Faber Nostrum: il meglio e il peggio del disco-tributo a De André

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Ci sono artisti che non hanno bisogno di presentazioni, figuriamoci Fabrizio De André. E quegli stessi artisti spesso sono tra i più coverizzati da intere generazioni, in spiaggia, in studio, nella propria stanzetta. Quando però si vuole esagerare iniziano a spuntare fuori i dischi – così definiti –  tributo.

Questo è il caso di Faber Nostrum, progetto coordinato da Massimo Bonelli di iCompany e condiviso da Fondazione Fabrizio De André Onlus, che vede la partecipazione degli artisti più influenti della nuova ondata musica italiana. In ordine di apparizione: Gazelle, Ex-Otago, Willie Peyote, Canova, Cimini & Lo Stato Sociale, Ministri, Colapesce, The Leading Guy, Motta, La Municipal, Fadi, The Zen Circus, Pinguini Tattici Nucleari, Artù e Vasco Brondi. Insomma: il passato importante che si fonde col nuovo che avanza. Anche se – va detto – a salvarsi sono pochissime tra le reinterpretazioni presenti.

Il problema principale del disco – usiamo una premessa doverosa – è che la parte marketing prende il sopravvento sul resto, fino al punto da non farlo più sembrare un tributo sentito e spontaneo. Alcune versioni sono fin troppo simili alle canzoni originali, ma giusto con quel piglio indie-alternativo che può far leva soltanto su un determinato tipo di ascoltatore. In certi casi la cosa va ad intaccare anche quei pezzi originali che – presi singolarmente, e non nel contesto del disco – sarebbero stati apprezzati dai più (e anche dai puristi di Faber).

Senza analizzarli tutti – anche perché per molti brani non avrebbe senso, essendo solo semplici ri-arrangiamenti – ci concentreremo sui due più riusciti e sui due peggio sviluppati.

Sicuramente la canzone migliore del disco è la rielaborazione de Il Bombarolo eseguita da Willie Peyote, che non si limita – come la maggior parte degli artisti coinvolti – a cantare sulle parole di Faber con una base “indie”, piuttosto decide di rielaborare interamente in testo facendolo diventare un pezzo personalissimo intriso di poetica De Andreiana. Così che gli Intellettuali d’oggi, idioti di domani sono – per Peyote – gli opinionisti da talkshow tra casi umani. 

L’altro pezzo degno di nota è – pur non avendo nessuna strofa originale come quello di Willie Peyote – la cover di The Leading Guy di Se ti tagliassero a pezzetti. Il brano acquista un sapore nuovo pur presentando un arrangiamento senza pretese, che non vuole essere una rielaborazione e non vuole “strafare”: è forse l’omaggio più sincero di tutti, dopo tutto il verso “signorina libertà, signorina anarchia” non tutti possono sentirsi in diritto di cantarlo.

Altri pezzi senza pretese che meritano di stare nel disco – e sono abbastanza sentiti – possono essere Hotel Supramonte eseguita dagli Zen Circus o Amore che vieni, amore che vai eseguita dai conterranei di Faber, gli Ex-Otago. Tra gli omaggi meno riusciti, invece, ci sono quelli di Motta (che altera il testo di Verranno a chiederti del nostro amore con svariati errori che non sfuggono a un fan di De André – cos’è “l’accusa del corallo?”) e de Lo Stato Sociale e Cimini (che in Canzone per l’estate aggiungono un imprinting personale che ben poco si adatta allo spirito originale del brano).

Nel complesso, il disco ha dunque alcuni punti validi, ma può facilmente somigliare ad un’occasione sprecata. Poteva diventare un tributo emozionante se tutti o quasi avessero intrapreso la strada che ha visto nascere la rielaborazione di Willie Peyote, invece ne è rimasta solo l’intenzione di cavalcare l’ondata di attenzione recentemente riemersa nei confronti di De André (anche per via dei fenomeni social che ne hanno riciclato lo spirito).

Qui sotto la tracklist del disco:

  1.  Sally – Gazzelle
  2. Amore che vieni, amore che vai – Ex-Otago
  3. Il bombarolo – Willie Peyote
  4. Il suonatore Jones – Canova
  5. Canzone per l’estate – Lo Stato Sociale feat. Cimini
  6. Inverno – Ministri
  7. Canzone dell’amore perduto – Colapesce
  8. Se ti tagliassero a pezzetti – The Leading Guy
  9. Verranno a chiederti del nostro amore – Motta
  10. La canzone di Marinella – La Municipal
  11. Rimini – Fadi
  12. Hotel Supramonte – The Zen Circus
  13. Fiume Sand Creek – Pinguini Tattici Nucleari
  14. Cantico dei drogati – Artù
  15. Smisurata preghiera – Vasco Brondi

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One comment

  1. Sono d’accordo solo in parte. In realtà l’unico pezzo con un vero valore aggiunto rispetto l’originale, quanto meno per il riuscito risultato di ripulirlo dall’eccessiva “ridondanza” tipica dell’orchestrazione anni ’60, facendo risaltare al meglio il testo firmato Mannerini-De André è “Cantico dei drogati”. Il resto è sommerso dal confezionamento del brand del prodotto. E “moderno” non significa che necessariamente si debba cedere ai suoni “di moda”. I pochi pezzi, che non aggiungono nulla, sia chiaro, che si salvano sono quelli che danno l’impressione di essere suonati e non “elettrificati”.

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