Niccolò Fabi: Io sono l’altro, il significato nascosto del brano

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Sono passati tre anni da quello che fino a pochi giorni fa era l’ultimo album di Niccolò Fabi: Una somma di piccole cose. Lavoro discografico che più di tutti gli altri riesce ad esprimere l’essenza del cantautore romano. Un album che ha risaltato l’enorme capacità di Niccolò: l’empatia. Quell’attitudine che permette di comprendere appieno lo stato d’animo altrui e che, nel suo caso, si fonde alla sua abilità di saper “tradurre” in musica tutte queste sensazioni. In maniera umile e nitida. Adatta a tutti.

È Tradizione e Tradimento il titolo dato all’ultimo album pubblicato lo scorso 11 ottobre. Costituito da nove brani, riesci a coniugare perfettamente due mondi: il suo e quello che fino ai precedenti lavori sembrava distante anni luce; quello della sperimentazione, dell’elettronica dei “tempi nostri”. Un cantautorato vecchia scuola che si fonde con un sound d’oltremare come quello dei Sigur Ros; ottenuto anche per merito della collaborazione con due volti fidati: Roberto Angelini e Pier Cortes.

Ogni parola e singola nota dell’album assume le sembianze di un colpo al cuore. Come accade quando ci viene sbattuta in faccia una verità che conosciamo già e che “spostiamo” nel dimenticatoio, con la speranza che nessun altro a parte noi stessi ce la riferisca, perché troppo dolorosa o in contrasto con la falsa personalità che ogni giorno creiamo di noi stessi e che diamo al mondo. Ed è proprio per questo se tra nove brani ne abbiamo selezionato solo uno da analizzare, da narrare, da sbattere in faccia. In futuro ci sarà spazio per gli altri sicuramente – ognuno tratta un’attualità diversa ma con un tema centrale – ma per oggi ci limitiamo a Io Sono l’altro; una sola canzone, una piccola dose, così nessuno si farà troppo male. Consapevoli del fatto che basta questa per spingere all’ascolto dell’intera discografia di Niccolò Fabi.

Esiste un’espressione “In Lak’ech” che nella cultura Maya non è solo un saluto ma una visione della vita. Può essere tradotta come “io sono un altro te” o “tu sei un altro me”. Che si parta dalla mistica o dalla fisica quantistica si arriva sempre alla conclusione che l’altro è imprescindibile nella nostra vita e che siamo solo particelle di un tutto insondabile. Allora l’empatia diventa non solo un dovere etico, ma l’unica modalità per sopravvivere, l’unica materia che non dovremmo mai dimenticarci di insegnare nelle scuole. Conoscere e praticare i punti di vista degli altri è una grammatica esistenziale, come riuscire ad indossare i loro vestiti, perché sono stati o saranno i nostri in un altro tempo della vita. “Io sono l’altro” è anche il titolo di una delle canzoni di questo disco nuovo. Da oggi la potete sentire.

Io sono l’altro è un abbraccio, un abbandono della propria “punteggiatura”, di quella costante mentale che ci fa vedere il mondo soltanto secondo un’unica ottica: la nostra. L’empatia è il medium, lo strumento che ci permette di capire che il “diverso” che sta di fronte a noi altro non è che la nostra immagine riflessa. Certo, adottare questo punto di vista pensando che nel mondo ci siano elementi del calibro di Salvini o Trump fa un po’ paura ma…è proprio questa la funzione, il compito che l’album si predilige: superare la paura nonostante tutto e nonostante tutti.

Abbiamo di fronte un brano visionario e allo stesso tempo tremendamente attuale, soprattutto considerando il testo. Un insieme di parole che non lasciano spazio all’immaginazione, perché tutto quello che ci viene sbattuto in faccia non è altro che il presente ottenuto da un passato che sembra non averci insegnato nulla e che sta, allo stesso tempo, compromettendo il nostro futuro. Dobbiamo aprire gli occhi ci dice Niccolò, siamo tutti fratelli, non ci dovrebbe essere spazio per l’odio perché stiamo tutti sotto lo stesso cielo. Ogni cosa è il risultato di una convinzione e, citando l’ex astronauta italiano Paolo Nespoli: “dallo spazio non si vedono confini, l’unico è l’atmosfera”. Eh sì, l’assenza dei confini scatenerebbe il caos, l’anarchia e tutte quelle cose lì, ma credo che il concetto sia chiaro.

Il testo, che spesso sorpassa la musica per merito della sua intensità, va a creare con quest’ultima un’atmosfera quasi onirica; un sogno utopico che vorremmo concretizzare. Attraverso le differenze, attraverso la somma di piccole e grandi cose, tramite le influenze di altre culture, i loro usi, i loro costumi e la loro musica: come quella dei Sigur Ros e del neo-folk di James Blake (n.d.r. grazie Roberto per il tributo fatto all’Ypsigrock a questo immenso e per molti sconosciuto artista). Io sono l’altro è la prova di quello che si può ottenere aprendo gli occhi, accettando quello che gli ignoranti chiamano “diverso”.

In Lak’ech

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