Sei canzoni per un San Valentino un po’ diverso

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Niente di più bello di una canzone da dedicare alla propria dolce metà (o alla -si spera- futura tale) nel giorno degli innamorati. Una da canticchiare con la chitarra come sorpresa, una da cui estrapolare una manciata di frasi da recitare, una da ascoltare in silenzio, abbracciati, durante un tramonto. Questa è una piccola lista di canzoni d’amore un po’ diverse da quelle che si propongono di solito, pescate con cura tra generi e artisti differenti (a volte anche volutamente lontanissimi tra loro). Per un San Valentino un po’ diverso, e speriamo anche indimenticabile.

Tom Waits – Jersey Girl

Perché anche uno come Tom Waits si può innamorare. Talmente tanto da scrivere un testo dolcissimo e un ritornello “sha la la” come nessuno mai si sarebbe aspettato da un artista con la voce da orco. Lo fa ovviamente a modo suo, con un’interpretazione trasportata e un’arrangiamento volutamente scarno e pieno di vuoti che lui sfrutta per costruire un crescendo struggente ma romanticissimo. La storia d’amore -un classico di Waits- è completamente intinta nelle atmosfere urbane di un’America completamente “disillusa”: le strade affollate di gente, le prostitute, il carnevale. Ma soprattutto è la storia della consapevolezza di una vita che, improvvisamente, cambia e (ci) cambia, con l’arrivo di quelle magiche farfalle allo stomaco (“Got no time for the corner boys, down in the street makin’ all that noise): per Kathleen Brennan, che è stata coautrice di molti brani nel bellissimo Mule Variation, Tom Waits smette di bere e di fumare; ma, mentre la sua vita si fa sempre più ordinata, la sua musica esce da ogni schema. Il brano è nella scaletta live di Bruce Springsteen ed è stata cantata da tanti artisti, ma, come accade quasi sempre (e qui una playlist che lo dimostra), nessuna cover, per quanto bella, riesce a trasmettere le stesse emozioni dell’originale.

Jethro Tull – Wond’ring Aloud

Un piccolo volo pindarico e ci troviamo in Aqualung, uno degli album più belli e ricordati dei Jethro Tull, band guidata dal celebre flauto traverso (suonato su una gamba sola!) di Ian Anderson. Che, tra brani pieni di tensione e phatos come My God e Locomotive Breath, impugna la chitarra acustica e si fa accompagnare da un’orchestra leggera e mai invadente, per scrivere un brano brevissimo, capace di emozionare e far riflettere in soli 2 minuti. Pensando ad alta voce, come ci sentiamo oggi? Gli anni ci tratteranno bene?. Quella di Anderson è una riflessione sull’amore di coppia quotidiano, che trova la sua forza in piccole cose, descritte da poche perfette immagini: la colazione a letto insieme, l’odore dei toast col burro che aleggia per la camera, la visione di un dolce tramonto, e una piccola lezione di vita come conclusione. Tutta la nostra attenzione è richiamata improvvisamente da un accordo in minore: “And it’s only the giving that makes you what you are”.

Pink Floyd – Pigs on the wing 1/2

Due piccolissime canzoni, pressoché identiche se non per il diverso punto di vista del testo, che aprono e chiudono Animals, capolavoro dei Pink Floyd ispirato dalla lettura di La Fattoria degli animali di George Orwell. Solo Roger Waters e la sua chitarra acustica: una sorta di cornice narrativa che, alle estremità di questi lunghi brani pieni di rabbia e riferimenti politici, sono una dolce e apparentemente semplice dedica d’amore, in un mondo ogni giorno più grigio, meschino, e dominato da maiali con la giacca e la cravatta (ma le interpretazioni di quel “pigs on the wing” sono tantissime). L’amore come protezione da tutto ciò di brutto che ci circonda.

If you didn’t care what happened to me,
and I didn’t care for you,
we would zig zag our way through the boredom and pain,
occasionally glancing up trough the rain,
wondering which of the buggers to blame
and watching for pigs on the wing.

Se non ti fossi curata di quello che mi accadeva
e io me ne fossi curato di te,
avremmo zizgagato la nostra strada tra la noia e il dolore,
alzando di tanto in tanto lo sguardo attraverso la pioggia
domandandoci a quale bastardo dare la colpa
e stando attenti ai maiali in volo

You know that I care what happens to you,
and I know that you care for me,
so I don’t feel alone,
or the weight of the stone,
now that I’ve found somewhere safe
to bury my bone.
And any fool knows a dog needs a home,
a shelter from pigs on the wing.

Lo sai che m’interessa tutto ciò che ti accade
ed io so che tieni a me.
Così non mi sento solo
e non sento il peso della pietra
ora che ho trovato un posto sicuro
dove sotterrare il mio osso.
Ed anche uno scemo
sa che un cane ha bisogno di una casa,
un rifugio dai porci in volo.

Lucio Dalla – Cara

Piccolo salto in Italia, che vanta (?) di una lunghissima tradizione di canzoni d’amore, alcune note in tutte il mondo. Questa probabilmente è una delle più particolari e uniche. Cara è un flusso di pensieri continuo, una lettera (d’amore ma non solo) dolce, spontanea, diretta, ed è, in modo innegabile, una piccola poesia in musica. In soli 5 minuti esprime speranza, malinconia, forza, inadeguatezza. Un amore impossibile, narrato, cantato e interpretato come solo Lucio Dalla poteva fare, utilizzando tante immagini allegoriche dal forte impatto. Sul celebre finale, l’arrivo del mattino scioglie quel nodo di fitti pensieri contrastanti in cui l’innamorato era rimasto innamorato: “buonanotte anima mia, adesso spengo la luce…E così sia.”. L’album in cui è contenuto, Dalla, è la chiusura di una trilogia di dischi che sono una vera pietra miliare della musica italiana: scopertosi da poco cantautore, e non più solo ottimo musicista, arrangiatore e interprete, Dalla gioca con le parole e con la fantasia creando storie e una gran quantità di personaggi unici (Anna e Marco, Sonni Boi, il cucciolo Alfredo), scrivendo sempre in modo imprevedibile, accompagnato da un sound inimitabile, rock e internazionale.

Tu corri dietro al vento e sembri una farfalla
E con quanto sentimento ti blocchi e guardi la mia spalla
Se hai paura a andar lontano, puoi volarmi nella mano

Brunori Sas – Per due come noi

Con questa siamo un po’ furbi: potreste non averla mai vista in una classica playlist di canzoni d’amore perché è veramente recentissima! Con Cip!, uscito a gennaio di quest’anno, Brunori Sas si consacra come uno degli artisti indie italiani che “ce l’hanno fatta” e ora sono capaci di proporre un pop raffinato, pieno di influenze dal cantautorato vecchio stile (la bellissima “Canzone contro la paura“, dallo scorso album, mostrava qualcosa di vicino proprio a un “nuovo Lucio Dalla”) e con una propria poetica, che ha il pregio di saper battere un colpo d’ali quando il diabolico baratro della retorica sembra non avergli dato via di scampo“. A differenza di A casa tutto bene, quest’ultimo disco è pervaso da molta più leggerezza e speranza, ha più momenti corali e dove la musica prevale sui testi, ma soprattutto ha Per due come noi. Una canzone breve e radiofonica, su chi ama senza più illusioni e non confonde più “l’amore dall’innamoramento”, quadretto a due che riesce a fare del suo contro-romanticismo proprio l’elemento in cui si rivedranno con dolcezza tantissime coppie.

Nick Drake – Northern Sky

Di Nick Drake, figura misteriosa e affascinante della Musica moderna, ve ne avevamo parlato qualche tempo fa qui. Northern Sky è una canzone poetica, struggente e romantica, inserita nell’album Bryter Layter del 1970 (storpiatura ortografica dell’espressione inglese “brighter, later” e cioè “schiarite, più tardi” usata nei bollettini meteorologici). C’è nell’atmosfera proprio la magia dell’innamoramento, immersa in una gelida mattinata invernale. Riscaldata da un amore che rischiara gli orizzonti.

I never felt magic crazy as this
I never saw moons knew the meaning of the sea
I never held emotion in the palm of my hand
Or felt sweet breezes in the top of a tree
But now you’re here
Brighten my northern sky.

Non mi sono mai sentito così magicamente folle
Non ho mai visto lune, capito il senso del mare
Non ho mai tenuto un’emozione nel palmo della mano
O sentito dolci brezze in cima agli alberi
Ma ora tu sei qui
E illumini il mio cielo del Nord

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