A Day In The Life: come nacque il celebre brano dei Beatles

Posted by

A day in the life sembra quasi una poesia beat di Lawrence Ferlinghetti o di Allen Ginsberg, perfetta per raccontare l’alienazione e la strana sensazione di distacco che tutti i giovani stavano provando in quel momento e che forse provano ancora oggi.

Una canzone nata per caso, con una storia incredibile.

C’era una volta, in un famoso studio d’incisione, la sessione di registrazione di un disco che avrebbe fatto epoca. Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band doveva essere chiuso, ma mancava un epilogo degno delle altre tracce. I Beatles erano senza idee.

“Niente?” domandò il loro produttore George Martin.

“Beh, io avrei una mezza canzone…” abbozzò Paul.

“Anch’io ho una mezza canzone” replicò subito John.

“Sentiamole e proviamo a metterle assieme” propose il produttore.

Il mezzo pezzo di McCartney era un “avanzo” dall’album su Liverpool e parlava di quando lui da studente si svegliava al mattino e prendeva l’autobus per andare a scuola. L’idea di realizzare un album in cui tutte le canzoni fossero dedicate alla loro città e alla loro infanzia era molto innovativa: si trattava, infatti, del primo “concept album” della storia della musica rock. Paul McCartney scrisse Penny Lane, ispirata ad una vivace strada vicino a casa sua, mentre John Lennon dedicò il pezzo al giardino di un orfanotrofio nel quale lui e i suoi amici, da bambini, si introducevano per giocare, chiamato Strawberry Fields.

Quando questi presentarono i due brani al produttore, George Martin capì immediatamente la loro grandezza e decise di farli subito uscire come singoli, anche perché era pressato dal mercato che continuava a chiedere nuovo materiale dei Fab Four. Privando il disco di due tra le canzoni più memorabili della loro carriera, Lennon e McCartney persero interesse nell’album da dedicare alla loro città. McCartney pensò bene di salvare uno dei tanti brani abbozzati e rigiocarselo nel nuovo lavoro.

Anche Lennon aveva tra le mani un’idea non sviluppata del tutto. Un brano abbozzato che si ispirava a due fatti letti sul giornale: la morte in un incidente stradale di Tara Browne, erede della famiglia Guinness e loro amico, e il fatto che nelle strade di Blackburn, nel Lancashire, fossero state contate 4000 buche; una quantità sufficiente per riempire la Royal Albert Hall, pensò John.

Le due mezze canzoni erano totalmente differenti l’una dall’altra, ma Martin pensò di farle convivere. Ai due leader della band l’idea piacque a tal punto che proposero di inserire il crescendo più potente che un’orchestra potesse suonare. Lennon chiese a Martin “un suono come la fine del mondo, alla 2001 Odissea nello spazio”.

Un’intera orchestra però costava troppo, quindi il produttore si oppose. Sembrava un’idea destinata a essere abbandonata sul nascere, finché nello studio di registrazione non si udì la voce di Starr.

Il batterista era famoso per le sue idee strampalate, che Lennon chiamava “ringoismi“, e che la band sempre alla ricerca di sperimentazioni frequentemente accettava. Quella volta Starr propose: “Se un’orchestra costa troppo, perché non chiamiamo mezza orchestra e la registriamo due volte?”

L’idea conquistò tutti, e così fecero.

In questo brano potrete gustare una rara e bellissima cover del brano realizzata da Chris Cornell.

Rating: 4.2/5. From 5 votes.
Please wait...

Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.