Paz! Un mondo stralunato ispirato ai fumetti di Andrea Pazienza

Questo articolo racconta il film Paz! di Renato De Maria in un formato che intende essere più di una semplice recensione: lo scopo è andare oltre il significato del film e fornire una analisi e una spiegazione delle idee e delle dinamiche che le hanno dato vita.

La forte espressività che emana Paz! di Renato De Maria è difficilmente quantificabile in termini canonici. Il cast di variegate personalità che lo compongono infatti, sembra uscito direttamente dalla matita dell’ispiratore della pellicola: Andrea Pazienza. Perché, se al film manca linearità, non è necessariamente da considerarsi come un difetto: tra le varie storie che succedono e si incrociano senza mai toccarsi, lo spirito rimane fedele alle “strisce” dell’autore marchigiano.

Considerato uno dei migliori autori della sua generazione e certamente un pioniere nel ramo fumettistico italiano, nonostante la sua breve vita, Pazienza è riuscito in un Paese tanto smemorato, a lasciare tramite le sue opere ancora oggi un’aura di immortalità alla pari di molte rockstar, anch’esse morte giovani. I suoi innumerevoli personaggi (alcuni compariranno nel film) possiedono un spirito che va oltre la semplice carta, quasi a rappresentare degli spettatori del genio dell’autore/fumettista.

La storia, ambientata in una Bologna politicizzata e vagamente rivoluzionaria alla fine degli anni Settanta, ricalca i passi di Pentothal, Zanardi e Fiabeschi, e questi ultimi non possono che rappresentare dei rami della individualità del fumettista. In queste diramazioni umorali dell’artista, spazia l’eccessiva sensibilità mista alla disillusione, nonché al mondo sognante in cui albeggia il personaggio interpretato da Claudio Santamaria/Pentothal, allora non proprio conosciutissimo. O la prepotenza imperante di Zanardi, quasi insensibile all’esistenza, per concludere con l’animo più candido dei tre, quell’Enrico Fiabeschi, oramai fuori corso da un’eternità e con un animo fortemente parassitario, mantenuto perennemente da una fidanzata inspiegabilmente innamorata di lui.

Questa illustrazione dei lati caratteriali non è mero spettacolo, ma un’indagine approfondita su una personalità contrastata ed articolata come quella di Paz. Il regista lombardo ha la grande capacità di far convivere tutti questi aspetti, a volte forse più che sopra le righe, ma che completano il puzzle dell’esistenza dell’artista. Una particolarità che salta subito all’occhio è come viene vissuta Bologna, stranamente fosca, ma con una grandissima personalità, una miscellanea di persone ed etnie regionali, che donano colore ad una storia fuori dal comune.

L’espressività teatrale di alcuni personaggi, tra cui spicca il tal Enrico Fiabeschi, è qualcosa di memorabile, come il suo esame al Dams, che ha come argomento un classico del cinema mondiale, ma che “stranamente” lui non ha studiato. Un ruolo cucito addosso al cosentino Max Mazzotta, talmente irreale da essere convincente. Azzeccata anche l’interpretazione di Flavio Pistilli, che ricorda una sorta di Kurt Cobain italiano, pieno della sua boria e cattivo per sport, ma che come molti, nasconde un passato di delusioni.

Se c’è qualcosa che può unire il regista e l’indimenticato fumettista è ovviamente la carta stampata, entrambi infatti hanno collaborato con la rivista satirica Frigidaire, addirittura Pazienza vi fece esordire il personaggio di Zanardi, mentre De Maria riuscì a farsi pubblicare un fotoromanzo sperimentale. Ma non solo: l’ennesimo anello di congiunzione, che influenzerà la pellicola è Freak Antony, frontman degli Skiantos, che aveva già conosciuto il regista negli anni Ottanta per via di alcuni lavori autoprodotti, premiati tra l’altro al Festival Cinema Giovani di Torino. Il cantante, con la sua “Eptadone”, condurrà Fiabeschi in una avventura onirica con l’amico Giampaolo Morelli alias “Massimone”, per le strade della città.

La colonna sonora abbraccia in tutto e per tutto l’alternativo italiano, che in tutta franchezza, prima che la modernità ed i talent lo uccidessero, oppure se lo comprassero (vedi Manuel Agnelli), ha sempre detto la sua, ed in questo film se ne fa grande incetta. Da una versione “contorci budella” di Lucio Dalla con i Tiromancino di Com’è profondo il mare, alla Io sto bene di Giovanni Lindo Ferretti ed i suoi CCCP – Fedeli alla linea (che compare anche in un piccolo cameo), virando poi sulla delicatezza di Riccardo Sinigallia e sugli Area e la loro musica totale nel brano Vodka cola.

L’omaggio, per quanto sottovalutato al botteghino, può definirsi riuscito, nonostante alcune incongruenze storiche notevoli. Un esempio è la pellicola di cui dovrebbe parlare all’esame Fiabeschi: l’Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, uscito e consacratosi nel 79’, peccato che l’ambientazione italiana risalga al 77’. Ma d’altronde per un film così stralunato, cosa volete che sia una svista del genere? Il compito non è certamente quello di attenersi per forza alle leggi del tempo, ma l’intento è proprio quello di soverchiarlo. Lo stesso Pazienza in vita aveva presagito un film più che su di lui, sulle sue opere, stava infatti sceneggiando un film su Zanardi. Così, forse involontariamente si è finiti per rendere lode non soltanto al protagonista, ma ad una generazione, quella del secondo Dopoguerra, oramai persa e soppiantata da una volgarissima e apparente modernità.

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