Sgt. Pepper, la rivoluzione pop dei Beatles

Un disco sul quale si potrebbe scrivere, se non un’enciclopedia, quantomeno un libro, e parecchi ne sono stati scritti in effetti. Un’icona pop a 360 gradi, a cominciare dalla copertina, parodiata diverse volte negli anni a seguire, che ritrae vari personaggi simbolo selezionati dagli stessi Beatles come “pubblico ideale” davanti al quale esibirsi, personaggi che spaziano da Albert Einstein a Marilyn Monroe, da Oliver Hardy a Paramahansa Yogananda.

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The Beatles – Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band (cover)

Corre l’anno 1967, siamo nel bel mezzo della guerra in Vietnam, il movimento Hippie sta per raggiungere il suo culmine, Stanley Kubrick sta girando 2001 Odissea nello spazio, Andy Warhol è in pieno fervore artistico e l’Italia sta vivendo gli ultimi anni del suo boom economico. I Beatles hanno da poco deciso di rinunciare ad esibirsi dal vivo, sia per motivi di sicurezza che di logorio, ma anche per concentrarsi più sulla produzione in studio, che raggiunge in questo periodo vette altissime, facendo anche leva sul fatto di poter utilizzare sonorità non riproducibili dal vivo.

I 4 di Liverpool sono sulla scena da poco più di un lustro, ma sono già un fenomeno planetario come mai se ne erano visti prima, sfornano un album ogni 6 mesi e una hit dopo l’altra (11 singoli consecutivi al numero 1 della classifica inglese tra il 1963 e il 1966, 5 nelle prime 5 posizioni nell’aprile del 1964). Iniziano però a sentire stretto il ruolo di fenomeno di costume per giovani e ragazzine, il loro successo non è infatti riconosciuto in toto dalla critica, che in buona parte li considera una moda temporanea destinata a scomparire alla stessa velocità con cui si sono affermati.

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Classifica Billboard – Aprile 1964

Le prime avvisaglie di questa inquietudine e di un certo desiderio di cambiamento si palesano in Rubber Soul, edito nel dicembre del 1965. Gli arrangiamenti si fanno più sofisticati, la musica più “adulta”, iniziano a sentirsi le influenze del movimento psichedelico che stava prepotentemente sbocciando negli USA, compare per la prima volta nella musica leggera occidentale il suono del sitar indiano. L’album non passa inosservato e stimola una competizione transoceanica tra artisti che porta ad uno dei periodi probabilmente più floridi per la musica pop-rock, in particolare la “rivalità” più nota si avrà con i Beach Boys, anch’essi trasformati da band per giovani surfisti a rivoluzionari del pop grazie al genio di Brian Wilson. Purtroppo nel loro caso il tutto riuscirà ad esprimersi in un solo disco, Pet Sounds, in quanto la pressione degli altri membri, della casa discografica, e il peso di dover controbattere da solo a due fuoriclasse della scrittura come Lennon e McCartney, spediranno Wilson sull’orlo della follia, riportando i Beach Boys sui loro passi di surf-band, e condannando quest’ultimo ad un effettivo riconoscimento di genio musicale solo alcune decadi dopo.

I Beatles si trovano invece a continuare il loro discorso evolutivo con Revolver, ritenuto da molti pari se non superiore al Sgt Pepper in questione. E’ il primo lavoro che può beneficiare dell’abbandono delle scene live da parte del gruppo, che infatti si concentra in pieno sul lavoro in studio, e i risultati si sentono. La sperimentazione si fa più pesante, i testi più impegnati, il suono più psichedelico, con l’uso di chitarre registrate al contrario e di strumenti atipici. Siamo nel periodo di maggiore ispirazione artistica del gruppo, iniziano a delinearsi personalità ben definite per i 4, che però formano ancora un gruppo compatto e affiatato, in cui ogni membro ha un ruolo fondamentale. In particolare il talento melodico di McCartney si bilancia con la sperimentazione di Lennon in un risultato strabiliante.

Si arriva dunque al disco in questione, Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band esce il 1° giugno 1967 e segna probabilmente il picco della carriera dei Baronetti di Liverpool. Rispetto al lavoro precedente si ha un ennesimo affinamento, in questo caso riguardante più l’omogeneità dell’album e del progetto in generale, che è pensato per essere un “concept-album”. L’idea non è nuova in assoluto, emerge dalla già citata ispirazione reciproca che si ha tra artisti del periodo da una parte all’altra dell’oceano, ma è il primo concept che può godere di una così ampia visibilità, di mezzi finanziari e pubblicitari imponenti, e naturalmente della qualità compositiva della band.

Il tema originale doveva riguardare i ricordi adolescenziali dei 4 nella nativa Liverpool, da qui nascono Strawberry Fields Forever Penny Lane, purtroppo però la EMI necessitava di un singolo da pubblicare con largo anticipo, quindi si decise di incidere un 45 giri doppio lato A con i 2 pezzi in questione, compromettendo il progetto iniziale per un singolo comunque “storico” e di altissimo livello.

Si decide quindi di virare, seguendo un’idea di McCartney, sul tema di una fantomatica band parallela chiamata appunto Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Bandnome ispirato anche in questo caso dai gruppi psichedelici californiani dai nomi piuttosto astrusi. Ed è attorno a questa band parallela che viene creato il mondo di Sgt Pepper, che va dalle grafiche dell’album ai costumi usati dal gruppo, dall’uso di sonorità inconsuete e in alcuni casi retrò, alla costruzione del disco in un fluire uniforme e omogeneo, con tanto di intro che simula un live teatrale, a far intendere il concetto di spettacolo a 360 gradi.

Beatles

Insomma un “prodotto” completo, che sconfina dal territorio puramente musicale per intrattenere sotto molteplici punti di vista. Nulla del genere si era mai visto prima, un tipo di operazione che diventerà invece abbastanza comune in seguito nell’industria musicale, consacrando il “pop” come arte di alto livello. Ed è questo il vero valore aggiunto di Sgt Pepper, che musicalmente aggiunge poco al già ottimo Revolver, se non appunto una maggiore omogeneità, che porta l’ascoltatore quasi alla necessità di ascoltare l’album per intero, in quanto è evidente lo sforzo, e il successo, nel rendere l’insieme il vero prodotto finale, più che i singoli pezzi.

In seguito a questo disco i Beatles inizieranno il loro processo divergente, con i membri sempre più impegnati nello sviluppo delle rispettive vite personali e sempre più in conflitto tra loro. Ne usciranno altri ottimi lavori che però sconteranno questa caratteristica divisiva, suonando più come una collezione di canzoni sviluppate singolarmente che non come album corali. Il tutto fino alla scioglimento definitivo della band nel 1970 con l’avvio delle rispettive carriere soliste, più o meno fortunate, e un’eredità musicale immensa in lascito agli artisti a venire. Eredità nella quale questo Sgt Pepper rappresenta probabilmente il contributo più significativo.

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