L’amicizia tra Lucio Dalla e Francesco De Gregori: Pablo, Cosa sarà, Banana republic

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Ci fu uno strano incontro, da studio a studio, uno davanti all’altro. Non so perché ma da come entrava e usciva mi resi conto che era un vecchio amico, anche se non l’avevo mai visto prima. Ci acchiappammo subito. Era straordinario, divertente, intelligente. Diverso dagli altri ma capace di mettersi in comunicazione con chiunque. Sapeva stare al gioco. Aveva un’istrionica potenza da cui eravamo tutti irresistibilmente attratti.

Francesco De Gregori su Lucio Dalla, da Mi puoi leggere fino a tardi

Le grandi amicizie si sa, come ogni grande rapporto, per sfidare il tempo e perdurare verso l’infinito, necessitano di un collante, un elemento comune sotto forma di connessione indistruttibile. Uno di questi elementi spesso risiede nell’arte e, in questo caso particolare, in una delle sue forme più eccentriche: la musica. E dev’essere anche grazie a questa connessione che Francesco De Gregori e Lucio Dalla si incrociano agli inizi degli anni ’70, quando Lucio era già diventato famoso grazie a 4 Marzo 1943, presentata al Festival di Sanremo del 1971, e Francesco, dopo la collaborazione con Venditti in Theorius Campus (1972), stava per rilasciare quella Alice non lo sa (1973) che lo avrebbe lanciato tra la schiera di quei giovani cantautori di cui segnarsi il nome. Racconta così De Gregori l’inizio del loro sodalizio artistico:

Avevo appena finito questa canzone, capivo fosse una storia interessante. E gliela feci sentire, eravamo a Bari. Lui mi disse: “Bella, bella. Però qui devi cambiare, perché l’inciso si pianta”. Lui cambiò semplicemente una nota, ma quella nota dava un senso in più.

Pablo è una canzone di difficile interpretazione, per via di quella vagonata di immagini di cui si fa peso, tutte sulle spalle del protagonista che, per forza di causa maggiore, come la povertà, la fame, il lutto (Mio padre seppellito un anno fa / Nessuno più coltivare la vite) è costretto ad emigrare contro la propria volontà (E il treno io l’ho preso e ho fatto bene), portandosi appresso poche cose, tra cui una scelta d’amore per mantenere la famiglia (E troppi figli da cullare) e il rancore per non poter fare altrimenti, per dover interpretare il rassegnato ruolo di chi fugge per sopravvivere (Spago sulla mia valigia non ce n’era / Solo un po’ d’amore la teneva insieme / Solo un po’ di rancore la teneva insieme) verso una terra straniera (la Svizzera verde potrebbe essere un riferimento alla marijuana, vista la frase Con le donne ed il vino e la Svizzera verde), nella quale incontra Pablo, suo collega spagnolo che rievoca malinconicamente la lontana terra natia (Ma parla del suo gallo da battaglia e la latteria diventa terra): entrambi operai, vengono pagati e così possono sfamarsi (Hanno pagato Pablo, Pablo è vivo), ma nel mentre perdono pezzi della propria terra, concimata con sogni che non cresceranno mai (Pensando al suo gallo o alla moglie ingrassata come da foto), fino a quando lo stesso Pablo, il quale diventa esso stesso protagonista della storia dagli occhi del collega, durante il lavoro, cade e muore: la sua morte fa da eco sopra l’immenso problema delle morti bianche, quelle dei lavoratori non assicurati, mal pagati, sfiancati e oppressi dall’obbligo di respirare a qualsiasi costo, finché questo non cessa per la negligenza di quel padrone che sì, non sembrava cattivo, ma fa la parte del boia per tutto quello in cui Pablo credeva, sperava, forse si illudeva, crollato sotto l’accetta di un precariato lontano, troppo lontano da casa. Ma Pablo è vivo, perché la sua storia ora si può ascoltare e cantare attraverso la voce di De Gregori che, nel finale, si fa portavoce, sotto forma di musiche e parole, di un grido alla vita di tutte quelle ideologie che parlano di diritto al lavoro, alla dignità e ad una piccola speranza di casa, che di morire proprio non ne vogliono sapere (Hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo).

1976: mentre Dalla rilascia il particolarissimo Automobili, De Gregori si prepara a replicare il successo di Rimmel con un altro capolavoro, intitolato Buffalo Bill, nel quale è presente una nuova collaborazione tra i due: questa prende il nome di Giovane esploratore Tobia, che racconta il gesto di un giovane boy-scout, Tobia di soli 15 anni, il quale, una volta svolto il suo compito o dovere, si sente esente da ogni altra responsabilità: in tal senso la colpa di questa negligenza, viene attribuita agli insegnamenti e all’atmosfera famigliare, a quella crescita descritta come igienicamente perfetta, ma asettica, grigia e triste. L’emblematico significato della canzone viene spiegato più nettamente dallo stesso autore:

No, lo scout non l’ho fatto; Tobia è un personaggio emblematico. Quello che fa paura dei giovani esploratori è l’inconcludenza; loro imparano ad accendere i fuochi. Io ho emblematizzato il personaggio dello scout: per intenderci, lo scout che nelle barzellette deve fare la sua buona azione quotidiana. Chiedo scusa a tutti gli scout se ho preso la loro figura oleografica per parlare di un personaggio come Tobia. E se avessi approfittato invece delle Giovani Marmotte?

Qualche tempo più tardi, nel 1979, mentre De Gregori ha dato vita allo straordinario album omonimo, ed è in procinto di rilasciare Viva l’Italia, Lucio Dalla è all’apice della sua carriera: ora autore anche dei testi, dopo l’incredibile disco Com’è profondo il mare (1977), pubblica un lavoro chiamato semplicemente Lucio Dalla: l’album è il secondo capolavoro di quella trilogia, conclusa l’anno successo con Dalla, che farà del cantautore bolognese un artista completo, imprevedibile, quasi inarrivabile per doti canore e liriche. Proprio in questo lavoro, la voce di De Gregori compare in quella che è una vera perla rara della discografia dell’amico Lucio:

Cosa sarà, composta da Ron, è una ricerca sulle ragioni dei moti dell’esistenza (Cosa sarà / Che fa crescere gli alberi la felicità), con tutti i suoi misteri più oscuri (Che fa morire a vent’anni / Anche se vivi fino a cento), inaspettati e sorprendenti (Che ti svegli al mattino e sei serio / Che ti fa morire ridendo di notte / All’ombra di un desiderio), all’inseguimento degli istinti più passionali (A fermare un poeta ubriaco / A dare la morte per un pezzo di pane / O un bacio non dato) e di quelli più nobili (Che ti porta a cercare il giusto / Dove giustizia non c’è). La canzone non dà alcuna risposta, ma continua imperterrita a domandare, a scavare nelle profondità degli abissi dell’animo umano, dove risiedono tutti i dubbi sulle proprie priorità (Che ti spinge a comprare di tutto / Anche se è di niente che hai bisogno) e orgogliose negazioni (Che ti fa uscire di tasca dei no non ci sto), su tutti quei segreti dei nostri comportamenti (Che ci fa lasciare la bicicletta sul muro / E camminare la sera con un amico a parlar del futuro) che spiegare è forse impossibile (Questo strano coraggio / Paura che ci prende / Che ci porta a ascoltare la notte che scende), ma che ci fanno sentire come un uccello in volo verso una meta non definita, non immaginata, con ali, cielo e vento che dobbiamo cercare, che dobbiamo cercare.

Da questo duetto vocale, sempre nello stesso 1979, nasce l’idea di estendere la coppia di voci ad una dimensione live: nel 1978, De Gregori e Dalla suonano insieme allo stadio Flaminio di Roma, in un concerto organizzato da Walter Veltroni, riscuotendo un grande successo di pubblico, con ben 40.000 spettatori: ecco che l’anno successivo prende allora corpo Banana Republic, album live del duo Dalla-De Gregori che canta girando l’Italia intera, tra il Giugno e il Luglio 1979. La base su cui poggia questa collaborazione è una canzone inedita, Ma come fanno i marinai: la canzone, nata da un caffè dopo pranzo tra i due e Ron, cantando le persone senza meta o bussola, ma che si sanno sempre ritrovare nei loro amori passeggeri, in quella solitudine che ricompare ad ogni porto che li obbliga a continuare a viaggiare, sarà uno dei primi motivi di successo di questo lavoro, nel quale compare anche un altro inedito, quella stessa Banana Republic che dà il titolo al disco, traduzione di un pezzo di Steve Goodman.

Il tour Dalla-De Gregori sarà un grande successo, rivoluzionando la concezione del rapporto cantautore-pubblico: sarà infatti la prima volta che il cantautorato sbarca nei grandi stadi, registrando il cosiddetto tutto esaurito, con 600.000 spettatori in totale. Ma l’importanza di Banana Republic sta soprattutto nel suo essere portavoce di una nuova stagione della musica italiana, dopo anni difficilissimi dal punto di vista storico e politico, in cui gli stessi cantautori vennero messi sul banco degli imputati (famoso il triste episodio al Palalido di Milano del 1976, capitato proprio a De Gregori), accusati per la mancanza di un vero attivismo sociale: la risposta di questo tour è chiara e diretta verso una nuova libertà musicale, ed è talmente forte da riavvicinare le persone ai concerti, così da scacciare la paura degli anni di piombo e a ritrovarsi tutti insieme sotto il segno della musica d’autore, ora capace di abbracciare l’Italia intera anche nei live show.

Il disco, oltre ai due inediti e a Un gelato al Limon (canzone di Paolo Conte), raccoglie il duetto dei due artisti che cantano alcuni dei loro grandi successi, consolidando un’amicizia, artistica e non, che viene così raccontata dagli occhi di De Gregori:

Lucio era sovrastante, era molto diverso da me, era immediatamente simpatico. Io no, avevo un altro ruolo. Lui saliva sul palco e prendeva molti più applausi di me. Tre quarti dello stadio lo invocava e un po’ soffrivo. Dalla era abile a giocarsela sta cosa, un po’ ti voleva fregare. Io lo sapevo e la sua inclinazione non ha mai scalfito la nostra reciproca ammirazione: vera profonda, sostanziale. La rivalità esisteva. La soffriva anche lui. Per quello che rappresentavo. Sotto quell’aspetto, era geloso di me. Mi chiamava il principe, mi addebitava una certa alterità.

Banana Republic riuscì a vendere più di 500.000 copie, ovvero un’enormità per un disco dal vivo, al quale seguirà anche un film-concerto in forma di documentario, con più canzoni rispetto a quelle pubblicate nell’album.

Da questa fruttuosa collaborazione, dopo più di 30 anni, ritorna l’idea di un tour insieme, che prenderà il nome di Work in progress, dal quale verrà estrapolato un live album che raccoglie, oltre agli inediti Non basta saper cantare, Gran Turismo e Gigolò, i duetti dei due artisti lungo la loro straordinaria carriera ed amicizia, durante il quale si scambiano spesso le voci per interpretare le altrui canzoni.
Sul loro longevo rapporto, Dalla disse:

Noi due coltiviamo una formidabile intesa artistica ma siamo molto diversi e conduciamo vite molto diversa. Negli ultimi trent’ anni ci saremo visti quattro o cinque volte. Anche ora, dopo il concerto, ognuno va per i fatti suoi. Non esiste l’obbligo di cenare insieme. Ma la vera amicizia è proprio questa, non avere obblighi e lasciarsi liberi a vicenda.

Lucio Dalla è scomparso il primo Marzo del 2012. De Gregori, dopo la sua morte, si è per lungo tempo rifiutato di commentare e rilasciare interviste a riguardo. Il suo omaggio al grande amico prenderà le note di Santa Lucia, canzone preferita da Dalla nel repertorio del collega, che nei concerti vedrà la sua chiusura con l’intonazione del fischiettio di Com’è profondo il mare, come a sottolineare che ci sono cose che anche se si fermano, si piangono, in realtà non finiscono, continuano a volare, a farsi sentire, destinate a restare: come la musica, l’emozione di un palco, una grande amicizia.

A Dalla piaceva tanto Santa Lucia. Ho inserito alla fine il riff di Com’è profondo il mare, che è sempre piaciuta a me. Quando è morto Lucio avevamo appena finito di lavorare insieme ed è stato talmente doloroso che forse non ho partecipato abbastanza alla celebrazione della sua scomparsa. Per me lavorare con lui è stato molto importante. L’ho fatto ben due volte, è raro che due artisti decidano di fare qualcosa dopo averlo già fatto, a distanza di anni. Quello che mi spiace di più è che sarebbe potuto ricapitare anche una terza volta. Magari in qualche posto strano, ma sono certo che lo avremmo fatto. E che non possa succedere è il mio lutto più grande.

Dalla e De Gregori durante il tour di Banana Republic
De Gregori e Dalla durante il tour di Work in progress

L’omaggio live di De Gregori a Dalla, sulle note di Santa Lucia e Com’è profondo il mare.

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