Just: il significato del più criptico video dei Radiohead

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Come si fa a sviscerare il significato di una canzone, se il suo stesso autore Thom Yorke, frontman dei Radiohead, si è sempre rifiutato di dare spiegazioni? Beh, un modo c’è: raccontando una storia, una narrazione che parte dal bellissimo video che accompagna il brano.

C’era una volta un uomo, un uomo solo.

Sembrava essere una giornata uguale a tutte le altre, ma così non era. La strada riservata ai pedoni era ancora deserta e i primi raggi del sole faticavano a farsi largo, tra l’intricato fogliame degli alberi.

Avanzava lungo il nastro nero d’asfalto, rimuginando sulla propria vita e sulla caducità delle cose terrene. Povero diavolo. Aveva perso tutto e vagava, smarrito, alla ricerca di una giustificazione esistenziale.

Aveva provato a essere felice, cambiando continuamente lavoro e cercando vanamente l’anima gemella. Ora, si ritrovava solo e in mezzo alla via. Alzò gli occhi al cielo. Cosa aspettava? Un segno, un solo segno e forse una possibilità di salvezza.

Lì, al centro del nero nastro asfaltato, aspettava sdraiato a terra un segnale dall’alto.

Qualcuno inciampò nel suo corpo e cominciò a infastidirlo.

“Si sente bene?”
“Sto bene, sto bene, sto bene, non mi toccare.”
“Lei non sta bene, come posso aiutarla?”
“Non mi disturbi, tra poco sarò altrove.”
“Dove sta andando? Posso accompagnarla?”
“Non mi tocchi, non voglio essere contaminato dalle cose terrene in questa transizione.”
“Ma che dice! Non vede quante persone vogliono aiutarla? Non siete solo, siamo in tanti.”

E, in effetti, la folla intorno all’uomo sdraiato a terra si era fatta fitta. Quanti erano lì per empatia, quanti per compassione, quanti per curiosità e pettegolezzo?

“No, si è sempre soli in questo momento” aveva risposto l’uomo disteso.
“Quale momento?”
“Quando la luce illumina la verità e tutto appare più chiaro.”

A un certo punto, qualcuno dalla folla mormorò: “Dev’essere pazzo!”

Altri chiesero il motivo per cui era steso e lui rispose: “Non posso dirvelo, non sarebbe giusto. Ciascuno di voi dovrà arrivarci da solo alla comprensione.”

E poi, quando insistettero, l’uomo disteso ribatté infastidito: “Voi non volete saperlo davvero, credetemi!”

Uno tra gli spettatori inarcò le ciglia. Era visibilmente preoccupato: “Stiamo per morire tutti? E’ questo il motivo per cui sei steso qui?”

L’uomo disteso, stanco di quelle domande e di essere disturbato in quel suo momento personale e spirituale così faticosamente raggiunto, affermò: “Va bene, ve lo dirò, vi dirò perché sono steso qui. Ma non sapete nemmeno cosa mi avete chiesto!”

Arrivò la rivelazione e tutti si sdraiarono a terra, proprio come lui, in attesa di qualcosa. Ma sapevano cosa stavano aspettando? Si erano mai interrogati sulla propria vita come aveva fatto l’uomo solo?

Lui era più sensibile degli altri ed era riuscito a sentire “oltre”. Questo lo aveva reso strano agli occhi degli altri perché sfuggiva alle omologazioni e si distingueva dal pensiero unico comune. Ma le persone, storicamente, avevano sempre avuto paura del diverso e temevano chi le portava a guardare in faccia le proprie ombre. Decisero così che era meglio omologarsi, senza porsi domande e senza capire davvero il senso profondo di quel gesto.

Facendo così non compresero che immenso danno stavano facendo a loro stessi. Solo a se stessi e a nessun altro.

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