità. “Il principale compito dell’uomo nella vita è dare alla luce se stesso”, diceva l’influente psicologo del Novecento Erich Fromm. Significa che, in quanto compito principale, deve venire prima di tutto il resto. Perfettamente logico, non è così? Ma se è così semplice, perché ci ritroviamo così spesso in situazioni in cui quel che vogliamo è così contrario a ciò che ci fa stare bene? Relazioni sentimentali tossiche, lavori che ci impediscono di raggiungere la nostra realizzazione, rapporti coi familiari che ci ingabbiano… perché, se ci sembra tanto logico mettere noi stessi per primi, succede così spesso che facciamo cose e finiamo in situazioni che ci fanno star male?

Succede perché non ci accorgiamo che sposare in pieno questo semplice concetto significa scardinare alcune convinzioni istintive che spesso guidano le nostre azioni in maniera più forte della nostra naturale propensione al vivere bene. Possono esserci tanti esempi, legati al mondo dell’amore, della famiglia e del lavoro, in cui di fatto spesso pensiamo che qualcos’altro venga in effetti prima di noi, e che dunque dobbiamo subordinare il nostro benessere a quel qualcos’altro. Detta così sembra insensato, e invece è quello che facciamo spesso nel nome di un valore, di qualcosa in cui crediamo e che poniamo in una posizione ancora più importante di noi stessi.

Se crediamo davvero che noi, il nostro benessere e i nostri bisogni vengano prima di ogni altra cosa, significa automaticamente che niente deve venire prima di essi. E che ogni volta che scegliamo di sacrificare il nostro benessere in nome di qualcosa, lo facciamo solo in via eccezionale, consapevole e del tutto temporanea, in nome magari del raggiungimento di un obiettivo di benessere di lungo termine. Ma quante volte mettiamo qualcos’altro al primo posto, e in questo modo mettiamo in secondo piano il nostro benessere, in nome di qualcosa in cui crediamo ancora di più? Facciamo qualche esempio:

  • Quando ci convinciamo che l’amore puro non chiede nulla in cambio: è la “trappola cognitiva” più frequente, anche perché anch’essa, in questa formulazione, si presenta come un’affermazione con cui è difficile entrare in disaccordo. Invece questa affermazione implica l’idea che entriamo in una relazione d’amore solo perché guidati da un sentimento supremo più forte di qualsiasi altra cosa, e non perché quella relazione d’amore, e l’amore stesso, sono cose che ci servono per stare bene e realizzarci come individui. Se vediamo l’amore come qualcosa che proviamo per stare meglio, nel momento in cui la relazione d’amore diventa sorgente di malessere e non più risolvibile, ci diventa difficile vederla come ostacolo al nostro benessere, perché al primo posto abbiamo messo il concetto di amore, e non il nostro benessere. E finiamo per restarci invischiati nonostante ci faccia stare male. Se al contrario, teniamo sempre presente che quel che facciamo deve sempre servire a stare bene come persone, è più semplice vedere le sorgenti di dolore (come può essere una relazione d’amore tossica) come elementi da allontanare, pena il nostro benessere e la nostra vita. Mettere noi stessi al primo posto significa stare molto attenti quando scegliamo di far venire la persona che amiamo prima di ogni cosa, inclusi noi.
  • Quando il lavoro detta legge sulla nostra vita: questo ci succede spesso, ed è solitamente una dinamica difficile da risolvere. Nella società moderna lavorare è necessario a vivere, dunque ci capita di smettere di vedere il lavoro come un’attività che serve a darci la stabilità economica necessaria a vivere bene (questa è la visione che mantiene sempre noi al primo posto) e iniziamo a vederla come una componente della vita a cui tutto il resto è subordinato: tempo libero, presenza con le persone che amiamo, passioni personali, piani di vita. Quando fatichiamo ad accorgerci che il lavoro non è più uno strumento per vivere meglio ma è diventato un ostacolo al nostro benessere, spesso è perché ci siamo dimenticati davvero cosa significa metterci al centro della nostra vita. E potrebbe essere necessario fermarsi e rimettere in discussione alcune basi consolidate su cui si è adagiata la vita che stiamo vivendo.
  • Quando la dimensione familiare monopolizza la nostra esistenza: questa è una cosa che succede a molti di noi, prima o poi. Quando arriva il primo bambino, o quando abbiamo dei genitori troppo controllanti, o quando un familiare ha problemi di salute. Molto spesso sono ragioni più che valide per metterci per un attimo in secondo piano, ovviamente: un bambino piccolo ha dei bisogni a cui solo un genitore può rispondere, quindi quella diventa la prima priorità di ogni neo-genitore; un genitore malato ha spesso solo i figli su cui contare, quindi quella diventa in quel momento la prima priorità di un buon figlio. Il punto è, appunto, essere consapevoli che questa dovrebbe sempre essere una situazione eccezionale, dalla durata limitata. Perché un figlio presto diventerà grande abbastanza da permetterci di nuovo di ridare spazio a noi come persone, perché un genitore con problemi di salute di lunga degenza ha bisogno di un aiuto professionale continuativo, che non può essere quello di un figlio che sacrifica la propria vita per anni. La famiglia, sia essa quella di provenienza o quella che abbiamo costruito, è spesso il nostro primo pensiero nelle priorità della vita, e questo è del tutto naturale. Bisogna solo stare attenti a quando essa prende tutto lo spazio e diventa per noi sorgente di disagio e insoddisfazione, perché quello è il momento in cui dobbiamo impegnarci a combattere in maniera intelligente le cose in cui crediamo e ricordarci che dobbiamo sempre comunque tenere presente cosa è giusto per noi, per il nostro benessere. Riprendendoci, con gradualità e rispetto per tutti, un po’ per volta, il nostro spazio

Il messaggio importante da assimilare è: certe volte, in certe situazioni dalla breve durata, è naturale mettere il nostro benessere in secondo piano in nome di qualcosa che riteniamo più grande, come può essere un grande amore, una situazione familiare o lavorativa. Ma bisogna riportare regolarmente la nostra mente ai nostri obiettivi di realizzazione personale e ragionare sempre su come quella data situazione si collochi all’interno del nostro percorso di vita (che per assunto, se siamo persone che funzionano mentalmente ed emotivamente in maniera sana, tende sempre a obiettivi di benessere, di soddisfacimento dei nostri bisogni e di realizzazione). E nei momenti in cui si presenta un disallineamento tra ciò che stiamo vivendo e il nostro benessere, siamo sempre chiamati a una scelta: scegliere noi, scegliere di mettere noi al primo posto, significa sempre dire “no” agli altri, alle situazioni che rappresentano ostacoli al nostro percorso. Se non siamo in grado di farlo, è perché, consapevolmente o inconsapevolmente, c’è qualcos’altro che ha nella nostra vita una posizione più importante di noi stessi. Quindi no, in quei momenti noi non siamo più al primo posto.

Riconoscere questi momenti di difficoltà e uscirne seguendo la nostra naturale propensione a vivere bene, ascoltando le nostre emozioni, interpretando i nostri bisogni e connettendo le nostre motivazioni ai nostri obiettivi di vita, è il campo principale in cui opera un life coach. Quindi se senti che la tua vita ti sta stretta, che le situazioni che vivi ogni giorno stanno avendo un impatto negativo sul tuo benessere, forse potresti avere bisogno dell’aiuto di un buon life coach.

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