Exuvia: l’inizio di un nuovo viaggio per Caparezza

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Ogni volta che Caparezza ritorna sulle scene, rimaniamo esterrefatti. Riesce a stare sempre sul pezzo: le sonorità proposte, ma soprattutto i contenuti dei suoi testi, dove ogni parola è un mondo da scoprire, per un viaggio meraviglioso ed infinito, come il sapere.

La capacità di Caparezza nello scrivere un testo privo di orpelli, dove ogni vocabolo è un libro da leggere e interpretare -per i significati che contiene e quelli nascosti, “inaccessibili”, di cui solo la simpatica “testa riccia” molfettese conosce la risposta- è sempre sorprendente. In tutto questo non fa eccezione Exuvia, primo singolo dell’omonimo album, -l’ottavo- in uscita il 7 maggio, che a partire dal titolo preannuncia una svolta nella carriera di Caparezza.

L’exuvia è l’esoscheletro che gli insetti, prima di entrare in una nuova fase, si lasciano alle spalle per “rinascere” attraverso la metamorfosi.

La canzone è talmente densa di significati ed offre tanti rimandi e spunti, che sono solo delle piccole gocce in un oceano, come la conoscenza e il genio di Caparezza.

Exuvia parla del tempo che passa, di quanto sia importante, soprattutto nel cercare di valorizzare quello della nostra coscienza, il tempo interiore. La sua relatività e come grazie alle nostre azioni, un’ora possa essere veloce come il battito di una ciglia, o lenta come il passo di una tartaruga. Parla anche di come Caparezza sia arrivato in un momento della vita, in cui sta facendo i conti anche con quello esteriore, il tempo delle “lancette d’orologio”. Ha quarantotto anni, non è più un ragazzino e lo gioca al pari della sua età. La relatività del tempo è al centro de La persistenza della memoria di Salvador Dalì, ed è fondamentale per Caparezza: un monito a cambiare rotta, prima che appassisca definitivamente.

Prima di poterlo attuare però, deve fare i conti con il proprio inferno interiore, fatto di ricordi che latrano e lo paralizzano, facendolo desistere dall’affrontare il buio della sua anima. Ancora una volta Dante, e forse non è un caso: che lo stesso Caparezza ci stia dicendo come anche lui voglia riuscir a riveder le stelle Probabilmente sì, e per farlo ha scelto di mutar pelle ancora una volta, di cambiare per poter spiccare il volo, dopo un periodo in cui si è sentito l’ombra di sé stesso, uno stato d’animo che non l’ha fatto dormire, come le Lamia, le creature della mitologia greca condannate da Era all’eterna insomnia, -e non solo ma è un altro discorso- ma che grazie a Zeus hanno la possibilità di togliersi gli occhi per riposare.

Caparezza aveva bisogno di farlo per guardarsi dentro, ed entrare nel profondo della sua anima. A quasi cinquant’anni ha sentito il bisogno di tirare le somme: gli anni cominciano ad essere “tanti”, come i cerchi di un albero non troppo giovane, ma neanche vecchio.

Perdonatemi la piccola divagazione, ma pensando al cerchio e all’uomo, non posso non collegarmi all’uomo vitruviano di Leonardo Da Vinci, soprattutto se si pensa che, molto prima della dendrocronologia messa a punto da Andrew Ellicott Douglas agli inizi del 1900, è stato il primo ad accorgersi dell’esistenza dei cerchi degli alberi.

Sarà un caso o la mia è solo una suggestione? Una cosa certa è come Caparezza abbia sentito la necessità di porsi delle domande al fine di crescere e migliorarsi come artista e uomo. Ha capito anche come porsi troppe domande possano aggrovigliare la vitalità del cervello ed intrappolarlo in un cerchio, in un loop.
Tra l’altro il loop è uno degli elementi chiave della musica elettronica e forse, alla luce di tutto questo, neanche la scelta di un sound elettronico è stata un caso. Un’elettronica ossessiva, claustrofobica, ma che nel bridge spiega le ali, per librarsi nell’aria.

Con questo singolo Caparezza ha dimostrato ancora una volta, come non abbia avuto paura di cadere, nonostante i timori fossero alti e vertiginosi. La voglia di superarli però era più forte dell’altezza, così, come un free climber professionista si è arrampicato incurante e sprezzante del vuoto, per scalarli e godersi la vista dall’alto.

Queste sono solo alcune delle suggestioni che ci ha lasciato Caparezza con Exuvia, altre se ne troveranno in seguito e la quadratura del cerchio, forse, l’avremo quando uscirà l’album.

Intanto però ascoltiamoci questo singolo, libero e inafferrabile, come una farfalla e lo stesso Caparezza. Sonorità “insolite” per lui, ma sempre con la solita freschezza ed entusiasmo che lo contraddistingue, soprattutto nel refrain dove le parole sono ben amalgamate al sound per un risultato esplosivo.

Ancora una volta Caparezza si è sentito libero di cambiare e sperimentare sulla propria pelle, ma senza mai dimenticare la sua natura di ambasciatore della curiosità, della conoscenza e dei giochi di parole che sono dei veri e propri ponti per i suoi infiniti collegamenti mentali.

Exuvia è tutto questo, ma soprattutto ci invita a cercare la nostra natura, a seguirla e a non dimenticare mai come la connessione più importante sia quella con noi stessi e le nostre radici.

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