Il concetto di suspense e come influenza la nostra percezione

Tutti sappiamo bene o male cos’è la suspense, tutti la colleghiamo a quella specie di ansia che ci tiene sospesi quando guardiamo certe scene di certi film. Ma, come avrete dedotto dai “bene o male” e “una specie” che avete letto, non basta.

Xavier Perèz è un critico letterario ed insegna comunicazione audiovisiva all’Università di Barcellona. Nel suo La suspense cinematografica identifica la suspense in quel frammento che inizia con l’annuncio della risoluzione di un problema e termina con la sua effettiva risoluzione. Facciamo un esempio: stiamo guardando C’era una volta il West di Sergio Leone e capiamo che da una parte c’è il cowboy cattivo e dall’altra quello buono (interpretati magistralmente da Henry Fonda e Charles Bronson). Alla fine del film i due si affrontano nel duello decisivo, ma prima la sceneggiatura prepara il terreno, come una pompa magna, visto che sta per arrivare la svolta della storia che abbiamo guardato per più di tre ore. Proprio quando lo spettatore avverte che la resa dei conti sta per avere inizio, inizia la suspense. Questa ovviamente termina con la fine del duello e – SPOILER – la morte di Henry Fonda.

Un esempio molto efficace, ma meno teorico, è di Alfred Hitchcock durante un’intervista fatta da François Truffaut:

“La differenza tra suspense e sorpresa è molto semplice e ne parlo spesso. Noi stiamo parlando, c’è forse una bomba sotto questo tavolo e la nostra conversazione è molto normale, non accade niente di speciale e tutt’a un tratto: boom, l’esplosione. Il pubblico è sorpreso, ma prima che lo diventi gli è stata mostrata una scena del tutto normale, priva d’interesse. Ora veniamo alla suspense. La bomba è sotto il tavolo e il pubblico lo sa, probabilmente perché ha visto l’anarchico mentre la stava posando. Il pubblico sa che la bomba esploderà all’una e sa che è l’una meno un quarto – c’è un orologio nella stanza – : la stessa conversazione insignificante diventa tutt’a un tratto molto interessante perché il pubblico partecipa alla scena. Gli verrebbe da dire ai personaggi sullo schermo: ‘Non dovreste parlare di cose banali, c’è una bomba sotto il tavolo che sta per esplodere da un momento all’altro’. Nel primo caso abbiamo offerto al pubblico quindici secondi di sorpresa al viviamo una tribolazione che vuole esaurirsi in un epilogo catartico. Mi ha colpito proprio questo potere evocativo della forma d’arte cinematografica momento dell’esplosione. Nel secondo gli offriamo quindici minuti di suspense.”

Il cinema secondo Alfred Hitchcock (1977)

Perché ve ne sto parlando? Perché la suspense è stata il tema della mia tesi magistrale, ambientata però nel genere thriller-horror. In quel periodo mi addormentavo guardando Profondo rosso di Dario Argento e proprio da questo film è nata l’ispirazione per la scelta del tema.

Parlo della scena in cui Glauco Mauri (il professor Giordani) viene ucciso prima di essere distratto dal pupazzo meccanico, costruito dal maestro Carlo Rambaldi. Il gioco delle diverse angolazioni dell’inquadratura che ti fanno credere di guardare con gli occhi dell’assassino, e ovviamente la sua voce che chiama la vittima, sono due ingredienti fondamentali per aggiungere suspense. All’inizio tu spettatore guardi tra i disegni sui vetri e pensi che sia una soggettiva dell’assassino, cioè un’inquadratura fatta come se guardassimo con gli occhi di qualcuno. E invece Giordani riceve l’assalto da tutt’altra parte. Non è budget, è “semplice” capacità artigianale.

Se il cinema è arte, e l’arte è anche fascino ed evocazione, non si può sottovalutare questa particolare caratteristica del cinema, che riesce e che vuole imprigionare lo spettatore in un filo diretto con la storia. Una storia che riesce a isolarlo dal mondo circostante mentre aspetta il punto di svolta.

Stacco e cambio di scena.

Ci sono stati degli episodi in cui varie forme d’arte sono state messe sotto accusa per istigazione. L’esempio più noto che potremmo fare è Marylin Manson, la cui musica è stata più volte tirata in ballo in occasione di stragi nei college americani i cui esecutori nominavano proprio il cantautore come fonte di ispirazione.

Mi viene da pensare agli esperimenti di Albert Bandura, studioso argentino che ha dimostrato che si può imparare anche solo osservando. Riassumendo, Bandura e la sua equipe hanno preso tre gruppi di bambini e solo a un gruppo è stato mostrato un comportamento aggressivo su un pupazzo. Quando i tre gruppi sono stati lasciati liberi di giocare con vari giochi (tra cui il pupazzo) – sorpresa sorpresa – i bambini che hanno visto l’aggressività hanno mostrato una maggiore inclinazione ad atteggiamenti aggressivi.

Ok, ma stiamo parlando di gente non adulta. Nel caso dei film e della musica, parlo di prodotti intrinsecamente votati a un pubblico adulto, per i quali il metro di giudizio deve essere necessariamente diverso. Il pubblico di Profondo Rosso, di Salò o le 120 giornate di Sodoma e Marylin Manson, stando alle caratteristiche attribuite all’adulto, dovrebbe cogliere la differenza tra realtà e rappresentazione su un palco/schermo. In questo caso la catarsi che si prova durante la suspense dovrebbe dunque essere un atto intransitivo, che nasce e si esaurisce nello stesso spettatore.

Cosa penseremmo se uno spettatore, dopo aver guardato Per un pugno di dollari, iniziasse a girare per strada in sella al cavallo sparando chiunque gli stia antipatico?

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