Apparat e “l’intelligent indietronic” di Soundtracks: Capri-Revolution

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Transizioni musicali che diventano processi di rivoluzione artistica.

Il 1° Maggio 2020 Apparat, pseudonimo di Sascha Ring, ha rilasciato l’LP Soundtracks: Capri-Revolution, colonna sonora del film diretto da Mario Martone e presentato al Festival del Cinema di Venezia nel 2018. I motivi di questa “sorpresa per il pubblico” sono racchiusi nelle parole che Sascha ha pubblicato in un lungo post su Facebook lo scorso 1 maggio:

“Che momento strano e difficile è questo. Philipp ed io ne abbiamo speso una bella quantità in studio (in sessioni separate) per lavorare su tutta la musica che abbiamo fatto negli anni e la maggior parte di voi non ha avuto la possibilità di ascoltare.
Abbiamo deciso di pubblicare una serie di brani a partire da oggi con “Capri-Revolution”, il mio secondo film con il regista Mario Martone. Io e Philipp eravamo nel sud Italia e abbiamo lavorato alla musica in una piccola capanna in cima ad una montagna mentre occasionalmente visitavamo il set per farci ispirare, o avere un piccolo cammeo nel film”.

L’intenzione di regalare agli ascoltatori una “musica inedita”, pensata per immagini cinematografiche, sembrerebbe l’occasione giusta per approfondire i tratti di una “rivoluzione artistica” che Sascha vive in prima persona da quando ha abbandonato il progetto Berlinese dei Moderat. I cambiamenti radicali che l’artista ha attraversato nella propria carriera affondano le radici nella prima soundtrack originale che Apparat produsse per un altro film di Martone, Il Giovane Favoloso (2014) e nell’LP uscito nel 2019 intitolato LP5 pregno di sonorità cupe e distopiche.

Il cammino che Sascha e i Molesketor avevano fatto insieme, a partire dal 2002 sotto il nome di Moderat, è stato in grado di trasformare la techno in un’immagine “oggettivamente ammaliante”. La techno era diventata con i Moderat un vessillo incantatore che aveva però risucchiato l’individualismo di Ring. Il musicista tedesco si era ridotto ad essere, in quella esperienza, l’ombra di un frontman da serate ad alto volume, tra i palchi del Berghain berlinese e dei club più chic d’Europa. Ma la sua natura di musicista aveva bisogno di esprimersi in solitaria, di dare una forma personale e innovativa ad un sound che fremeva per abbandonare la dance floor, per poter finalmente entrare nella psiche degli ascoltatori e condizionarne l’approccio sensibile nei confronti della musica.

La rivoluzione personale di Apparat si è espressa attraverso tappe fondamentali, simili a tasselli di un mosaico enigmatico. La sua elettronica, oggi, è definita come una “intelligent dance music”, creata per far fluire insieme l’estasi corporea, la quiete della mente e l’arricchimento introspettivo.

Partendo dalla copertina dell’LP Soundtracks: Capri-Revolution è possibile intuire i fondamenti eterei della “rivoluzione del sound” di Apparat, racchiusi in una cornice dai toni evocativi. Una metafisica immagine di un altare e un colonnato bianco (forse di materiale plastico) circondano un albero che galleggia su una superficie d’acqua limpida. Il nostro sguardo scorcia tale visione misteriosa dalla prospettiva di un antro. Lo stile surreale della cover ci ricorda, inoltre, le caratteristiche dei quadri del pittore Giorgio de Chirico. Così irreali da non appartenere al mondo empirico. I dipinti di de Chirico, infatti, non hanno nulla in comune con la dimensione del transeunte, eppure sono capaci di suggestionare l’essere umano, conducendolo attraverso trip psicologici ad occhi aperti.

La visione di uno scorcio rasserenante e desueto, di un albero che emerge in un contesto scenico inaspettato, ci ricorda anche alcuni versi della poesia I Limoni di Eugenio Montale:

“Quando un giorno da un malchiuso portonetra gli alberi di una corteci si mostrano i gialli dei limonie il gelo dei cuore si sfa…”

Anche l’isola di Capri rappresenta, nel film di Martone, un luogo fuori dal tempo, dotato di poteri metafisici, nel quale ogni personaggio che ne calpesta la superficie subisce una rivoluzione interiore, che lo porterà a scoprire la sua vera essenza. Sascha Ring appare nella pellicola con un cammeo, interpretando il ruolo di un musico, adepto del pittore Seybu, il trasgressivo artista dedito al nudismo che si è trasferito a Capri, alle soglie della Prima Guerra Mondiale, con la sua comune di donne e uomini anticonformisti e che è considerato dagli isolani come una presenza demoniaca. I temi dell’estasi corporea e della tormentata ricerca di se stessi sono al centro del film di Martone. E trasudano anche attraverso la sua soundtack originale, un LP che va ascoltato in un continuum temporale di 40 minuti.

Questo LP potrebbe essere considerato come un concept album, nel quale la narrazione si allinea alla trama cinematografica, modellandone chiavi interpretative parallele. Come chiose aggiunte in fondo alla pagina, i brani ci raccontano le storie di personaggi dai nomi immateriali, di stati emotivi ed esistenziali che sfiorano labili la pelle e perdurano nello spirito.

Silia si nutre di gocce d’acqua metalliche che cadono nella notte dei sensi. I suoni della natura ci conducono nello scenario di un bosco al crepuscolo nel quale voci indistinte echeggiano tra i rami. Una fioca luce purpurea circonda una figura vestita di nero che emerge nel verde circostante. In Pildoh il cembalo comanda l’andamento dei cori che si esprimono per ipnotizzarci. Come in una preghiera mistica, le metafisiche corde di una chitarra inondano l’atmosfera di una malinconia latente. I synth espandono la diffusione del sound futuristico mentre i graffi delle distorsioni sonore colpiscono il nostro cuore. Gli arpeggi calmano le ansie, la voce e le corde pizzicate diventano una cosa sola in una espressione di perdono che diffonde il concetto di amore.

L’arrivo nell’antro cupo dell’esistenza si concretizza con Neruvola. Questo brano si smaterializza per riformarsi in una distopica shape profetica. I suoni indistinti che giungono da uno sfondo lontano spaventano i nervi ma incantano l’immaginazione collettiva. In Licidana il synth si tramuta in un coro di lupi notturni mentre un roboante giro di drop metallici squarcia il cielo, offuscando la quiete del nostro ascolto. La Gravidanza è pari ad un embrione elettrostatico che ci manda segnali dal futuro mentre la track Harprer Caprira sembra una ballata rinascimentale, simile ad un madrigale onirico. Nel buio naturale, un nugolo di corpi nudi danzano seguendo ritmi gentili, abbandonando la carne all’estasi atmosferica. La bucolica Paestrum Neruvola riprende i toni del brano precedente, alimentandone la sensazione di benessere spirituale che richiama la dimensione ancestrale. Goldkind si nutre di pianoforte e fiati, interrotti nel mezzo della sequenza dalla frattura dell’urlo di un uomo. E infine Aracanae è un traccia in cui è possibile ascoltare una voce umana solo alla conclusione del viaggio di note. Gli arpeggi che hanno calmato le nostre ansie sono diventati una cosa sola con il canto sussurrato, prendendo fiato in un coro salvifico di perdono.

Il sound profondo e cupo è scandito da un ritmo travolgente che pone al centro dell’espressione un canto che dialoga con lo stato di smarrimento esistenziale. La sensualità delle note è orchestrata dalla presenza di strumenti a fiato, di cembali e violini, che contaminano la musica in un fluido liquido da ascoltare ad occhi chiusi.

Sebbene possa sembrare artificiale e privo di uno spirito umano, lo stile elettronico è oggi la formula più innovativa presente sul mercato della discografia internazionale. Pronta a modellarsi secondo i gusti e le brillanti intuizioni degli artisti, viaggia sempre più spedita verso il futuro della musica. E questo Sascha Ring lo sa. Minimalista, psichedelica e ascetica, Apparat è la band elettronica tedesca che si nutre di cori, distorsioni di note e synth ad alta tecnologia per generare sonorità al di sopra delle aspettative del pubblico. Siamo infatti abituati ad una produzione elettronica rivolta quasi sempre all’”industrializzazione della musica”, proveniente soprattutto dal Nord Europa, progettata per soddisfare i palati di un vasto pubblico. Ma la “musica artificiale” (così come si può definire l’elettronica) è soprattutto uno strumento di comunicazione raffinato che unisce culture diverse.

Per questo motivo gli Apparat ora sono tornati all’essenza della loro intenzione artistica, con lo scopo di sorprendere gli ascoltatori e permettergli di raggiungere uno stato ascetico di unione tra corpo e mente.

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