Madi: l’ultimo lavoro di Duncan Jones diventa una graphic novel

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Si intitolerà Madi: Once Upon a Time in the Future l’atto finale del Mooniverse, la trilogia tematica ideata da Duncan Jones i cui primi due capitoli sono l’acclamato Moon ed il controverso Mute. A differenza degli episodi precedenti, Madi non sarà un film ma una graphic novel di circa 250 pagine, scritta da Jones insieme alla fumettista Alex de Campi, con le illustrazioni realizzate da un team internazionale di artisti, tra i quali spiccano vere e proprie leggende del fumetto come James Stokoe, Duncan Fegredo, Glenn Fabry, Tonci Zonjic e Dylan Teague, nonché l’italiano LRNZ (alias Lorenzo Ceccotti).

Come già accaduto con Mute, che prima di approdare su Netflix ha dovuto affrontare quindici anni di turbolenta gestazione, anche Madi ha alle spalle una storia molto lunga.

L’idea iniziale della trama venne in mente a Jones durante la lavorazione di Source Code, il suo secondo film da regista: nelle sue intenzioni Madi doveva essere un imponente film d’azione che si svolge in varie parti del mondo, ambientato qualche decennio avanti nel futuro e con una protagonista femminile.

Nonostante l’interesse iniziale di alcuni studios, l’idea di una protagonista femminile al comando (non erano ancora usciti Hunger Games e i nuovi Star Wars), unita al budget preventivato di 80/100 milioni di dollari (Moon ne costò cinque, Mute una trentina) spinsero tutte le case a rifiutare il progetto, cosa che si è ripetuta anche negli anni successivi.

Soltanto nel 2019 la situazione comincia a sbloccarsi per il progetto. Dopo aver pensato per un breve periodo di trasformare Madi in un film d’animazione, Jones decide di tentare una strada già provata in passato per Mute, poi abbandonata dopo l’entrata in produzione del film: convertire la sceneggiatura del film in una sceneggiatura da fumetto e trasformarlo in una graphic novel da lanciare sul mercato in cerca di un potenziale pubblico, che possa invogliare maggiormente gli studios a realizzare anche il film in un prossimo futuro.

A Maggio del 2019 è quindi partita la ricerca, via sondaggio Twitter, di quattro disegnatori professionisti (scelti dagli utenti) ai quali è stata affidata la sceneggiatura del film, chiedendo ad ognuno di essi di realizzare una tavola di prova che ne illustrasse una pagina a scelta.

Le quattro tavole sono state condivise qualche tempo dopo da Jones via social e il risultato ha convinto il regista a lanciarsi del tutto nel progetto. Per facilitare il passaggio da un medium all’altro, Jones ha avviato una collaborazione con l’autrice professionista Alex de Campi, che ha fatto da editor alla sceneggiatura e coordinato il corposo numero di disegnatori coinvolti (lievitati a diciotto nel corso dei mesi).

Il regista ha inoltre pagato di tasca propria l’intera realizzazione dell’opera, senza affidarsi preventivamente a case editrici, mantenendo così il controllo totale sul progetto e premurandosi che ogni disegnatore ricevesse la tariffa piena per ogni tavola realizzata (cosa che purtroppo non sempre succede).

La trama di Madi: Once Upon a Time in the Future è ancora completamente avvolta nel mistero, ma a darci qualche piccolo indizio sulla storia e sulle ambientazioni che troveremo ci vengono incontro le tavole di prova (che non appariranno quindi nell’opera finale) realizzate la scorsa estate da André Araujo, Angle, Colleen Doran e Paul J. Holden: da queste illustrazioni scopriamo che la protagonista di Madi (che con buone probabilità si chiama Madison, a giudicare dal titolo e da una delle tavole) è probabilmente una militare, con alle spalle una lunga serie di operazioni ad alto rischio e che all’interno del suo corpo ha alcuni  impianti cibernetici atti a potenziarne la forza (abbiamo visto qualcosa di simile in Mute, con le protesi realizzate dal personaggio di Justin Theroux), la quale sarà ingaggiata per una missione che la porterà in giro per il mondo, da Londra a Shangai.

Nella storia, che è ambientata nello stesso universo narrativo dei due film che la precedono, dovrebbe essere data grande rilevanza alla questione degli innesti cibernetici e, a giudicare da alcuni tweet di Jones, dovrebbe esserci anche spazio per le multinazionali Lunar Industries e Volkea, che chi ha visto Moon e Mute conosce già bene.

Al momento non ci è dato sapere altro su questa graphic novel dalla genesi curiosa, se non che la sceneggiatura del fumetto è stata strutturata in modo da facilitare il passaggio da un disegnatore all’altro (con conseguente cambio di stile) e che il volume verrà messo in vendita nei prossimi mesi, probabilmente tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate.

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