Il disastroso concerto dei Led Zeppelin a Milano nel 1971

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Dal 1962, ogni anno in Italia veniva organizzato il Cantagiro: un festival musicale estivo ideato da Ezio Radaelli. Prendendo come modello il Giro d’Italia, cantanti e addetti ai lavori percorrevano in automobile le strade della penisola, sostando in città prestabilite per esibirsi dal vivo. La manifestazione ebbe una vasta popolarità tanto da diventare uno dei festival musicali più seguiti d’Italia, ma sul finire degli anni ‘60, per via del mutamento di alcune dinamiche sociali e culturali – l’economia italiana, dopo aver visto il massimo splendore dal dopoguerra, iniziava a subire dei rallentamenti; i Beatles nel 1965 suonarono a Roma e Milano, nel 1969 il festival di Woodstock riscosse una risonanza mondiale – subì un drastico declino.

Per far fronte ai nuovi gusti musicali del pubblico, gli organizzatori del Cantagiro, nell’edizione del 1971 decisero di inserire nella scaletta dei musicisti, alcuni tra più importanti nomi del panorama musicale internazionale come Aretha Franklin, Donovan, Moustaki, Leo Ferrrè, Charles Aznavour ed infine, per la data del 5 luglio, i Led Zeppelin. Avevano già all’attivo tre album di gran successo e divennero presto tra le band più apprezzate sia dagli ascoltatori che dai critici musicali.

Tuttavia prima dei quattro inglesi era prevista l’esibizione di una quindicina di artisti ma il pubblico (le stime si aggiravano tra le 12.000 e le 15.000 presenze) era lì soltanto per il Dirigibile e lo dimostrò manifestando il disappunto con fischi e slogan sarcastici. Ovviamente i Led Zeppelin e gli artisti del Cantagiro avevano un pubblico differente, quindi la scelta degli organizzatori di inserire nello stesso evento la canzone popolare italiana ed il rock inglese si rivelò presto infelice.

Visto il nervosismo diffuso, molti artisti rifiutarono di salire sul palco, invece Gianni Morandi tentò di sedare gli animi cantando Al bar si muore, un brano che si discostava leggermente dalla classica “canzonetta” italiana sanremese, ma fu comunque surclassato dai fischi.

Gli unici apprezzati dal pubblico furono i New Trolls in quanto il loro album Concerto grosso per i New Trolls, uscito proprio nel 1971, era caratterizzato da elementi provenienti dalle sonorità tipiche del mondo del rock.

Sfoltendo in modo consistente la scaletta, alle 22.40 i Led Zeppelin salirono sul palco del Velodromo Vigorelli tra il boato del pubblico. Finalmente quell’attesa snervante era terminata. Il riff di Black dog, brano d’apertura dell’album Led Zeppelin IV che sarebbe uscito circa quattro mesi dopo, scatenò i partecipanti. La folla era in visibilio, attratta dalla potenza del sound tipica degli Zeppelin.

Purtroppo la performance della band inglese non fu sufficiente a placare le tensioni provocate dagli scontri tra le forze dell’ordine (2000 uomini fra polizia e carabinieri) ed alcuni “agitatori politici più mestatori a vario titolo”.

Dopo una versione ridotta di Dazed and Confused, i botti della polizia che sparava fumogeni sulla folla fecero da sottofondo al blues di Since I’ve Been Loving You. Visto il fragoroso parapiglia sul prato del Velodromo, Robert Plant fermò per un istante l’esibizione ed invitò scherzosamente i presenti a soffiare verso quel fumo fastidioso per allontanarlo.

Per tentare di sedare i bollenti animi, la band suonò la celebre Whole Lotta Love in medley con Moby Dick, brano costituito da un lungo assolo di batteria di John Bonham. La tattica non funzionò. L’aria all’interno della struttura diventò presto irrespirabile ed il clima incandescente, dunque per evitare disagi ai musicisti, l’autoritario manager degli Zeppelin salì sul palco ed ordinò l’immediata sospensione dell’esibizione.

Jimmy Page ed il resto della band si riparò in infermeria, mentre i roadies tentavano di proteggere gli strumenti rimasti sul palco. Intanto Mick Hinton, l’addetto alla batteria di Bonham, venne colpito in testa dal lancio di una bottiglia procurandogli un taglio profondo. La situazione era diventata molto pericolosa e gli spettatori tentavano di uscire al più presto possibile da quell’impianto.

Robert Plant stentava a credere a ciò che era accaduto e ai microfoni di Amrando Gallo, inviato per Ciao 2001 mostrò il proprio disappunto:

“Abbiamo girato mezzo mondo e non ho mai visto nulla di simile. È la prima volta che siamo stati costretti ad abbandonare un nostro concerto. Venendo al Vigorelli avevamo scherzato tra noi, vedendo tutte quelle forze dell’ordine: sembravano schierate più per un congresso politico che per un concerto. Ancora non capisco come possa succedere che la polizia intervenga su 10.000 persone che hanno pagato un biglietto.”

All’esterno i tumulti si prolungarono sino a mezzanotte circa, provocando feriti ma fortunatamente nessuno perse la vita. Così si concluse una delle pagine più nere della storia dei live musicali e questa esperienza portò ai Led Zeppelin ad evitare di suonare in Italia sino al loro scioglimento avvenuto nel 1980 a seguito della morte di John Bonham. Jimmy Page, Robert Plant e John Paul Jones ritornarono soltanto nei tour intrapresi da solisti.

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