Ian Curtis: la danza epilettica, specchio dell’atrocità della vita

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For entertainment they watch his body twist
Behind his eyes he says I still exist

Per intrattenimento guardano il mio corpo che si contorce
Ai loro occhi significa che ancora esisto

Joy Division – Atrocity Exhibition

Un corpo teso, nervi attorcigliati.
Le braccia tremanti, il suo sguardo inesistente, perso nel vuoto.
Una richiesta di aiuto, urlata con le sole forze rimaste, con la sua voce proveniente dagli strati più profondi delle sue viscere, dal suo stomaco.
È  una scossa elettrica che ti attraversa il corpo, ti immobilizza e rende vulnerabili. Incoscienti, incapaci. Ti fa perdere il controllo.

Quando si parla di Ian Curtis si pensa al suo personaggio schivo, introverso di primo impatto, e al paroliere e leader carismatico dei Joy Division nella Manchester di fine anni ’70. Il poeta oscuro attirato dalla sofferenza in tutte le sue forme, autore di testi e melodie fredde, glaciali, tombali. Come la morte.

Lo stesso ragazzo inglese che all’alba dei suoi vent’anni di vita, con un lavoro precario, ha un sogno intramontabile che inseguirà fino all’ultimo giorno della sua vita.

Non vuole essere chiunque. Vuole essere come David Bowie.

È la sua possibilità di rivincita contro il male esistenziale che lo affligge e lo rende inerme. La sua ultima possibilità di poter combattere. Di voler vivere.

Lui ha un segreto sporco da tenere nascosto agli occhi di tutti.

Uno stigma di cui ci si può liberare, un mostro che cova dentro di sé e che lentamente e inaspettatamente lo uccide, scossa dopo scossa, convulsione dopo convulsione.

L’epilessia.

Ian Curtis, l’angelo oscuro e indecifrabile, scopre di soffrire di questa malattia e  con il suo referto medico in mano, sotto gli occhi del suo amico Bernard e accanto alla moglie Deborah. Non sa cosa fare. È sconcertato, preoccupato e sente che il male di vivere sta acquisendo potere su di lui.

Il controllo.

Nell’incertezza prede un pezzo di carta, una penna dall’inchiostro nero, le sue sigarette e con dosi massicce di caffè si rifugia nella sua stanza blu.

Ian scrive, mette il nero sul bianco, le sue emozioni, il suo male, tutto ciò che più di profondo e intimo ha. Lo vuole far emergere e lo farà vedere, prima alla sua amata e odiata Manchescher e poi al mondo.

Lo scrive, lo incide, lo interpreta, lo danza.

Ian sale sul palco. Disilluso dalla folla che non comprende a pieno il significato delle sue parole, della sua musica, della sua vita, ma sale sul palco, l’unico posto dove si sente abbastanza forte da far vedere chi è davvero.

E danza. Sulle note di Transmission, Shadowplay e She’s Lost Control, Ian trasforma i concerti dei Joy Dividion in spettacoli dell’orrore. Interpreta i brani di Unknown Pleasures e degli LP registrati alla Factory, li urla e li personalizza. Non è più un concerto dei Joy Division, diventa una cosa personale, una lotta contro il tempo e contro se stesso.

Ian non può avere il controllo, non può sapere quando arrriverà la prossima crisi e non può gestirla ne evitarla. Durante le convulsioni non può sentire il suo corpo, non è padrone di se stesso. La malattia lo comanda e lui non può fare niente.

Ma non sul palco. Sul palco Ian diventa il detentore della sua forza, è lui ora ad avere il controllo.

Comanda le sue crisi facendole diventare le sue schiave, e lo fa trasformandole in danze.

Eccolo qui, lo spettacolo dell’orrore.

Ian Curtis il maledetto sul palco mostra al pubblico le sue crisi epilettiche, quelle su cui riesce ad avere il controllo: la mascella rigida, gli occhi di ghiaccio spalancati, la bocca aperta paralizzata, le mani e il corpo si muovono con movenze stecchite e inarticolate.

L’angelo caduto, il ragazzo maledetto.

Confusion in her eyes that says it all
She’s lost control

And she turned around and took me by the hand and said
I’ve lost control again

And how I’ll never know just why or understand
She said I’ve lost control again

La confusione nei suoi occhi dice tutto
Lei ha perso il controllo

Lei si gira, mi prende la mano e mi dice
Ho perso il controllo

E come non lo saprò né capiro mai
Lei dice che ha perso il controllo

Joy Division – She’s Lost Control

Tutto è atroce. L’amore, il desiderio di famiglia, avere una casa, un posto in cui ci si possa sentire a casa. Tutto questo è un’eterna illusione, qualcosa di irragiungibile, qualcosa che nel tempo diventa addirittura inimmaginabile.

È la cosa che fa più male. Sapere che tutto questo è impossibile, che non si potrà mai avere. Vivere come un uomo normale.

Could these sensations make me feel the pleasures of a normal man?
These sensations barely interest me for another day
I’ve got the spirit, lose the feeling, take the shock away

Possono queste sensazioni farmi provare i piaceri di un uomo normale?
Queste sensazioni non mi interessano un giorno di più
Ho lo spirito, perdo la sensazione, mando via lo shock

Joy Division, Disorder

Anche se questa è proprio l’unica cosa che Ian voleva. Vivere come un uomo normale.

Ma lui non era un uomo normale. Il suo fato era quello di diventare il leader decadente di una band divenuta leggendaria.

Lui è diventato il detentore del post-punk nell’Inghilterra di fine anni ’70, liberandosi della sua sofferenza, dell’atrocità dell’esistenza che lo uccideva. Riappropriandosi del suo controllo. E tutto questo alla fine lo ha ottenuto. Ma lo ha dovuto pagare con un costo altissimo. La vita.

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