Magnolia: la spiegazione della trama omessa dal film

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Magnolia, diretto da Paul Thomas Anderson, è un’opera dalla trama molto intricata. La storia da raccontare era tanto ampia che alcune sue parti non ci stavano neanche in 189 minuti di film e vennero omesse. È necessario leggere la sceneggiatura per comprendere cosa sia accaduto ad alcuni personaggi. Ovvero, quella parte di trama che riguarda Dixon, il caso di polizia e l’identità del verme.

Superata l’introduzione, il film si apre con Jim Kurring, un poliziotto divorziato che vive in un’esasperante solitudine. Possiede una morale molto forte che si riflette molto sul suo lavoro, infatti cercherà sempre di spronare le persone ad intraprendere una vita sana e morigerata. Insiste tanto, forse troppo, su questi valori e perciò i suoi consigli sembrano spesso fuori luogo. Nella scena d’apertura, Jim viene mandato in un appartamento dov’era avvenuta una rumorosa lite. Gli apre la porta una signora, Mercie, che tenta in tutti modi di mandarlo via. Controllando la casa Jim trova un cadavere nascosto in un armadio. Chiama gli altri poliziotti, allestiscono la scena del crimine, infine esce dalla palazzina. Incontra Dixon, un ragazzino che abita lì, che gli offre delle informazioni riguardanti l’omicidio. Jim, contro voglia, accetta di ascoltarlo. Il bambino gli rivela (in rima) chi ha ucciso quell’uomo, ovvero, secondo lui, un personaggio che conosceremo come “il verme”. Jim non lo ascolta, gli dispensa qualche generica raccomandazione e gli volta le spalle, abbandonandolo al suo destino.

Durante il film, si sentirà parlare ancora del “caso dell’uomo ucciso nell’armadio”, ma non verrà mai spiegato ciò che è avvenuto. Vedremo invece Jim perdere la pistola, dopo che qualcuno aveva tentato di sparargli. Dixon, senza farsi riconoscere, ruberà l’arma che era caduta, dopodiché verrà inseguito da un ragazzo che sembra essere sconosciuto. Mercie la vedremo mentre viene interrogata e poi incarcerata. Poi si rivedrà il bambino che ripete la canzone, come se questo dovesse farci capire qualcosa. Da questi pochi elementi non è possibile ricostruire con certezza tutto l’accaduto, che viene invece esplicato in sceneggiatura tramite alcune scene, che tuttavia vennero omesse. In queste Mercie confessa di essere responsabile dell’omicidio. L’uomo nell’armadio è suo marito. Dice di averlo ucciso perché era solito picchiare suo figlio e suo nipote. Suo figlio è il verme (avuto da una precedente relazione), suo nipote invece è Dixon. Il verme è quindi il padre di Dixon. Tuttavia, nella canzone, Dixon incriminava il verme, quindi suo padre. Questo perché anche il verme era solito picchiare Dixon, come faceva il suo patrigno con lui.

La storia di questi personaggi trova ampio spazio nella sceneggiatura, ma risulta quasi del tutto assente nel film. Comunque si inserisce bene nell’insieme di tematiche che il film propone, due in particolare. La prima è quella delle “colpe dei padri che ricadono sui figli”, una frase ripetuta svariate volte. La seconda è l’interrogativo “Che cosa sanno i bambini?”.

In questa situazione abbiamo quindi un padre, e nonno, che fa ricadere le sue colpe addirittura sul figlio del figlio. E soprattutto abbiamo un bambino che, rivelando, o comunque conoscendo, la soluzione di un caso di polizia, fornisce una risposta: i bambini sanno tutto. Sanno addirittura spiegare un intricato caso di polizia. E questa sembra essere la stessa rivelazione che ci verrà data anche tramite un altro personaggio: Stanley Spector. Questa domanda, “cosa sanno i bambini?”, diviene un’ossessione. Addirittura, viene creato uno show televisivo, che per quarant’anni cerca una risposta. Tuttavia, alla televisione quella risposta non interessa davvero. Lo capiamo perché i bambini di quel programma sono trattati come fenomeni da baraccone, maltrattati e traditi.

“Cosa sanno i bambini?”, lo show, è il centro del film, perché tutti i personaggi gli gravitano attorno.

Stanley è un bambino che ama studiare e passare le giornate in biblioteca. Suo padre ha deciso di sfruttare quella sua passione per guadagnare, perciò lo fa partecipare allo show.

Jimmy Gator è il presentatore. È anziano e malato terminale di cancro. Sebbene sembri un carattere mite e pacato, è invece un vero e proprio mostro, che ha molestato sua figlia ed ha tradito di continuo sua moglie, e la tradisce tuttora.

Sua figlia è Claudia Gator. Scappata di casa dopo aver riconosciuto nel padre la vera e spaventosa indole, ora è rimasta sola e dipendente dalla cocaina. Suo padre cerca di riallacciare i rapporti, ma lei lo caccia via, gli grida di andarsene. Sono proprio queste grida a spingere i suoi vicini a chiamare la polizia. E tra tutti gli agenti viene incaricato Jim Kurring. I due quindi si conoscono. Dopo le sue solite e noiose raccomandazioni, lui le chiederà un appuntamento che lei accetterà, anche se un po’ confusa dall’effetto degli stupefacenti.

Il produttore di “Cosa sanno i bambini?” è il vecchio Earl Partridge, il cui nome comparirà sulla televisione di Claudia nei titoli di coda del programma. Sua moglie è Linda, una giovane donna, che l’aveva sposato soltanto per soldi e perciò adesso nutre un forte senso di colpa. Anche Earl è un padre che in passato commise diverse colpe. Anche lui malato terminale di cancro. La malattia diventa qualcosa che riequilibra, un male che incombe durante tutto il film, e che porterà i due personaggi a pentirsi dei loro errori.

Suo figlio si fa chiamare Frank Mackey. Ha cambiato nome dopo aver abbandonato suo padre. Il loro rapporto si è interrotto parecchi anni fa, poiché mentre Frank, adolescente, accudiva sua madre morente (sempre di cancro), suo padre non rimase lì con loro, e così un povero ragazzino dovette vivere da solo quella situazione terrificante. Adesso lui conduce dei fortunati ed osceni seminari sulla seduzione. Costruendosi come personaggio pubblico ha distorto il suo passato, eliminando così la figura di suo padre. Da questo suo dolore nasce anche uno dei suoi slogan preferiti “non c’è niente di più inutile di quello che ti lasci alle spalle”, una frase che il film smentirà in molti modi: “possiamo chiudere con il passato, ma il passato non chiude con noi”.

Infine, c’è Donnie Smith. Lavora da anni come venditore in un negozio di elettrodomestici, da cui però viene licenziato. Si ritrova quindi solo e senza lavoro. Quand’era bambino aveva partecipato anche lui allo stesso show “Che cosa sanno i bambini?”, tuttavia i suoi genitori sperperarono i soldi della vincita. Venne anche colpito da un fulmine, che gli portò via la sua genialità. Questo personaggio ha tantissima attinenza con il piccolo Stanley, entrambi dei talenti del quiz a premi, entrambi vittime di genitori snaturati. Perciò Donnie rappresenta un po’ il futuro del bambino. Il regista sembra volerci dire che se Stanley continuerà a lasciarsi sfruttare da suo padre farà l’umile fine di Donnie.

Le presentazioni di tutti i personaggi avvengono quando ancora il cielo è soltanto cosparso di nuvole. Poi comincia a piovere, e inizia così un lento collasso.

Jim, l’onesto e rigoroso poliziotto, che si è fatto rubare la pistola, diventa lo zimbello di tutti i suoi colleghi.

Frank Mackey, dopo aver terminato una disastrosa intervista, riceve una chiamata che lo informa dell’imminente morte del padre. Ricordando il suo passato, mette in discussione tutti quelli che abbiamo visto essere i suoi odierni valori (“non c’è niente di più inutile di quello che ti lasci alle spalle”, forse non è poi tanto vero).

Earl Partridge, suo padre, pronuncia le sue ultime parole in un toccante monologo. Dopodiché Phil, l’infermiere, gli darà l’ultima medicina, ovvero un potente sedativo. Linda, sua moglie, in preda ai sensi di colpa, cercherà di suicidarsi assumendo un mix di psicofarmaci e di sedativi.

Durante la trasmissione “Che cosa sanno i bambini?”, Jimmy Gator, il presentatore, ha un malore.

Stanley invece, sempre durante la diretta, non riesce più a trattenere la vescica. Questo gli creerà un grande imbarazzo, tanto che non vorrà più esibirsi come al solito. Proprio non vuole alzarsi, ma Jimmy e gli altri concorrenti insistono. Allora lui si stufa e con un intenso soliloquio sfoga tutta la sua rabbia, tutte le ingiustizie che è costretto a subire.

Mentre il bambino parla, dietro di lui compaiono due bianche ali. Perché, come dirà Donnie, non è sbagliato confondere i bambini con gli angeli. Poi Stanley scappa. Fugge dal set ed arriva in biblioteca. Ora alle sue spalle si sovrappongono le grandi pagine di un libro aperto. I libri sono le sue vere ali.

Donnie, senza lavoro né famiglia, è al bar per ubriacarsi. In verità il suo scopo è (come suo solito) quello di incontrare il giovane barista, di cui è infatuato. Questa volta però lo sconforto datogli dal licenziamento lo porterà a bere di più. Al bancone del bar c’è un altro uomo, più anziano, anche lui infatuato del barista. Si siede a fianco dell’anziano e parla disinibito, raccontando della sua vita. Poi si alza, non può più sopportare la sua solitudine, perciò confessa la sua cotta al giovane barista, che non può far altro che annuire imbarazzato. L’altro uomo gli dice che è pericoloso confondere i bambini con gli angeli, mentre Donnie ribatte, non è d’accordo, dice che non è affatto pericoloso. Anche lui era stato bambino, e se l’avessero creduto un angelo magari adesso la sua vita sarebbe stata migliore.

Poi smette di piovere.

Jim e Claudia cenano assieme in un ristorante. L’appuntamento si conclude con un esito piuttosto disastroso. Entrambi tornano a casa, lui con la sua automobile, lei in taxi.

Jimmy rivela a sua moglie il motivo per cui loro figlia Claudia non vuole rivederlo, ovvero le molestie, anche se lui sostiene di non ricordare se questo sia accaduto davvero. Sua moglie Rose, sconvolta, prende la sua auto e corre dalla figlia, che intanto è arrivata a casa.

Donnie, per ripicca verso il suo ex capo, deruba la cassaforte del deposito del negozio da cui è stato licenziato. Tuttavia, capisce di commettere un errore e torna indietro. Scopre però che la chiave si è rotta nella serratura e l’unico modo per rimettere i soldi a posto è quello di arrampicarsi fino alla finestra. In quel momento lo vede Jim, il poliziotto, che è ancora nella sua automobile.

Frank Mackey è arrivato da Earl. Tenta di non piangere, per non dimostrare affetto al suo odiato padre, ma non riesce a trattenere le lacrime.

Intanto Dixon ha trovato Linda, ormai priva di sensi per via del tentato suicidio, ed ha chiamato l’ambulanza, che ora la sta portando in ospedale.

Quindi, adesso, per le strade vuote si ritrovano molti dei personaggi. E tutti si incrociano sulla Magnolia Boulevard, come in una sorta di Desolation Row. E proprio lì prende il via l’epilogo.

La pioggia aveva fatto vacillare le sicurezze di ogni personaggio, ma non è bastata a condurli a quel tanto ambito crollo. L’acqua non è stata sufficiente per lavare tutto. Allora deve piovere qualcos’altro. Qualcosa che sia fuori dal comune. Deve accadere una pura e semplice fatalità, come le tante che hanno costruito la trama e le vite dei protagonisti.

Iniziano a piovere rane.

Una di queste arriva proprio sul viso di Donnie, che si stava arrampicando e che cade per terra. Jim lo porta in salvo sotto una tettoia.

Rose e Claudia, madre e figlia, si ritrovano. Invece Jimmy, il padre, ormai senza famiglia e con un tumore terminale, tenta di spararsi. Tuttavia, una rana cade proprio sulla pistola mentre lui sta premendo il grilletto, deviando il colpo e salvandolo, ma lui cade a terra e sviene. Il proiettile finisce sulla televisione, che prende fuoco, incendiando poi la casa. Perciò Jimmy, che voleva uccidersi con una pistola, finirà per morire carbonizzato. Questa storia è molto simile, per l’ironia della morte, a quella del sub dell’introduzione che viene risucchiato da un Canadair, ma muore per un infarto. Oppure, ancora di più, a quella di Sidney, che voleva suicidarsi buttandosi dal tetto del palazzo, invece muore a causa di un colpo del fucile che lui stesso aveva caricato.

Durante la caduta delle rane, Earl esala l’ultimo respiro, ed in quel momento Frank lo chiama papà. L’eterna lotta tra padri e figli trova un momento di riconciliazione. E ancora la pioggia di rane coincide con la risoluzione di un antico problema.

L’unico che non si stupisce della situazione è Stanley. Lui, infatti, sapeva già che queste cose possono accadere. Rispondendo così ancora una volta a “Che cosa sanno i bambini?”. I bambini sanno anche che delle rane possono piovere dal cielo. L’aveva probabilmente letto in quel libro di Charles Fort, che teneva sul suo banco all’inizio del film. Anche lui alla fine tornerà da suo padre, ma con la nuova (ancor più grande) consapevolezza di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Quando smette di piovere tutto è sistemato. Frank è guarito da quel suo negare il passato. Ha accettato la sua storia e sembra felice. Linda è all’ospedale ed inizia a riprendersi. Donnie ha capito l’insensatezza di quella sua morbosa infatuazione per il barista, ed è pronto a rimettere in sesto la sua vita. Anche la storia di Claudia e Jim si sistemerà, ma ne parlerò tra poco.

Prima bisogna trattare anche di un’altra storia, che abbiamo messo da parte, ovvero quella di Dixon e suo padre (il verme). Loro due, nella sceneggiatura, hanno bisogno di trovare dei soldi. Prima della pioggia di rane si erano ritrovati in una tavola calda e discutevano sul come ottenerli (tra l’altro, in un documentario del dietro le quinte si può vedere Anderson mentre gira questa scena, poi non inserita nel film). Vedono Stanley, che (in questa versione) è uscito dalla biblioteca e si è seduto per strada, sotto un lampione, con un libro ed un biscotto. Decidono di rapinarlo. Prima va il Verme, che cerca più che altro di corromperlo, senza violenza. Ci riesce, tant’è che Stanley per solidarietà vuole dargli i suoi soldi. Dice: “Io li ho e non mi servono”. Tuttavia li raggiunge Dixon, in preda al panico, che, senza sapere come si è sviluppata la situazione, punta la pistola sull’altro bambino, minacciandolo. I problemi dei grandi finiscono per mettere i bambini l’uno contro l’altro.

In questo momento inizia la pioggia di rane. Stanley spiega al verme cosa sta succedendo, dato che, come abbiamo visto, lui sapeva che queste cose accadono. Il verme, impressionato dalla strana pioggia e dalla solidarietà del bambino, decide di andarsene, senza rubare i soldi e tranquillizzando il suo povero figlio. Getteranno via la pistola rubata, che atterrerà proprio di fronte a Jim, il legittimo proprietario.

La pioggia di rane svolge bene la sua funzione anche in questa storia. I personaggi sono messi di fronte ad una situazione assurda, questo gli permette di comprendere con chiarezza come la loro vita sia dominata dall’incertezza. Gli mostra come anche le scelte di ogni altro personaggio, che talvolta li mettono in conflitto tra di loro, siano dominate da qualcosa di imprevedibile, e come non siano loro a dover determinare, con le loro azioni, il loro futuro. Ed in questa scoperta allora si può essere più comprensivi gli uni con gli altri e meno severi con sé stessi. A questo coincide la ritrovata umanità dei personaggi e spiega l’improvviso cambiamento di ciascuno. Quell’umanità era invece già propria di Stanley, che sapeva che le fatalità dominano le vite di tutti.

La storia di Dixon è stata quasi del tutto tagliata. Il motivo dipese forse dalla stessa genesi del film. Dopo il suo precedente successo, i produttori decisero di fornire ad Anderson totale libertà. Questo è quasi un miracolo per un regista, un’opportunità che di certo non sarebbe più tornata. Allora l’opera, che all’inizio doveva durare circa un’ora e mezza, ebbe la possibilità di espandersi. La trama iniziò quindi ad accrescersi. Siccome il tema principale del film sono i legami tra le persone, un accrescimento della trama corrisponde all’infittirsi di questi rapporti e alla creazione di nuovi personaggi.

Dato che questa rete di relazioni e rapporti sarebbe potuta crescere a dismisura, la trama si sarebbe espansa fino a comprendere chiunque. Insomma, prima o poi bisognava fermarsi.

D’altronde, alla fine, anche noi siamo proiettati dentro il film. Infatti, l’ultima inquadratura è su Claudia. La sua vita, i suoi problemi familiari, si sono ormai risolti. Non è guarita, ma è almeno pronta per ricominciare. Intanto Jim ha capito che deve andare a parlarle. Allora noi vediamo lei, che lo ascolta. Lui fa un altro dei suoi discorsi moralisti. La vita e l’amore trovano finalmente modo di farsi spazio nella sua vita. Allora Claudia guarda dritto verso di noi. Per la prima volta si rasserena. Ci mostra uno splendido sorriso. E così diventiamo noi stessi parte di questa loro interminabile e grandiosa storia. Adesso si riparte da un nuovo e felice inizio.

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