Le migliori canzoni per capire Johnny Cash

Contemporaneo di Elvis Presley, stella del country rock negli anni Cinquanta, cantore popolare e ribelle insieme a Dylan negli anni Sessanta, Johnny Cash, The Man in Black, è stato uno dei personaggi più popolari e influenti nella musica americana. Titolare di innumerevoli successi, a partire dalla metà degli anni Novanta ha vissuto una seconda giovinezza interpretando brani di band come Depeche Mode e Nine Inch Nails, divenendo un punto di riferimento per i musicisti di ultima generazione.

È ora che mi prepari per andare a lavorare, o meglio, per andare a suonare. È quello che faccio da una vita, ormai. Indosserò la mia camicia nera, infilerò la cintura nei passanti dei miei pantaloni, anch’essi neri, mi allaccerò le mie scarpe nere, afferrerò la mia chitarre nera e salirò sul palco, pronto a suonare la mia musica per la gente di questa città


Cry Cry Cry

Insieme a Luther Perkins e il bassista Marshall Grant, nel 1954 Johnny Cash mise su la band “Johnny Cash and the Tennessee Two”, divenuta poi la “Tennessee Three” dopo l’arrivo del batterista W.S. Holland. Suonavano prevalentemente gospel e dopo qualche uscita in pubblico si presentarono a Sam Phillips della Sun Records che li convinse a suonare country. Nacque così il primo 45 giri della band, Hey Porter!, e Cry, Cry, Cry. Quest’ultima, dal sound inconfondibile era ispirata ad un romanticismo senza pretese – il ragazzo sedotto e tormentato da una donna troppo ambiziosa per accontentarsi di lui e del suo amore semplice – e si piazzerà addirittura al primo posto negli ascolti a Memphis, sopravanzando lo stesso Elvis Presley.

Soon your sugar-daddies will all be gone.
You’ll wake up some cold day and find you’re alone.
You’ll call to me but I’m gonna tell you: “Bye, bye, bye,”
When I turn around and walk away, you’ll cry, cry, cry,

When your fickle little love gets old, no one will care for you.
You’ll come back to me for a little love that’s true.
I’ll tell you no and you gonna ask me why, why, why?
When I remind you of all of this, you’ll cry, cry, cry.


I Walk The Line

Registrata nel 1956, questa canzone nacque in parte in Germania, quando J.R. era commilitone a Landsberg am Lech in Baveria. In quella caserma Cash compose diversi versi e canzoni insieme alla sua nuova chitarra che imparò a suonare da autodidatta. Tra i fogli sparsi sul letto c’era però anche una lettera d’amore, piena di speranze e promesse. La lettera era per Vivian Liberto.

I keep a close watch on this heart of mine
I keep my eyes wide open all the time
I keep the ends out for the tie that binds
Because you’re mine, I walk the line

I due si conobbero durante l’addestramento texano di John. Per quanto i due non si vedranno per 3 anni, intrattengono una fitta corrispondenza per tutto il tempo. A detta dei camerati, John non faceva altro che parlare di lei. Lei lo aspetterà fino al 1954, anno in cui decisero di sposarsi.

I find it very, very easy to be true
I find myself alone when each day is through
Yes, I’ll admit that I’m a fool for you
Because you’re mine, I walk the line

Ma Vivian non è l’unico sogno che coltiva al momento, c’è anche la musica e l’ammirazione di alcuni artisti come Hank Williams. Quando John verrà a conoscenza della scomparsa del suo idolo ne rimarrà molto turbato ed è proprio in quel momento che inizierà a scrivere i versi più famosi di sempre, come quelli di I Walk The Line.


Folsom Prison Blues

È il 2 ottobre 1965 quando Johnny Cash venne arrestato a El Paso con un migliaio di pasticche di anfetamina nascoste dentro la chitarra: l’accusa era di detenzione di stupefacenti e Cash se la cavò con una multa di mille dollari. Cash troncò con le droghe, ma non per molto e June non sopportava più questa situazione. Infatti, nonostante il divorzio da Vivian, lei si rifiutò di sposarlo finché non avrebbe smesso con quella dipendenza. Nel frattempo le quotazioni di Johnny erano in ribasso e nonostante il pubblico fedele, Cash non riuscì a riguadagnare le posizioni di un tempo. Per rilanciarsi, una grande idea: un concerto con registrazione dal vivo in un carcere. La scelta fu semplice, il carcere di Folsom, visto che la canzone scritta anni prima era stata un gran successo.

I hear the train a comin’
it’s rolling round the bend
and I ain’t seen the sunshine since I don’t know when,
I’m stuck in Folsom prison, and time keeps draggin’ on
but that train keeps a rollin’ on down to San Anton..
When I was just a baby my mama told me. Son,
always be a good boy, don’t ever play with guns.
But I shot a man in Reno just to watch him die
now every time I hear that whistle I hang my head and cry..

È il 13 gennaio del 1968 e la registrazione risultò essere uno dei dischi più belli realizzati dal vivo nella storia della musica americana. Johnny era un artista rinato, determinato e manifestò anche la sua pietà cristiana. Fu compreso anche da June alla quale John chiederà di sposarlo pubblicamente qualche settimana dopo sul palco di un concerto in Ontario, e lei accetterà.


Ring of Fire

June Carter era figlia d’arte e aggregata ad una delle country band più famose del tempo, la Carter Family, non era mai stata lontana dal palcoscenico. Nel 1963, con due matrimoni alle spalle, June aveva un’unica certezza, un uomo sempre vicino con cui condivideva il mondo della musica e di cui si stava pian piano innamorando: Johnny Cash. Ma la sua preoccupazione risiedeva nella dipendenza che lui aveva dalle droghe e nella paura che lui potesse trascinare tutti quelli che lo amavano in rovina. Prima, però, di distoglierlo da quel veleno, June aiutò John dal punto di vista artistico. In un momento difficile, lei gli fornì una canzone che era già stata incisa nel 1962: lui la riarrangiò accentuandone la passionalità. Il successo fu immediato e il brano parlava dell’amore come un fuoco infernale.

Love is a burning thing
and it makes a firery ring
bound by wild desire
I fell in to a ring of fire…

I fell in to a burning ring of fire
I went down, down, down
and the flames went higher.
And it burns, burns, burns
the ring of fire
the ring of fire


Hurt

Nel 2002 Johnny Cash decide di realizzare una celebre reinterpretazione di Hurt dei Nine Inch Nails, che includerà nell’album American IV: The Man Comes Around. È così che John scolpisce il suo epitaffio, lui che ha combattuto per tutta la vita con il demone della droga. Nel videoclip di Mark Romanek, John vecchio e malmesso canta lo sconforto e la solitudine dell’eroinomane, in una stanza piena di ricordi e fantasmi del passato, all’interno della quale si alternano immagini di una giovinezza a tratti cupa, a volte piena di successi. Al suo fianco una donna, June, e il Cristo sulla Croce.

I hurt myself today
To see if I still feel
I focus on the pain
The only thing that’s real
The needle tears a hole
The old familiar sting
Try to kill it all away
But I remember everything


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