Tra hippie e nazismo: i Pirati della Stella Alpina

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Quante volte abbiamo sentito parlare della “Summer Of Love” e degli hippies, i cosiddetti figli dei Fiori? Ragazzi e ragazze di tutte le estrazioni sociali che nell’America degli anni ’60 – principalmente, ma il movimento fiorì anche in Europa – avevano abbracciato uno stile di vita nuovo. Predicavano la pace e l’amore libero, le droghe come mezzo di espansione della mente e giravano coi loro vestiti colorati e le loro chitarre acustiche; fondavano piccole società, chiamate comuni, veri e propri esperimenti sociologici spontanei. Fin qui, nulla di nuovo; pochi sanno però, che nella Germania degli anni ’30 – proprio quella tragicamente ricordata per la dittatura nazista di Adolf Hitler – esisteva un movimento che anticipò quello hippie in molti aspetti, costituito da ragazzi non ancora maggiorenni che si opponevano ai rigidi dettami nazionalsocialisti.

Quei ragazzi erano gli “Eidelweisspiraten”, i Pirati delle Stelle Alpine.

Caliamoci nel contesto della Germania dell’epoca. Essere adolescenti ai tempi del nazismo non era certo la più grande fortuna che potesse capitare; la tristemente nota “Gioventù Hitleriana” era un’organizzazione giovanile nata nel 1931 sul modello della “Jugendbund der NSDAP” (JdN), fondata già nel 1922 e riservata ai ragazzi dai 14 ai 18 anni. La “Gioventù Hitleriana”, HJ, divenne dopo la presa del potere nel 1933 l’unica organizzazione giovanile ammessa dal Terzo Reich e venne allargata alla fascia d’età compresa tra i 10 e i 18 anni. Venne creato poi anche un corrispettivo femminile, la “Lega delle Ragazze Tedesche”.

Anche se inizialmente i giovani si dedicavano ad attività all’aperto – giochi, sport, campeggio, quasi dei boy scout nazisti – col tempo la HJ divenne sempre più militarizzata. Fu chiaro, in breve tempo, che lo scopo era quello di indottrinare fin da subito i giovanissimi tedeschi all’ideologia delirante del nazionalsocialismo.

All’apice del successo, la “Gioventù Hitleriana” contava oltre otto milioni di membri. Questa sorta di “lavaggio del cervello” proseguiva poi – con la maggiore età – nell’esercito vero e proprio, dove era obbligatorio arruolarsi una volta raggiunti i diciotto anni.

In questo contesto si inserisce la nascita dei “Pirati delle Stelle Alpine”, giovani dai 14 ai 18 anni che, prima della coscrizione obbligatoria, si riunivano in gruppi più o meno segreti e facevano di tutto per ostacolare gli odiati giovani indottrinati della “Gioventù Hitleriana”.

Se questi ultimi erano composti essenzialmente dalla media e alta borghesia, i giovani pirati erano spesso figli di operai o comunque venivano dagli strati sociali meno benestanti. I rappresentanti della HJ erano obbligati a portare la divisa e i capelli con tagli standard, cortissimi se non rasati in alcuni punti; dovevano indossare la divisa e ascoltare solo la musica di propaganda nazista, ed erano inoltre rigidamente divisi per sesso. Al contrario gli “Edelweisspiraten” portavano i capelli più lunghi, vestivano come volevano, spesso con camicie a scacchi o lederhosen – i caratteristici pantaloncini di cuoio con le bretelle – ascoltavano le canzoni folk della tradizione se non addirittura lo swing americano e i programmi vietati della BBC inglese. Non avevano inoltre divisioni di genere, e spesso praticavano – piuttosto precocemente – l’amore libero e l’omosessualità.

Le loro attività costituivano una vera e propria controcultura, assimilabile in tutto e per tutto alle controculture degli anni sessanta e settanta: si riunivano nei fine settimana nelle osterie, in vecchi ruderi abbandonati, o praticando escursioni in campagna dove si incontrano con gruppi simili delle altre città. Ogni centro aveva la sua combriccola di pirati, e ogni gruppo si assegnava un nome, spesso ispirato al far west o alle località esotiche dei romanzi di Karl May, una sorta di versione teutonica del nostro Salgari. I pirati di Colonia, per dire, si facevano chiamare Navajos. I ragazzi sperimentavano tra loro nuove esperienze, suonavano la chitarra e componevano canzoni con temi incentrati su libertà, amore e amicizia.

Ma non solo, presto i “Pirati delle Stelle Alpine” si danno come obiettivo quello di mettere in difficoltà in ogni occasione i giovani rivali hitleriani. “Picchia gli HJ dovunque li incontri!” diviene una sorta di motto tra gli “Edelweisspiraten” e, nonostante la presumibile maggior preparazione militare degli HJ, nelle frequentissime risse che si scatenano, i giovani libertari hanno spesso la meglio. La Gestapo si ritrova così denunce a pioggia, ma almeno inizialmente i provvedimenti sono blandi. Qualche ammonizione, rasatura del cranio e in casi più gravi l’arresto, ma i ragazzi sono pur sempre giovani tedeschi che – sperano le autorità – si ribellano senza una vera causa prima di venire irreggimentati in modo più efficace e definitivo dalla coscrizione obbligatoria.

Ben presto però, le timide schermaglie acquistano contorni più precisi e spesso i pirati si dedicano a veri e propri sabotaggi del nazismo. Boicottaggi, azioni di disturbo, protezione di ebrei e soldati stranieri durante la guerra, distribuzione di volantini sovversivi e trasporto di armi clandestine; con lo scoppio del conflitto mondiale poi, molti giovani pirati andranno ad arricchire le fila dei partigiani.

Anche le repressioni si fanno più dure, e gli “Edelweiss Piraten” conoscono il lato più duro del nazismo: arresti, campi di concentramento ed esecuzioni, fino al caso limite di Colonia, dove il 25 ottobre 1944 vengono impiccati, dalla Gestapo e dalle SS, 13 cittadini tedeschi della resistenza antinazista, inclusi alcuni giovani Edelweiss Piraten di Ehrenfeld, insieme a 12 lavoratori forzati polacchi e sovietici.

Le testimonianze, ormai quasi leggendarie, delle gesta dei giovanissimi sovversivi sono tante; c’è quella di Nevada Kid, un pirata della stella alpina noto per attuare un curioso sabotaggio, far sbagliare il passo dell’oca nelle parate della “Hitlerjugend”. Il giovane, che notoriamente omosessuale, viene catturato e marchiato a fuoco con il simbolo della “vergogna omosessuale“. Con altri pirati fece poi saltare in aria un treno carico di armi e munizioni, e un deposito di carburante per poi sfuggire alla cattura e all’impiccagione, unendosi ai soldati alleati. A lui è dedicata una celebre canzone di Franz-Josef Degenhardt, un cantautore tedesco che ne rievoca le gesta e l’abitudine dei “Pirati delle Stelle Alpine” di fischiettare un popolare motivetto dei soldati, stonando una parte del ritornello appositamente per riconoscersi tra loro.

Solamente oggi il coraggioso contributo degli “Edelweisspiraten” contro il nazismo è stato pienamente riconosciuto, a differenza di quanto fatto con altre organizzazioni di partigiani come la celebre “Rosa Bianca”, forse anche in virtù della loro bizzarra somiglianza – col senno di poi – ai movimenti pacifisti che sarebbero venuti oltre trent’anni dopo.

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