Afterhours: i testi e la poetica dell’inquietudine

Posted by

“Esiste una stanchezza dell’intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze. Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell’emozione. È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l’anima.“

Così cita Fernando Pessoa nel suo Libro dell’inquietudine. Un estratto che sprona a riflettere sulla vita e sull’inquietudine dell’animo umano, componente onnipresente anche nei testi della band Afterhours, ciò che si può definire una loro peculiarità.

Al di là della musica, della tecnica, della profonda crescita musicale e delle tematiche affrontate nei testi nel corso dei vari album, è qualcosa di indescrivibile e di viscerale, è pura emozione, pura nella sua impurità. Insomma, è un’eterna contraddizione.

Gli Afterhours hanno contribuito a dato una notevole importanza al vero alternative/indie rock italiano. Hanno sperimentato sin dagli esordi cantando in inglese, si sono messi alla prova, magari dato dalla curiosità di rielaborare a modo proprio le cover, fino ad arrivare a creare dei veri e propri album. Troviamo, infatti, nel 1988, la pubblicazione di All the good children go to hell, nel 1990 During Christine’s sleep, e, nel 1993 Pop kills your soul. Dal 2005 in poi si cimenteranno nella loro lingua originale, e sperimenteranno su altro.

Da Germi (1995) a Folfiri o Folfox (2016), la loro visibilità è aumentata gradualmente ma notevolmente. Tutto ciò è dovuto sia ad una crescita personale, di gruppo e, soprattutto, da una maturità artistica non indifferente. La qualità che emerge e accomuna ognuno di loro, nel corso delle varie formazioni, e quindi dei vari membri, è la loro carriera artistica mai statica, in quanto oltre al progetto Afterhours, ognuno di loro riesce ad abbracciare qualche altro progetto musicale, solista e non, e ciò non può che influire in modo del tutto positivo alla crescita personale e alla maturità artistica propria e di conseguenza del gruppo. I cambi di formazione son stati parecchi, ma è anche vero che ci son stati dei ritorni.

Tornando al 2005 e all’abbandono della lingua inglese, la pubblicazione di Germi, non passa di certo inosservata. Potrà essere catalogato come l’album più immaturo, ma è un album particolare, inquieto e tavolta disturbante. È l’album in cui vi si concentra la filosofia degli Afterhours, quella filosofia di vita un pò marcia e cruda quindi, realista e cinica allo stesso tempo. Ci sono brani che, oltre ai testi e le sonorità acquisite, son riusciti a scuotere molti animi.

Così dolce e fortemente
Chiavo la mia mente
È una cosa così sporca
Che la farei per niente

La loro versatilità viene dimostrata con Hai paura del buio?

Due anni dopo Germi, arriva un altro album che ti spiazza, e ti spezza. Album variegato e ben distinto “track by track”. Dal suono alle tematiche testuali. Qui troviamo molti brani cult per cui gli After oggi vengono riconosciuti. Nel 2014, viene rielaborato e proposto sotto un’altra luce. Si riesce a collaborare per ogni brano dell’album con artisti diversi. Facilmente orecchiabile è Male di miele con Piero Pelù:

O, Lasciami leccare l’adrenalina, con Eugenio Finardi:

Muovo le molecole immobili
Sei più bella vestita di lividi
Lasciami leccare più forte un po’
Le tue lacrime in fondo ai miei brividi.

La caratteristica peciliare è l’unione che si crea tra la propria “linea sottile” di stile e quella di tanti altri artisti, quindi un mix di stili e composizioni che danno vita a uno stile nuovo e inedito. Questa linea sottile, la troviamo in Ballate per piccole iene, album pubblicato nel 2005.

Usa l’amore
Che su di te muore
Usa il sapore
Che su di te muore
Usami amore
Usami o muori.

Anche se, il brano in cui si raggiunge l’apice della loro filosofia è Ci sono molti modi:

È quello che sai che ti uccide o è quello che non sai?

Nel 2012 esce Padania, album in grado di spezzare il cuore di ogni singola persona. È un concentrato di solitudine, tristezza, inquietudine, caratteristiche che troviamo in Metamorfosi e Nostro anche se ci fa male, La tempesta è in arrivo fino ad arrivare alla cruda ma consapevole Costruire per distruggere:

Siamo fermi qui a guardare verso il niente
siamo pubblico che spia un’incidente
perché il mondo a cui appartengo è già invecchiato
e mi accarezza anche il ricordo di un nemico
che bacerà la mano che lo abbatterà
liberandolo dal quel che è diventato
un pupazzo nelle mani di un’amore mai provato per
la gente che ti adora per la causa che non hai mai
sostenuto.

Sarà bellissimo fare parte della gente senza
appartenere a niente mai.”

Rating: 4.5/5. From 4 votes.
Please wait...

One comment

Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.