Nick Drake, il poeta del romanticismo tormentato

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Quella di Nick Drake è una delle figure più importanti, misteriose e affascinanti della storia della musica contemporanea. La sua è una carriera avvolta nel mistero, stroncata prematuramente, ma capace di regalare capolavori fuori dal tempo, melodie folk, arrangiamenti sublimi pregni di un’intima sofferenza che ce lo fa amare ancora di più. Con la sua voce lievemente malinconica, assente, in ritardo sul tempo e quell’accordatura di chitarra al limite dell’intonazione, era capace di generare magie musicali.

Sconosciuto da molti ascoltatori musicali moderni e, anche all’epoca in cui fioriva musicalmente, capace di giacere nell’oblio di qualche impolverato scaffale della Gran Bretagna, surclassato di gran lunga da ben più celebri personaggi. I motivi? Tanto per cominciare Nick Drake ha tenuto solo per un brevissimo periodo delle esibizioni live che, a detta di “testimoni”, erano allo stesso tempo sublimi e imbarazzanti. Drake, sul palcoscenico, era silenzioso, si guardava bene dall’intrecciare un minimo rapporto verbale col suo pubblico, limitandosi a una timida esibizione. Un concerto di Nick Drake, si può immaginare come quello di un ragazzo alle prime armi nell’ambiente musicale, che, imbarazzatissimo e agorafobico, si siede su uno sgabello e imbraccia la sua chitarra personalizzata con le accordature più impensabili, emettendo suoni paradisiaci e nostalgici. Ascoltando uno qualunque dei suoi pezzi musicali, sembra quasi che l’artista sia nella nostra stessa stanza, a pochi passi da noi, presenza viva e intangibile allo stesso tempo.

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Il primo album di Drake, Five Leaves Left, fu registrato a Londra dopo che i Fairport Convention avevano procurato a Nick un’audizione col produttore Joe Boyd. Boyd rimase però estremamente deluso dall’incapacità del cantautore di esibirsi in pubblico per promuovere il suo album. Uno dei limiti era la lunga operazione di accordatura della chitarra tra una canzone e l’altra, che finiva per annoiare il pubblico in sala: ma si sa che una delle caratteristiche dei pezzi di Nick sono proprio i cambi di accordatura. E sapete come è stato registrato il suo album capolavoro Pink Moon? La risposta è semplice: un ragazzo che per due notti entra in uno studio di registrazione, e, in queste due notti insonni, commette l’atto finale, girando lo sgabello verso il muro e voltando le spalle agli addetti di registrazione. Un ragazzo irriconoscibile, dalle unghie lunghe, dai vestiti macilenti, dagli occhi persi e dal cervello strappato via da ingenti dosi di Trypizol (medicinale che lo avrebbe ucciso di lì a poco). L’ultimo lavoro di Nick, come da sua espressa volontà, è composto solo da una chitarra acustica e dalla sua voce.

Pochi mesi dopo il rilascio dell’album, la madre si sveglierà alle tre di notte, e sentirà dei passi scendere le scale. Per curare ansia e insonnia era solito farsi una tazza di cereali. Dopo questo spuntino risalirà le scale, si sdraierà sul letto, e verrà trovato morto la mattina dopo. Overdose di Trypizol. L’ipotesi più accreditata è quella del suicidio, e non quella di uno sbaglio di dosaggio. Come dirà la sorella, forse assunse quei farmaci non per uccidersi ma probabilmente dicendo a se stesso: “Al diavolo, se muoio pace, se non muoio domani sarà tutto diverso”. La morte di Drake lo tiene in un limbo di gioventù eterna, proprio come Peter Pan, la cui bellezza non è destinata a finire mai.

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Leggere i suoi testi è un viaggio tremendamente vicino all’immaginario dei poeti più temerari: il romanticismo di Keats, l’innocenza di Wadsworth e la nostalgia di Leopardi, ma anche le tenebre di Baudelaire, le visioni di Blake e l’apocalisse di Eliot. Era stato fatto per amare la magia ed è forse per questo che le sue canzoni ci porteranno sempre in un mondo senza tempo: una nuova Arcadia popolata di principesse e spose in volo verso le stelle, mentre sullo sfondo aleggia quell’enigmatica luna rosa che prima o poi verrà a prenderci tutti.

Ascoltare la musica di Drake significa entrare nel mondo di un artista dalla sensibilità musicale accesa e intensa. Per molti essa ha significato la scoperta di un’atmosfera che affascina e commuove. La mirabile tecnica del suo arpeggio e le inusuali accordature della chitarra acustica sono rivoluzionarie e fanno di lui un “mostro sacro” per i chitarristi acustici. I testi dei suoi brani parlano dell’innocenza, della solitudine, della speranza di cambiamento e di amori che salvano.

E oggi vogliamo parlarvi di amore, sviscerando il lato più romantico delle sue composizioni.

Nel momento in cui tutte le vicende intrecciate si dipanano, nel film Serendipity (con Sara Beckinsale e John Cusack), dedicato a chi non teme di sognare, irrompe una canzone, un classico del cantautore inglese più malinconico ed estraneo ai rumori del mondo. Una scelta apparentemente inusuale per una commedia di Hollywood a lieto fine. Basta, però, immergersi nelle note e nel testo per capire quanto in realtà questa canzone sia in perfetta sintonia con la vicenda del film, tanto da far pensare quasi che sia stato il film a essere cucito sulla canzone e non viceversa.

Northern Sky è una canzone poetica, struggente e romantica, scritta da Nick Drake nel 1970 nell’album Bryter Layter (storpiatura ortografica dell’espressione inglese “brighter, later” e cioè “schiarite, più tardi” usata nei bollettini meteorologici. Un auspicio che, purtroppo, non si realizzerà).

I never felt magic crazy as this
I never saw moons knew the meaning of the sea
I never held emotion in the palm of my hand
Or felt sweet breezes in the top of a tree
But now you’re here
Brighten my northern sky

Non mi sono mai sentito così magicamente folle
Non ho mai visto lune, capito il senso del mare
Non ho mai tenuto un’emozione nel palmo della mano
O sentito dolci brezze in cima agli alberi
Ma ora tu sei qui
(e) illumini il mio cielo del Nord

I’ve been a long time that I’m waiting
Been a long that I’m blown
I’ve been a long time that I’ve wandered
Through the people I have known
Oh, if you would and you could
Straighten my new mind’s eye.

È da tanto tempo che sto aspettando
Così tanto che sono sfinito
Così tanto tempo che sto vagando
Tra la gente che ho conosciuto
Oh, se tu potessi e se tu volessi
Aprire una nuova visione per la mia mente

La magia delle sue canzoni ha attraversato il tempo e ispirato generazioni di musicisti. È lunghissima la lista di quanti hanno visto e vedono in lui una fonte d’ispirazione, da Michael Stipe a Kate Bush, da Paul Weller a Demon Albarn. Anche Kurt Cobain lo metteva tra i suoi cantanti preferiti. Pochi sanno che i Cure scelsero il proprio nome proprio perché colpiti da un verso di una canzone di Nick. In un’intervista, il leader Robert Smith ha espressamente riconosciuto di essersi ispirato al verso “a troubled cure for a troubled mind”, una strofa di Time Has Told Me. Vale la pena riportare alcuni passi del testo di questa romantica ballata blues. Uno squarcio di poesia per un amore inaspettato e salvifico che peraltro compare come colonna sonora nelle scene finali de La casa sul lago del tempo con Keanu Reeves e Sandra Bullock.

Time has told me
You’re a rare rare find
A troubled cure
For a troubled mind

Il tempo m’ha detto
Che sei una rara scoperta
Una tormentata cura
Per una mente tormentata

And time has told me
Not to ask for more
Someday our ocean
Will find its shore

E il tempo m’ha detto
di non chieder di più
un giorno il nostro oceano
Troverà la sua riva

So I`ll leave the ways that are making me be
What I really don’t want to be
Leave the ways that are making me love
What I really don’t want to love.

Lascerò allora i modi di farmi diventare
Ciò che veramente non voglio diventare
Lascerò i modi di farmi amare
Ciò che veramente non voglio amare

Time has told me
You came with the dawn
A soul with no footprint
A rose with no thorn

Il tempo m’ha detto
Che sei venuta all’alba
Un’anima senza impronte
Una rosa senza spina

Ma chi era la sua musa?

Sicuramente la misteriosa Jane che compare per tutto il canzoniere e nella mente di Nick Drake potrebbe essere la risposta. La troviamo nel brano Thoughts of Mary Jane, tratta dal primo album e nelle due Hazey di Bryter Layter, senza considerare l’ultimo inedito di Drake uscito recentemente dal titolo Reckless Jane. Un brano scritto da Nick Drake e Beverley Martyn pochi mesi prima della morte del musicista folk inglese. La canzone è rimasta incompiuta per tanti anni, quando la Martyn – ex moglie del chitarrista John Martyn, quest’ultimo amico fraterno di Drake – ha deciso di riprendere il materiale per pubblicarlo nel suo ultimo disco. “Il solo fatto di pensare a quel brano, mi causava troppo dolore, per questo l’ho lasciato stare fino ad oggi”, ha dichiarato la Martyn. “Nick è nella mia vita, sempre. Non passa giorno in cui non pensi a lui o alle cose divertenti che diceva. Mi sarebbe piaciuto che molte più persone avessero potuto apprezzare quel lato del suo carattere”.

Riferimenti continui a questa ragazza, Jane, non casuali, che ci fanno pensare a una vera e propria donna, immaginifica o reale che fosse. Del resto è difficile credere che certi versi così intensi non siano rivolti a qualcuno. Ed è difficile credere che Nick Drake abbia scritto qualcosa di così poetico senza una musa.

In Thoughts of Mary Jane le sue parole descrivono una ragazza sensibile, problematica e confusa, compatibile e perfetta per un ragazzo come Nick.

Chi può conoscere i pensieri di Mary Jane?
Perché vola o esce fuori nella pioggia?
Dov’è stata e chi ha visto, nel suo viaggio verso le stelle?
Chi può sapere cosa succede nella sua mente?

I suoi lunghi sospiri perduti e i suoi occhi scintillanti e colorati, raccontano al vento la sua storia.

Qui sotto trovate una rarissima versione di Thoughts of Mary Jane, caricata sul canale di Viaggio Tra Le Note.

Nick Drake è su Amazon

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Dario Giardi ama la musica, la fotografia e la scrittura, ed è l’autore di Viaggio Tra Le Note. I segreti della teoria e dell’armonia musicale (2016, edito da I Libri Di Emil). Seguilo su Facebook e Twitter.

 

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