Madre! L’allegoria di Darren Aronofsky su Dio e la Terra

Questo articolo rivela elementi importanti della trama e della spiegazione di Mother! di Darren Aronofsky, svelandone il significato, gli eventi e le prospettive migliori per apprezzarne i pregi. Se ne suggerisce dunque la lettura solo ed esclusivamente dopo aver visto il film, e non prima, per evitare di perdervi il gusto della prima visione.

Mother! è un film decisamente complesso, ricco di chiavi di lettura che non si escludono l’un l’altra e che a primo impatto può sembrare solamente un delirio dell’autore che l’ha concepito. Effettivamente è un delirio totale, ma è proprio ciò che vuole essere. È un film che per tutta la sua durata trasmette sensazioni, si passa dalla suspense dei minuti iniziali all’angoscia e il nervoso da metà film in poi. Tutto il tempo pensi “ma perché? Ma cosa sta succedendo? Perché i due proprietari di casa non prendono una posizione più decisa nei confronti degli ospiti?”. Poi quando capisci il senso del film ti sommerge un senso di vergogna e disperazione che vorresti solamente sprofondare nel divano.

Innanzitutto, più superficialmente, possiamo intendere Bardem come uno scrittore che trova in sua moglie (Jennifer Lawrence) la giusta ispirazione per creare un’opera che avrà un tale successo al punto di far letteralmente impazzire i fan fino a presentarsi a casa sua pretendendo di vivere insieme al loro mentore. Queste persone sono morbose nei confronti dell’artista, come spesso capita nella vita vera (basti pensare all’odio e all’amore ai quali sono esposti quotidianamente i vip), quindi se da una parte elogiano l’operato del protagonista in questione, dall’altra lo distruggono, senza avere un concreto rispetto nei suoi confronti. Si può intendere quindi come un film velatamente autobiografico che rappresenta l’autore che mette alla mercé del pubblico i suoi lavori. In particolare è solito, per Darren Aronofsky, spesso non essere capito a pieno da pubblico e critica che si dividono spesso in due fazioni, tra chi lo ama e chi lo odia, e questo Mother! ne rappresenta l’ennesimo esempio. Per far capire di cosa sto parlando il film è stato candidato ai Razzie Awards 2017 per “peggior attrice”, “peggior attore” e “peggior regista”. Trovo inconcepibile e ridicole queste candidature dal momento che gli attori interpretano bene la parte affidata e specialmente la regia è impeccabile.

Ma non basta, perché questa chiave di lettura non spiegherebbe lo svolgersi di alcune scene del film. Scavando più a fondo troviamo una chiave di lettura più profonda e significativa. Possiamo vedere Bardem come Dio, Jennifer Lawrence come Madre Natura e la casa come il pianeta terra. I primi ospiti ad entrare sono simbolicamente Adamo ed Eva che commettono il primo peccato (in questo caso entrare nello studio dello scrittore e rompere il suo talismano che rappresenta metaforicamente la mela dell’Eden). Ma Dio, che ha fiducia nel prossimo, prosegue nel dare una chance dopo l’altra al genere umano sotto lo sguardo attonito di una Madre Natura che invece vede sin da subito come questi non abbiano il minimo rispetto verso la sua Terra. Bardem si comporta in un modo che sfugge alla razionalità, proprio come Dio, senza infatti consultare e interpellare sua moglie nelle sue decisioni. Alla fine, quando gli esseri umani hanno ormai distrutto tutta la casa e persino il suo stesso figlio, Madre Natura si ribella, autodistrugge se stessa e la SUA (il maiuscolo non è casuale) terra e dalla sua anima Dio ricrea il globo. Questa conclusione richiama fortemente l’Apocalisse.

Da notare che i comportamenti degli ospiti seguono più o meno l’atteggiamento della storia umana. In principio l’uomo danneggia poco la casa, provocando un inquinamento per lo meno riparabile, poi peggiora sempre più e si passa ad esempio dalle armi bianche alle pistole fino ad arrivare alle bombe, proprio come le nostre guerre. La devastazione della dimora segue tendenzialmente in senso allegorico la cronologia della storia umana, rappresentandone ogni sfaccettatura che sia religiosa o sociale. Non è un caso che la situazione degenera soprattutto gli ultimi venti minuti, proprio come noi uomini abbiamo massacrato maggiormente il pianeta negli ultimi cent’anni.

Ed è quello che ogni giorno succede nella vita reale. Il film, all’apparenza irrealistico e contorto, non fa che sottolineare questo concetto. La pellicola è volutamente esagerata, perché è esagerato il modo con il quale noi devastiamo il pianeta. Un pianeta che non è nostro, siamo solo ospiti di un qualcosa di più grande. Invece ci comportiamo ostinatamente come se le nostre azioni non ferissero nessuno, non abbiamo rispetto verso la casa e nei confronti di chi ci ospita a braccia aperte. Jennifer Lawrence/Madre Natura è infatti l’unica che riesce a percepire le sensazioni della sua dimora (che si traducono con le trasformazioni organiche di pareti e pavimenti), anche più di Dio che invece è più preoccupato a gestire il genere umano, senza di fatto riuscirci. Infatti le due entità in questione sono sì sposate, dimostrando di essere complementari, ma hanno molti punti di discordanza poiché se in Dio il perdono è parte essenziale del suo essere, Madre Natura non ha tale clemenza e tiene troppo alla sua proprietà per lasciar scorrere ogni cosa.

Infine l’opera, sotto un aspetto prettamente percettivo, parla anche di depressione/paranoia/ossessione, una tematica tra l’altro cara al regista in questione. Infatti la protagonista passa tutto il tempo a cercare (senza riuscirci) di sistemare tutto ciò che va storto, proprio come una persona affetta da paranoia passa il suo tempo a risolvere problemi che in realtà per i più non sarebbero neanche di fatto tali. Tutte le sequenze che rappresentano le visioni della Lawrence possono essere intese proprio come angosce che solo lei percepisce, che la scombussolano e la deprimono. Presagi che la sua mente crea per distaccarla dal mondo reale e intrappolarla nei meandri più oscuri della psiche. Bardem in questo caso, può essere inteso come uno psicologo (o una persona molto cara per la protagonista) che cerca in qualche modo di capire e aiutare la propria paziente/amica/moglie, a riconcorrere i suoi problemi ma senza riuscirci perché in realtà non la capisce a pieno fino in fondo. Il popolo che distrugge la casa è da intendersi come i pensieri negativi che intasano la mente di una persona affetta da questi disturbi, che non riesce a fare altro che combattere questa situazione fino all’autodistruzione, al suicidio.

Questo capolavoro spinge più sulle sensazioni che non sulla trama vera e propria. Angoscia, ansia e nervosismo su tutte. Anche a livello stilistico è evidente come l’uso della macchina da presa voglia indurre gli umori appena citati, attraverso un assillante ripresa nei confronti della protagonista che viene continuamente rincorsa e messa alle strette con primi piani e uso della regia con la macchina a mano per dare una sensazione di frenesia, di paranoia. La trama è un susseguirsi di situazioni sempre più assurde che senza una giusta lettura possono sembrare ridicole. Non è un film per tutti, può piacere solamente a chi ha una certa predisposizione verso la settima arte e verso una certa sensibilità. Terminata la visione potreste sentirvi presi in giro o piuttosto confusi, ma una volta capito il senso la confusione si tramuterà in senso di colpa, dal momento che siamo tutti colpevoli della flagellazione della natura e della nostra anima. 

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