Quando lei ha “le sue cose”

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– Amore?
– Eh!
– Dov’è la mia giacca?
– Non lo so.
– Dai, la mia giacca, quella carina.
– Guarda nell’armadio.
– Ho guardato. Non c’è.
– E allora non lo so.
– Hai capito di che giacca parlo? Quella che si è sporcata in modo così uniforme.
– T’ho detto che non lo so! Ma se la trovi, ti prego di usarla per impiccarti a una delle travi del soffitto.
– Amore?
– Cazzo vuoi.
– Bada bene, forse è un eccesso di empatia, ma mi par come di notare un certo temperamento.
– Sei un essere umano inutile e io ti odio.
– Eccola di nuovo. Come un’ostilità appena accennata.
– Vaffanculo faccia di merda.
– C’è qualcosa che non va?
– No!
– Sicura?
– Sì, cazzo, sì. Perché non mi lasci in pace.
– Volevo solo sapere se posso aiutarti in qualche modo.
– Sì, ti prego, prendi il coltello del pane e segati la lingua.
– È qualcosa che ho detto?
– No!
– Forse è qualcosa che ho fatto?
– Hai mai avuto voglia di strappare la faccia di una persona a morsi?
– Magari dipende dal cambio di stagione…
– Non dipende dal cambio di stagione, brutto coglione! Non sono una fottuta marmotta! Ho le mie cose! Le mie cose! Va bene? Sei contento adesso? Ho le mie cose!

– Ha le sue cose?
– Così ha detto.
– Be’, pure tu. Se ha le sue cose…
– Per forza sta così.
– Le sue cose…
– Già.
– Ma poi, cosa saranno ‘ste cose?
– Cioè, tu non sai cosa sono “le sue cose”?
– No. Perché? Tu sì?
– Be’, certo, che domande.
– Cosa sono?
– Sono… vediamo, sono… ecco, le sue cose sono tipo… uhm.

– Le sue cose!
– Inaudito!
– Era da migliaia di anni…
– Forse ha sentito male!
– No, ha detto chiaramente “le mie cose”!
– Come possiamo esserne sicuri?
– Zitti tutti! Parla Elrond!
– Signori, amici da ogni dove, siete stati chiamati in concilio per rispondere a una minaccia che credevamo scomparsa da almeno un mese. Le sue cose!
– Dunque è vero!
– Le sue cose!
– Le sue cose sono qui!
– Di cosa si tratta?
– A quante leghe di distanza si trovano?
– Signori, signori! Vi prego! Non abbiamo idea di cosa siano. Quello che sappiamo, è che ci hanno portato sull’orlo della distruzione. Lei sembra provare un qualche genere di dolore fisico e turbamento umorale che non capiamo.
– E che non vogliamo capire!
– Sì!
– Esatto!
– Ciò nondimeno, risulta intrattabile. È aggressiva, scontenta, facile all’ira. E questo sta rendendo terribilmente complicato mantenere una convivenza serena. Sono ventotto ore che non tocchiamo Fifa.
– L’ultimate team!
– Proprio adesso che avevamo sbustato Suarez!
– Signori! Non è il momento di cedere alla disperazione. Tutti noi qui condividiamo lo stesso fato. Non sappiamo cosa sono queste cose che Lei possiede, ciò che sappiamo è che se continuerà ad averle, periremo.
– Chiedo la parola!
– Che parli Primo, figlio di Primo.
– Io credo che davanti a noi vi siano due sentieri. Da una parte possiamo ragionevolmente supporre che Lei stia soffrendo, che si senta fragile, vulnerabile, a disagio col proprio corpo. E dunque spetta a noi metterci nei suoi panni e fare il possibile per confortarla.
– Oppure?
– Oppure prendiamo quelle sue cose che la rendono pazza e le gettiamo nel cuore di un vulcano!
– Vulcano!
– Vulcano!
– Vulcano!
– Molto bene, e vulcano sia!

– Aspettate, perché non prendere invece queste… cose… questo… potere e farlo nostro?
– Chi è che parla?
– Sono Sergej, e rappresento il clan di quelli che applaudono alla fine dei Fast and Furious.
– Parla dunque, Sergej.
– Se queste sue cose sono capaci di scatenare tanta furia, perché distruggerle? Esse sono un dono! Facciamole nostre e sfruttiamo quel potere per diventare invincibili.
– Ho visto quel potere in azione, amico mio. L’ho vista incazzarsi come una biscia perché il gatto s’è fatto accarezzare prima da me che da Lei. Quel potere è malvagio. È dolore e ombra, e va distrutto.
– E chi andrà per compiere una simile impresa?
– Già, chi andrà a strapparle dalle mani le sue cose?
– Andrò io. È la mia ragazza, la conosco. E poi devo portare in salvo quel povero gatto.
– Non puoi andare da solo.
– Sergej!
– Hai la mia conoscenza superficiale dell’universo femminile.
– E ti accompagnerò anch’io.
– Primo!
– Hai la mia cronica incapacità di mettermi nei panni degli altri.
– Ah, tre uomini presi completamente da loro stessi. Non riesco a immaginare eroi migliori per gestire questa delicata situazione. Sappiate che molte vite dipendono dalla vostra impresa. Ora, è necessario dare un nome alla compagnia che si è appena formata. Qualcosa che faccia rima con anello e che evochi immediatamente la vostra peculiare virilità e il fatto che siate tutti dotati di organi genitali maschili.
– La compagnia del lavello.
– No.
– La compagnia del Tufello.
– Va be’, vi verrà in mente lungo la strada.

– La compagnia del cancello.
– Naa.
– Del coltello.
– No.
– Del ruscello.
– No.
– Del pisello.
– Come hai detto?
– La compagnia del pisello.
– Inteso come il pene o inteso come il vegetale?
– Come il vegetale.
– E allora no.
– Scusate, qualcuno sa dove ci troviamo?
– Già, che cos’è questo antro buio e freddo ove da millenni non s’ode un canto o una risata e prospera solo desolazione?
– Il Despar sotto casa. Ho pensato, prima di andare da Lei, le si poteva prendere qualcosa per ammorbidirla e gestire meglio la situazione.
– Ottima idea. Cominciamo dagli assorbenti. Che marca usa?
– Quella color lillà.
– Sono tutte color lillà.
– È una trappola! Baruk khazâd!
– Calma! Calma! Chiediamo a un commesso. Scusi?
– Dica?
– Io dovrei comprare degli assorbenti. Cioè non sono per me.
– Ben detto!
– Mascolinità!
– Sono per la mia ragazza, solo che non mi ricordo qual è la sua marca.
– Usa assorbenti interni o esterni.
– Non lo so. Gandalf, te che dici?
– I nani hanno scavato troppo a fondo e con troppa avidità!
– Interni.

– Fermi tutti, guardate cos’ho trovato.
– Per i Re di Gondor, questo non può essere!
– Il dvd di Serendipity con John Cusack!
– Credevo fosse stato distrutto durante la Prima Era.
– Così narravano le cronache, ma ora è qui a 4.99 e con quest’arma forse abbiamo una possibilità. Che altro avete scovato per calmare la bestia?
– Vediamo, uno schiaccia punti neri, un’asse da stiro, una padella antiaderente, Call of Duty e questo libro “Smaltire il culone”.
– Perfetto, cadrà fra le nostre braccia.
– Dove si trova adesso?
– Nella sua fortezza inespugnabile.
– Il vostro trilocale?
– Sì.
– Da quand’è che è diventato inespugnabile?
– C’è tipo una cavalletta sopra lo stipite del portoncino. Ma grossa però. La mia ragazza è rinchiusa lì dentro a guardarsi repliche di Vampire Diaries scoppiando a piangere ogni volta che muore qualcuno di quei bei manzi.
– E quei bei manzi muoiono continuamente!
– Aspettate, mi ha mandato un messaggio. Oh, no.
– Cosa? Cosa dice?
– È un messaggio di quattromila caratteri.
– E così ha inizio.

– Te e quei mentecatti dei tuoi amici!
– Presto, dobbiamo ritirarci nel bagno!
– Ma io te lo ficco in culo Call of Duty!
– No che è la collection!
– Che tutti ripieghino!
– Ripiegare! Ripiegare!
– C’è mancato poco. Chi l’avrebbe mai detto che appellarsi alla sua ironia in questo momento sarebbe stato controproducente.
– Sei riuscito a vedere le sue cose?
– No. E Dio solo sa se ci ho provato. Le tiene nascoste da qualche parte chissà dove…
– Che facciamo?
– Non lo so. È troppo potente. Abbiamo provato una cosa stupida e non ha funzionato, quindi niente funzionerà!
– Aspettate, mi è venuta un’idea. Sergej, credi di poterla distrarre?
– Quanto tempo ti serve?
– Tutto il tempo che puoi darmi. Al mio segnale, aprite la porta.
– È stato un onore far parte della compagnia di qualcosa di divertente e forse sconcio che fa rima con anello.

È nata ‘mmiez’ô mare,
Michelemmá, Michelemmá…
E’ nata ‘mmiez’ô mare,
Michelemmá, Michelemmá…

– Che fai?
– Canto una struggente canzone d’atmosfera che ci accompagni mentre ci lanciamo al rallenty nella battaglia.
– Perché in napoletano?
– È la cosa più vicina all’elfico che conosco.

Oje na scarola…

– Adesso!
– Che cazzo vi chiudete in bagno! Ti ha dato completamente di volta il cervello! Mi vuoi lasciare vero? Mi odi! Anche il gatto mi odia! Anche lui mi vuole lasciare!
– Amore, ascoltami. Credo di aver capito. Forse “le tue cose” non c’entrano niente. Forse… forse, dipende da me, dal comportamento di questi giorni, del fatto che sono sempre davanti al computer, che risulto apatico, distante, che lascio tutto il peso della casa sulle tue spalle. È misogino da parte mia tirare in ballo “le tue cose” per giustificare ogni espressione di legittima contrarietà, invece di impegnarmi concretamente per migliorare il nostro rapporto. Hai diritto a essere arrabbiata, offesa o delusa senza che io riduca tutto a uno sbalzo umorale qualsiasi per lavarmi la coscienza. È giusto che io rispetti il fatto che sei più di una persona in balia delle proprie…
– Ho le sue cose! Gliele ho prese mentre la distraevi!
– Presto, nel vulcano!
– Noooo!
– Il dvd di Serendipity! Ora!

Napule è ‘na cammenata
dint’ ‘e viche mmiezo all’ate,
Napule è tutto nu suonno,
e ‘a sape tutto ‘o munno…

– Amore, come stai?
– Sai, va molto meglio.
– Bene. Vuoi un’altra copertina?
– No sto bene così.
– Un altro duplo impastellato e fritto?
– Casomai dopo, siediti qui. Guardiamo sta schifezza di film, dai. C’è qualcosa nell’assoluta, fumante banalità di questo cesso di sceneggiatura, che mi scalda il cuore.
– E poi c’è John Cusack, l’uomo con la faccia che hanno usato come modello per tutte le altre facce.
– Amore?
– Sì.
– Grazie per aver distrutto le mie cose.
– Prego.
– Almeno per nove mesi.
– Come dici?
– Ho detto che sei un tesoro.
– Ah.
– Il mio tesssoro.

Questo articolo è un’opera di fantasia pubblicata originariamente dalla pagina Facebook “Non è Successo Niente” e gentilmente concessa ad Auralcrave per la ripubblicazione

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