Le migliori canzoni per (ri)scoprire Roberto Vecchioni

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Gli uomini cantano quando le parole non bastano, quando non riescono a dirle, forse perché da sole sarebbero persino ridicole (dal libro Scacco a Dio).

L’appellativo cantautore si può attribuire a quegli artisti, musicisti e parolieri, capaci di scrivere i propri brani attraverso una fine e ricercata riflessione, la quale nasce da una mente per poi, usando voce, strumenti e passione, traslare e connettere la stessa fino all’ascoltatore. Il cantautore è, insomma, un veicolo di idee, in grado di smuovere anche le menti più stanche ed annebbiate, ottuse o annoiate, con il potere immenso delle parole intrecciate su note e fantasia. Ma c’è un particolare tipo di composizione del cantautorato, che sa avvalersi del mezzo storico-letterario per raccontare non solo i protagonisti della storia stessa ma, al contempo, una radicata, talvolta nascosta, ideologia, emozione, epifania.

Con la sua capacità di tessere i fili della cultura italiana ed internazionale in versi, Roberto Vecchioni è di certo un’icona dell’immagine del cantautore-professore: non solo professionalmente, essendo stato docente di greco e latino nei licei classici e del corso di Forme di poesia e musica nelle università, ma anche come vero Professore della musica italiana, cantautore che ha incentivato lo studio alla poesia, letteratura, alla bellezza dell’arte. Proprio poesia e musica è il binomio da lui tanto ricercato: i testi dedicati ai poeti Fernando Pessoa, Alda Merini, Arthur Rimbaud, Giacomo Leopardi, Wislawa Szymborska, e diversi altri, viaggiano insieme alle note di chitarre, pianoforti e violini, abbracciate tutte insieme dalla sua voce da narratore di fiabe, e sembrano dare vita ad una dimensione dove quelle poesie, e i loro autori, possono continuare ad esistere in una forma nuova, quel racconto canzonato che ha saputo viaggiare nella mitologia greca (Euridice), il teatro di Rostand (Rossana Rossana), la storia e i suoi grandi personaggi (Alessandro e il mare), gli artisti immortali (Vincent), la letteratura di Cervantes (Per amore mio), fino agli artisti più moderni (Leonard Cohen).

Una lunga carriera quella del Professore, che ha saputo reinventarsi dopo ogni album, proprio grazie alla sua passione per lo studio dell’arte, ma anche della vita, dell’attenzione ai pensieri e ai sentimenti bravi ad orientarsi a vicenda, lungo una strada in cui l’uomo si trova spesso a terra, solitario e meschino, e che riesce a salvarsi grazie all’eterna forza della donna, sempre epicentro della sua composizione lirica, a combattere e resistere, a diventare più grande di ogni sventura, a scacciare lontano l’ignoranza e l’incomprensione, ad abbracciare ogni emozione, dalla più piccola, tetra, nostalgica, fino al più grande richiamo dell’esistenza umana, quell’amore che Vecchioni ricama implicitamente in ogni sua canzone, come motore e sentimento non solo umano, ma che guarda al divino, essenziale per la linfa dell’arte, così come per ogni relazione dell’essere umano col prossimo, la natura, il mondo, l’infinito.

Dalla sua immensa discografia, ecco 10 momenti in canzone che possono far capire e ricordare Roberto Vecchioni come uno dei più grandi letterati della canzone italiana:

Luci a San Siro (da Parabola, 1971)

Il brano che lanciò Vecchioni alla prima notorietà è un affettuoso e nostalgico ricordo della Milano ai tempi di una spensierata giovinezza insieme alla prima fidanzata, Adriana, in serate alla Montagnetta di San Siro, viaggiando sulla sua prima auto, una Fiat 600 grigia. Le luci illuminano quel periodo di gioventù, che si vorrebbe poter rivivere ma che è oramai andato e non tornerà, ma sempre vivido e lucente nel ricordo.

Ma dammi indietro la mia seicento, i miei vent’anni e una ragazza che tu sai, Milano scusa, stavo scherzando, luci a San Siro non ne accenderanno più

L’uomo che si gioca il cielo a dadi (dall’omonimo album, 1973)

Scritta e dedicata al padre Aldo dopo la sua morte, è un dialogo genitore-figlio, dal punto di vista di quest’ultimo, ricordando un padre spesso assente, con il vizio del gioco d’azzardo, per colpa del quale ha perso tante opportunità, comprese le donne della sua vita, forse il figlio stesso.
Ma nella strofa finale risuona un perdono, che abbraccia la natura del padre, con tutti i propri difetti, verso un ultimo saluto.

E quando verrà l’ora di partire, vecchio mio, scommetto che ti giochi il cielo a dadi anche con Dio

Samarcanda (dall’omonimo album, 1977)

Ispirata ad una favola orientale (dal romanzo Appuntamento a Samarra di J.H. O’Hara), racconta la storia di un soldato che, a guerra finita e spensierato nei festeggiamenti, incrocia la figura della morte. Impaurito, chiedere al re un cavallo per sfuggirle, ma il fato vuole che la morte lo attenderà proprio nella destinazione della sua fuga: Samarcanda, città dell’Uzbekistan, storica parte della Via della seta. La favola, e la metafora, viaggiano attraverso un sound folk, quasi country, guidato dal meraviglioso violino di Angelo Branduardi.

Non è poi così lontana Samarcanda, corri cavallo, corri di là, ho cantato insieme a te tutta la notte, corri come il vento che ci arriverà

Stranamore (Pure questo è amore) (da Calabuig, 1978)

Spiega il cantautore: Ho scoperto che ci sono tanti modi di dare affetto alle persone, però ci sono modi particolari magari meno aperti che sembrano più chiusi, ma che sono altrettanto o più importanti. E allora è nata questa canzone che è una galleria di quadretti, di situazioni affettive, una più strana dell’altra, che si chiama appunto, Stranamore.

Che l’uomo è grande, l’uomo è vivo, l’uomo non è guerra, ma i generali gli rispondono che l’uomo è vino, combatte bene e muore meglio solo quando è pieno

Mi manchi (da Robinson, 1979)

Scritta alla fine del matrimonio con la prima moglie Irene, è uno sguardo al passato, proprio a quelle Luci di San Siro della gioventù: il ricordo torna ad Adriana, suo primo amore, tra l’immaginazione di quella che è stata la sua vita e un ipotetico ritorno, ma solo ideale, come a ritrovare quel viso, quel sentimento e quel nome, solo attraverso una canzone.

Ma finché canto ti ho davanti, gli anni sono solo dei momenti, tu sei sempre stata qui davanti

Milady (dall’omonimo album, 1989)

Spiegata dallo stesso Vecchioni: Milady è la mia follia, sono i sentimenti inespressi, per paura, perché non hai tempo, è la megalomania, quella voglia di palcoscenico e di luci che ti porta lontano dall’ amore dei figli. Milady sono io in tournée, quello che è a casa è un altro me stesso. Jeckyll e Hyde. Milady come l’estro artistico incontrollabile, la poesia inquieta ma necessaria che convive nell’uomo e che lo rende cantautore.

Abbiamo smesso d’inventare parole, senza mai trovare quella che voleva dire vivere

Le lettere d’amore (da Il cielo capovolto, 1995)

Pessoa scopre alla fine della sua esistenza di aver mancato tutto, cioè di non aver scritto una lettera d’amore, quella cosa che si tocca, che ha una persona da raggiungere, una cosa reale, fisica, che manda segnali che non sono solo parole, sono delle mani, carezze, come toccare l’altro. Non basta scrivere un diluvio di cose, se poi non riesci a toccare un’altra persona. Così dichiara Vecchioni, omaggiando la poesia e il poeta portoghese, il quale si accorge solo in punto di morte dell’immenso rimpianto di non aver mai davvero amato.

Anche quando la guardi, anche mentre la perdi, quello che conta è scrivere; e non aver paura, non aver mai paura di essere ridicoli; solo chi non ha scritto mai lettere d’amore fa veramente ridere

Sogna ragazzo sogna (dall’omonimo album, 1999)

In parte ispirata alla poesia Alla vita del poeta Nazim Hikmet, è un confronto tra ragione e sentimento, realtà e fantasia, un richiamo al proprio io attraverso il confronto tra i desideri, speranze, paure di fallire, il cui messaggio è chiaro: sognare è il motore della realtà, è ciò che rende sempre giovani, con la voglia di provare, di seguire la propria volontà oltre e contro tutto il resto, per fare di questo sognare un qualcosa di forte ed eterno, come una poesia. Qui l’analisi completa del brano.

Ma non è vero, ragazzo che la ragione sta sempre col più forte, io conosco poeti, che spostano i fiumi con il pensiero

Chiamami ancora amore (dall’omonimo album, 2011)

Ecco come racconta il brano lo stesso cantautore: mi è arrivato un tipo di brano che io classifico tra quelli all’italiana: grande sentimento, grande forza di inciso che dovrebbe prendere le emozioni di tutti e sotto un messaggio che sia trasversale, ma di valori. Non parlerò di me, o solo larvatamente. È una canzone molto attuale che parla di cose di oggi, di situazioni di oggi e soprattutto di speranza. Questo sì. Speranza. E ancora: con la mia canzone ho voluto cantare l’amore universale, la pietà per le persone. È un concetto alla De André. Il suo insegnamento è straordinario. Questa cosa l’ho imparata da lui.

Perché le idee sono come farfalle, che non puoi togliergli le ali, perché le idee sono come le stelle, che non le spengono i temporali

Ho conosciuto il dolore (da Io non appartengo più, 2013)

Scritta dopo aver combattuto e vinto un tumore al rene, è un monologo diretto contro ogni forma di sofferenza e paura della stessa: quello della fine di un amore, della perdita di un figlio, dell’indifferenza, della povertà, dei sogni strozzati. Un elogio alla vita che mira a ridimensionare ed abbracciare il dolore, per sapere come batterlo e poi farselo amico, per ricordarsi che la vita è immensa e la sofferenza, in confronto, conta davvero poco. O come dice Vecchioni: un cazzo di niente.

Ho conosciuto il dolore E l’ho preso a colpi di canzoni e parole

Bonus track: Voglio una donna (dal live Camper, 1992)

Singolo di successo ma anche criticato e frainteso, viene così spiegato dal cantautore: Quando cantavo Voglio una donna con la gonna, molti non capivano che si trattava di una provocazione. Il senso di quella canzone era nel finale in cui dicevo che una donna deve rimanere tale e non scimmiottare i maschi. La cosa peggiore è dover imitare un uomo per poter essere qualcuno. Loro hanno sempre una marcia in più, non lo dico per piaggeria. Nella mia vita ho imparato di più da una donna che da mille uomini. Un esempio perfetto che insegna non solo a leggere i testi nella loro interezza, ma anche a studiarli, provare a coglierne le metafore e i riferimenti, oltre la prima, spesso erronea e vaga, impressione.

Stronza come un uomo, sola come un uomo

Ma di Vecchioni c’è da ascoltare, studiare e scoprire tanto altro, lungo una discografia che è come un’enciclopedia di musica, letteratura e poesia. Ecco dunque una playlist temporale che tocca i punti essenziali della sua carriera da grande Professore.

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